Norme e Diritto

Più pignoramenti sullo stipendio: cosa c’è da sapere?

Non passa giorno che non si debba pagare qualcosa, l’assicurazione dell’auto, la bolletta della luce o quella del gas, la rata del finanziamento o del mutuo, l’abbonamento dei mezzi pubblici e così via.

Inoltre, tutto aumenta sempre di più, tranne lo stipendio.

Far quadrare i conti a fine mese è molto difficile e spesso capita di lasciare indietro qualcosa.

Così i creditori insoddisfatti possono decidere di avviare delle azioni esecutive nei nostri confronti per recuperare i  loro soldi.

Cerchiamo, allora, di capire cosa succede quando subiamo più pignoramenti sullo stipendio.

Pignoramento dello stipendio: cos’è e come funziona.

Innanzitutto, ricordiamo che il pignoramento dello stipendio altro non è se non una forma di pignoramento presso terzi (in questo caso il terzo è il proprio datore di lavoro).

Lo scopo è quello di consentire al creditore insoddisfatto di ottenere il pagamento del suo credito direttamente dall’azienda presso la quale lavora il suo debitore, mese per mese mediante una trattenuta sullo stipendio di quest’ultimo.

In questi casi, però, il creditore può pignorare solo una quota del salario per evitare che il lavoratore venga privato dei mezzi necessari per sopravvivere.

Questa quota non può essere superiore ad 1/5 (ossia al 20%) della retribuzione al netto delle trattenute fiscali e previdenziali.

Ad esempio, se un dipendente percepisce uno stipendio netto di 1.500 euro, il datore di lavoro, ricevuto il pignoramento, potrà trattenergli ogni mese non più di 300 euro, versando al lavoratore i restanti 1.200 euro.

Si noti che il creditore potrà ottenere la stessa quota (20%) anche sulla tredicesima, sulla quattordicesima, sul trattamento di fine rapporto, nel caso in cui il debitore si dimetta o venga licenziato, e così via.

Allora più elevata sarà la retribuzione e più alta sarà la somma che il creditore riceverà mese per mese.

Infine, il pignoramento dello stipendio, a differenza di quanto accade per quello della pensione può sempre essere eseguito, anche se il salario è molto basso, non essendo previsto un limite al di sotto del quale lo stipendio non può essere pignorato.

Pignoramento dello stipendio: la dichiarazione del datore di lavoro.

Il datore di lavoro al quale è stato notificato un pignoramento presso terzi ha l’obbligo di dichiarare al creditore quali somme deve corrispondere al dipendente e se lo stipendio di quest’ultimo è già stato pignorato da altri creditori.

Il dipendente, infatti, può subire, anche in momenti diversi, più pignoramenti dello stipendio.

La dichiarazione del datore di lavoro, allora, assume particolare importanza perché, da un lato, tutela il lavoratore che così non rischia di vedersi sottrarre una somma superiore a quella stabilita dalla legge, dall’altro, tutela il creditore pignorante che in questo modo viene a conoscenza dell’eventuale presenza di altri pignoramenti.

Più pignoramenti sullo stipendio: cosa dice la legge?

Come già detto, il lavoratore può subire più pignoramenti sullo stipendio.

La legge prevede, infatti, che un bene, in questo caso il salario, già colpito da un pignoramento, possa essere nuovamente pignorato, anche più volte [1].

Generalmente non contano i motivi per i quali il creditore ha avviato l’esecuzione forzata (crediti di lavoro, crediti alimentari, crediti commerciali e così via).

Nel caso di pignoramento dello stipendio, invece, si.

Cerchiamo di capire meglio.

La regola generale prevede che quando al lavoratore vengono notificati più pignoramenti sullo stipendio da parte di creditori diversi, il giudice assegni la somma di 1/5 a quello che è arrivato per primo.

Quello arrivato dopo deve mettersi in coda e, così, dovrà aspettare che chi lo ha preceduto venga soddisfatto per intero, recuperando tutto il denaro dovutogli, compreso le spese.

Questa regola, però, non vale quando i debiti che gravano sul lavoratore sono di natura diversa (ad esempio, le rate del finanziamento per acquistare una vettura, l’assegno mensile per il mantenimento del coniuge oppure dei figli, le spese legali dovute all’avvocato e così via).

In questi casi, infatti, tutti i creditori potranno ottenere mensilmente una somma del salario per soddisfare il proprio credito.

In altre parole, i pignoramenti potranno essere cumulati e il lavoratore potrà subire più trattenute di 1/5 sullo stipendio.

Ricordiamo, però, che la somma complessiva trattenuta al lavoratore non potrà mai superare la metà dello stipendio netto mensile percepito da quest’ultimo.

E così al dipendente che riceve una retribuzione netta di 1.500 euro, anche se viene colpito da più pignoramenti, non potrà mai essere trattenuta una somma superiore a 750 euro mensili.

Più pignoramenti sullo stipendio: come difendersi?

Il lavoratore che subisce il pignoramento dello stipendio, se ritiene ingiusta l’azione del creditore, può proporre opposizione.

Con l’opposizione, il debitore può contestare, ad esempio, l’inesistenza del credito, un vizio nella notifica e così via.

Nel caso in cui, invece, il debitore abbia disponibilità economiche, può bloccare l’azione del creditore pagando all’ufficiale giudiziario la somma richiesta dal creditore stesso, oltre alle spese legali [2] oppure richiedere al giudice di convertire il pignoramento dello stipendio, versando una somma di denaro comprensiva delle spese per estinguere la procedura [3].

Più pignoramenti sullo stipendio: conclusioni.

Lo stipendio, anche se molto basso, può essere sempre pignorato dai creditori del lavoratore, poiché non è prevista una soglia minima di impignorabilità e cioè un limite al di sotto del quale non può essere pignorato, come invece accade per la pensione.

Il salario può essere pignorato anche contemporaneamente da più creditori solo se questi vantano crediti di natura diversa.

Ogni creditore, però, non può pignorare più di 1/5 dello stipendio netto percepito dal lavoratore e tutti insieme non possono pignorarne più della metà.

Diversamente, quando i crediti sono della stessa natura (ad esempio più crediti provenienti da un finanziamento, da fatture commerciali, da un contratto di affitto di un appartamento e così via), il giudice assegnerà 1/5 dello stipendio a chi è arrivato prima.

L’atro creditore dovrà, invece, attendere sino a quando il precedente avrà ricevuto integralmente le somme dovutegli, compreso le spese di procedura.

Ricordiamo, infine, che quando si tratta di crediti alimentari (ad esempio del contributo al mantenimento del coniuge o dei figli) il giudice può assegnare al creditore una quota superiore ad 1/5 dello stipendio netto percepito dall’altro coniuge, tuttavia nei limiti di 1/3 dello stipendio stesso.

  1. Art.493 codice di procedura civile.
  2. Art.494 codice di procedura civile.
  3. Art.495 codice di procedura civile.