Lavoro

Pignoramento dello stipendio: tutto quello che c’è da sapere

Si parla spesso di pignoramento dello stipendio, ma non sempre si conoscono le regole che lo disciplinano.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Cos’è il pignoramento dello stipendio.

Il pignoramento dello stipendio è una forma di pignoramento presso terzi (in questo caso il terzo è il datore di lavoro), che consente al creditore di ottenere il pagamento del suo credito quando il debitore non provvede spontaneamente.
Per dare inizio al pignoramento presso terzi occorre un credito accertato con una sentenza o con un’ingiunzione di pagamento oppure basato su una cambiale non pagata o un assegno protestato.
In questi casi il creditore potrà cercare di ottenere il dovuto, rivolgendosi ad un ufficiale giudiziario.
Con il pignoramento presso terzi il creditore costringe chi deve pagare delle somme al proprio debitore a versarle direttamente al creditore pignorante.
Cerchiamo di capire meglio. Il datore di lavoro deve pagare lo stipendio al dipendente per il lavoro eseguito da quest’ultimo.
Il creditore del lavoratore, quindi, chiederà al datore di lavoro di non versare parte dello stipendio al proprio dipendente e di destinarla al pagamento del debito di quest’ultimo.
Poiché la retribuzione serve a soddisfare esigenze alimentari del lavoratore e della sua famiglia, la legge ha stabilito che, salvo alcune eccezioni, lo stipendio può essere pignorato soltanto nel limite di 1/5 (ossia del 20%).
La procedura di pignoramento presso terzi è piuttosto semplice ed assicura al creditore un risultato immediato, in quanto ogni mese quest’ultimo potrà incassare la quota di denaro trattenuta dallo stipendio del lavoratore.

Tutti possono subire il pignoramento dello stipendio?

Tutti i lavoratori subordinati, compresi i pubblici dipendenti, possono subire il pignoramento dello stipendio.
Allo stesso modo i pensionati possono subire il pignoramento della pensione e, infine, i disoccupati che percepiscono l’indennità di disoccupazione naspi possono vedersi pignorata tale indennità.

Quali sono i limiti del pignoramento dello stipendio?

È importante sapere che mentre per lo stipendio il creditore procede al pignoramento della retribuzione netta mensile nella misura di 1/5, per la pensione e per l’indennità di disoccupazione naspi valgono regole più restrittive che tutelano maggiormente il debitore.
E così il creditore che procede al pignoramento della pensione, o della naspi, si vedrà assegnare una somma pari ad 1/5 della differenza fra la pensione maturata (o l’indennità di disoccupazione naspi) e l’assegno sociale aumentato della metà (per il 2022 l’assegno sociale è pari ad euro 468,10).
Ad esempio, se la pensione ammonta ad euro 1.500, detratto l’assegno sociale pari ad euro 702,15, già aumentato della metà, il creditore otterrà 1/5 di euro 797,85 e quindi euro 159,57.
La legge però prevede anche la possibilità che al dipendente venga pignorata una quota superiore a 1/5 dello stipendio.
Ciò accade quando il lavoratore non ha pagato crediti di natura alimentare (ad esempio l’assegno di mantenimento per i figli).
In questo caso il creditore potrà ottenere l’assegnazione di una somma superiore al 20% nella misura che sarà autorizzata dal presidente del tribunale [1].
Diversa situazione quando il lavoratore non ha pagato somme dovute allo Stato, ad esempio tasse o sanzioni amministrative.
L’agenzia delle entrate – riscossione, in questo caso, potrà ottenere l’assegnazione di una somma in misura percentuale da 1/10 a 1/5 dello stipendio a seconda dell’importo dello stipendio stesso (1/10 dello stipendio se l’importo del reddito mensile non supera i 2.500 euro, 1/7 dello stipendio se l’importo del reddito mensile non supera i 5.000 euro, 1/5 dello stipendio se l’importo del reddito mensile supera i 5.000 euro).

Si può pignorare solo lo stipendio o anche il TFR?

Il trattamento di fine rapporto è soggetto a pignoramento presso terzi negli stessi limiti previsti per lo stipendio.
Questo vuol dire che al momento della cessazione del rapporto di lavoro, o anche prima se il trattamento di fine rapporto viene anticipato al dipendente, il datore di lavoro dovrà versare al creditore pignorante la quota di 1/5 del trattamento di fine rapporto stesso.

Possono esserci più pignoramenti contemporaneamente?

Quando il lavoratore subisce più pignoramenti dello stipendio da parte di creditori diversi, il giudice assegnerà la somma di 1/5 al creditore che arriva per primo.
Quello arrivato dopo dovrà, invece, attendere che chi lo ha preceduto sia stato pagato interamente.
Questa regola generale non trova applicazione nel caso in cui il lavoratore non abbia pagato più creditori titolari di crediti di diverso tipo (ad esempio un credito per un finanziamento e l’altro di natura alimentare).
In questo caso, se entrambi danno avvio al pignoramento presso terzi, potranno essere soddisfatti contemporaneamente, ma la somma degli importi assegnati loro, non potrà mai superare la metà dello stipendio.

