É risaputo che se il lavoratore non riceve lo stipendio può rivolgersi al giudice per ottenere un’ingiunzione di pagamento.
A questo punto il dipendente dopo essersi recato da un avvocato per iniziare la pratica gli chiederà quale è la somma esatta che dovrà ricevere dal datore di lavoro e se quest’ultimo dovrà pagargli lo stipendio netto o lordo.
Il legale gli risponderà: quando il lavoratore vince una causa, oppure ottiene una ingiunzione di pagamento, ha diritto a ricevere le somme liquidate dal giudice al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali.
Cerchiamo di capire meglio.
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Stipendio netto o lordo: cosa dice la cassazione?
La Corte di cassazione, in una recente pronuncia [1], ha confermato il principio secondo cui l’accertamento e la condanna del datore al pagamento di somme in favore del lavoratore vanno fatti al lordo sia delle ritenute fiscali, sia delle ritenute previdenziali a carico di quest’ultimo.
Infatti, secondo la cassazione, i contributi previdenziali dovuti dal dipendente possono essere trattenuti dal datore di lavoro solo quando la retribuzione viene pagata tempestivamente.
Per quanto riguarda, invece, le trattenute fiscali, esse non possono essere detratte dalle somme che il giudice ha stabilito essere dovute al dipendente.
Anche in questo caso, infatti, se il lavoratore non ha ricevuto la retribuzione con puntualità, l’obbligo del versamento delle trattenute fiscali non graverà più sul datore di lavoro.
Tale obbligo ricadrà, invece, sul lavoratore il quale, una volta ottenuto il pagamento, dovrà provvedere al versamento delle tasse.
In altre parole, il datore di lavoro conserva il ruolo di sostituto d’imposta soltanto finché paga le retribuzioni alla loro normale scadenza e non anche quando vi provvede in ritardo e dietro ordine del giudice.
Stipendio netto o lordo: un caso concreto.
La Corte di cassazione si è occupata della questione in occasione dell’impugnazione da parte di un imprenditore di una sentenza con la quale veniva condannato a pagare l’intero importo (comprensivo delle ritenute fiscali e previdenziali) indicato in una ingiunzione di pagamento, e non la somma al netto di tali ritenute [2].
Secondo il ricorrente, il giudice di primo grado aveva errato, non tenendo conto degli obblighi di sostituto d’imposta che gravavano su di lui al momento del pagamento del debito.
Sempre a dire del ricorrente, egli avrebbe dovuto versare al lavoratore la somma liquidata dal giudice al netto delle trattenute fiscali e previdenziali, a nulla rilevando che il pagamento non era stato eseguito per tempo.
La Corte, nel respingere il ricorso dell’imprenditore, ha affermato che l’accertamento e la liquidazione del credito spettante al lavoratore devono essere effettuati al lordo sia delle ritenute fiscali, sia di quelle previdenziali gravanti sul lavoratore.
È stato così riconosciuto al datore di lavoro il ruolo di sostituto di imposta solamente quando effettua i pagamenti con regolarità e alle scadenze previste dal contratto.
Stipendio netto o lordo: conclusioni.
Quando un dipendente vanta un credito nei confronti del suo datore di lavoro per il mancato pagamento di retribuzioni arretrate, di straordinari o di differenze retributive in genere, può pretendere che il datore gli corrisponda l’intero importo indicato nella sentenza o nell’ingiunzione di pagamento al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali.
Spetterà poi al lavoratore stesso adoperarsi per regolarizzare la propria posizione con lo Stato, provvedendo al versamento di tali ritenute.
A tal fine, si consiglia di rivolgersi ad un commercialista per eseguire il calcolo delle somme dovute per contribuiti previdenziali e tasse e per eseguire i versamenti, poiché si tratta di attività che richiedono particolari conoscenze tecniche.
- Cass. civ. n.33205 del 10 novembre 2021.
- Cass. civ. n.8017 del 21 marzo 2019.