Come funziona il pignoramento dello stipendio?

Ogni persona che ha un credito nei confronti di un’altra e che non riesce a riscuoterlo può rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenere una ingiunzione di pagamento.
Nel momento in cui il creditore ottiene un provvedimento giudiziario, deve inviarlo al proprio debitore (notifica) unitamente ad un atto (precetto) con il quale lo invita a pagare entro 10 giorni, avvisandolo che, in mancanza di pagamento, procederà all’esecuzione forzata.
Se il debitore non paga, il creditore potrà rivolgersi all’ufficiale giudiziario affinché pignori i beni mobili (arredi e autovettura) o immobili (abitazione) di proprietà del debitore oppure i suoi crediti e cioè eventuali somme che i terzi devono corrispondere al debitore stesso (ad esempio il denaro depositato sul conto corrente bancario o lo stipendio).
In quest’ultimo caso il creditore chiederà all’ufficiale giudiziario di consegnare al debitore un atto (notifica) nel quale oltre ad indicare il titolo giudiziario in forza del quale agisce (sentenza o ingiunzione di pagamento), chiederà al terzo, ad esempio al datore di lavoro, di dichiarare quali somme siano da lui dovute al debitore e di accantonare una somma pari ad 1/5 dello stipendio mensile netto.
Inviterà inoltre il debitore a presentarsi ad una udienza davanti al giudice delle esecuzioni.
Nel corso dell’udienza, anche se il debitore non si presenta, il giudice controllerà la regolarità degli atti e ordinerà al datore di lavoro di versare al creditore le somme sino ad allora accantonate e, in seguito, il 20% dello stipendio maturato ogni mese e ciò fino a quando l’intero credito non sarà soddisfatto.
Si noti che il datore di lavoro che riceve l’atto di pignoramento è obbligato a dichiarare l’ammontare dello stipendio da lui dovuto al lavoratore e ad accantonare le somme nella misura stabilita dalla legge.
È bene ricordare, infine, che se il creditore ha una cambiale o un assegno protestato potrà subito inviare al debitore un atto con il quale lo invita a pagare entro 10 giorni, senza dover ottenere un ordine di pagamento da parte del giudice.

E se il lavoratore perde il lavoro?

Se il lavoratore in data successiva al pignoramento viene licenziato o si dimette, il pignoramento perde efficacia automaticamente.

Se il lavoratore ha ceduto volontariamente 1/5 dello stipendio?

Spesso per ottenere un finanziamento il lavoratore cede volontariamente un quinto del proprio stipendio.
Nel caso in cui lo stesso lavoratore subisca poi il pignoramento dello stipendio non potrà far valere la cessione volontaria del quinto e pretendere che il creditore venga soddisfatto solo quando la cessione avrà termine.
Il giudice, infatti, non deve prendere in considerazione la riduzione dello stipendio causata dalla cessione del quinto e deve assegnare comunque al creditore pignorante una somma pari al 20% dell’intero stipendio netto.
Facciamo un esempio. Se un lavoratore percepisce uno stipendio netto di euro 1.000 e ha ceduto volontariamente 1/5 dello stipendio stesso e, quindi, 200 euro, la somma di 1/5 assegnata al creditore che ha pignorato lo stipendio verrà calcolata sull’intero stipendio netto e cioè su 1.000 euro e non su 800 euro.

Se viene pignorato il conto corrente bancario sul quale il lavoratore versa lo stipendio?

Se il creditore pignora il conto corrente bancario sul quale il lavoratore versa il proprio stipendio cosa succede?
Anche in questo caso la legge pone dei limiti [2].
In particolare, lo stipendio o la pensione già depositata sul conto corrente prima della notifica dell’atto di pignoramento possono essere pignorati solo nella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (che, come detto, per il 2022 è pari a 468,10 euro).
Facciamo un esempio per capire meglio.
Se un lavoratore ha sul conto corrente bancario 3.000 euro potranno essergli pignorati solo 1.595,70 euro e cioè la somma eccedente quella pari a tre volte l’assegno sociale.
Il calcolo da eseguire è semplice: euro 3.000 – euro 1.404,30 (euro 468,10 x 3) = euro 1.595,70.
Le somme versate sul conto corrente bancario del lavoratore dopo la notifica del pignoramento, invece, verranno pignorate nei limiti già visti (1/5 dell’intero stipendio netto oppure 1/5 della differenza fra la pensione maturata o l’indennità di disoccupazione naspi e l’assegno sociale aumentato della metà).
Infine si noti che i limiti appena indicati valgono anche se sul conto corrente bancario del lavoratore vengono versate somme diverse dal suo stipendio o dalla sua pensione (ad esempio le somme versate dal cointestatario del conto).
  1. Art.545 comma 3 codice di procedura civile.
  2. Art.545 comma 7 codice di procedura civile.