È venerdì e domani non si lavora.
Quanti di noi si ripetono questa frase alla fine di ogni settimana lavorativa.
D’altro canto gli impegni sono tanti e non vediamo l’ora di concederci un po’ di riposo.
E poi nessuno può costringerci a lavorare tutti i giorni della settimana.
Il riposo settimanale obbligatorio, infatti, è un diritto sacrosanto di ogni lavoratore.
Ma è sempre così?
Indice dei contenuti
Riposo settimanale obbligatorio: cosa dice la legge?
Innanzitutto, è la nostra costituzione a prevedere il diritto dei lavoratori al riposo settimanale [1].
La legge, poi, fissa le regole più specifiche per assicurare a tutti i dipendenti un periodo di riposo sufficiente [2].
In particolare, la legge stabilisce che il lavoratore deve riposare per almeno 24 ore di seguito ogni 7 giorni.
Però, non è così per tutti.
Ad esempio, per gli autisti, che sono sottoposti ad un particolare stress nello svolgimento della loro attività lavorativa, il riposo settimanale è di 45 ore consecutive (e non di 24 ore) e va goduto ogni 6 giorni lavorativi.
La giornata di riposo è fissata normalmente di domenica, ma può anche essere fatta in altri giorni a seconda delle esigenze produttive e organizzative dell’azienda.
I dipendenti hanno diritto anche ad un riposo giornaliero.
Devono, infatti, staccare dal lavoro per almeno 11 ore ininterrotte ogni 24 ore.
I contratti collettivi possono anche stabilire delle regole diverse, ma non possono impedire al lavoratore di riposare (anche attraverso i c.d. riposi compensativi).
Se, poi, il dipendente segue un orario di lavoro spezzato, è possibile suddividere anche le ore del riposo nel corso della giornata.
Oltre al riposo giornaliero e a quello settimanale, i dipendenti, per ricaricare le pile e recuperare le energie, hanno diritto di godere ogni anno di un periodo di ferie.
Riposo settimanale obbligatorio e turni di lavoro.
Per chi lavora su più turni, la gestione del riposo settimanale obbligatorio risulta un po’ più complicata.
In questi casi, infatti, il datore di lavoro, oltre a dover badare alle esigenze produttive e organizzative dell’azienda, deve anche fare in modo di assicurare ai suoi dipendenti un riposo settimanale di 24 ore consecutive ogni 7 giorni.
E così i riposi settimanali possono essere distribuiti su tutti i giorni della settimana in modo da non interrompere mai l’attività produttiva e allo stesso tempo garantire il diritto dei lavoratori al riposo.
Come funziona il riposo settimanale obbligatorio?
Come abbiamo già detto, il lavoratore ogni 7 giorni deve fare almeno 24 ore consecutive di riposo che vanno ad aggiungersi alle 11 ore di riposo giornaliero.
Questa è la regola.
Ma ovviamente ci sono delle eccezioni.
Ad esempio, è possibile lavorare per 12 giorni senza effettuare il riposo settimanale obbligatorio.
Dopo i 12 giorni, però, il dipendente avrà diritto a 2 giorni consecutivi di riposo e non solo a 1.
Non dimentichiamo, infine, che, quando l’orario di lavoro va dal lunedì al venerdì (c.d. settimana corta), il sabato viene considerato comunque come una giornata lavorativa, per cui non vale come un giorno di riposo.
Così il giorno di riposo per chi ha la settimana corta cade comunque di domenica.
Si può lavorare nel giorno di riposo settimanale obbligatorio?
Lo scopo del giorno di riposo settimanale, come del riposo giornaliero, è quello di assicurare ai lavoratori la possibilità di recuperare le energie spese e riprendersi dalle fatiche quotidiane.
Se non consentiamo al nostro corpo di riposarsi e di dormire a sufficienza, infatti, rischiamo di ammalarci non solo nel corpo ma anche nella mente.
Possiamo sviluppare malattie anche gravi (ad esempio la depressione), avere difficoltà nei rapporti coi familiari e coi colleghi o, ancora, danneggiare il nostro sistema immunitario.
Così, se il nostro capo, nonostante tutto, ci fa lavorare nel giorno di riposo settimanale obbligatorio ci può causare un grave danno.
Siamo allora autorizzati, da un lato, a richiedergli il pagamento della giornata lavorativa e, dall’altro, a pretendere che la retribuzione di quella giornata venga aumentata sino a raggiungere la retribuzione stabilita per il lavoro nei giorni di festa.
Se poi lavoriamo nel giorno di riposo settimanale, abbiamo comunque diritto ad un giorno di riposo c.d. compensativo, così da poter recuperare il riposo perso.
Ricordiamo, infine, che se il nostro contratto fissa il giorno di riposo settimanale obbligatorio di domenica, il nostro datore di lavoro potrà chiederci di lavorare anche in questa giornata, ma fino ad un massimo di 24 domeniche in un anno.
Riposo settimanale obbligatorio: le eccezioni.
Come tutti sappiamo le leggi, spesso, contengono delle deroghe e cioè delle eccezioni.
Questo vale anche per il riposo settimanale obbligatorio.
Iniziamo col dire, però, che per poter derogare alle regole del riposo settimanale occorre che ci siano particolari esigenze legate alla produzione oppure situazioni d’urgenza dal carattere eccezionale.
In questi casi il datore di lavoro deve presentare una richiesta formale all’ispettorato del lavoro o concludere un accordo sindacale.
Qualche volta sono gli stessi accordi sindacali di categoria a prevedere, in via anticipata, le situazioni in cui il datore di lavoro può derogare alle regole del riposo settimanale obbligatorio.
Inutile dire che anche nelle ipotesi di deroga, il datore di lavoro deve sempre riconoscere al dipendente un riposo compensativo così da permettergli di recuperare il riposo perso.
Infine se l’azienda non rispetta le regole del riposo settimanale obbligatorio, il lavoratore può anche fargli causa.
In questi casi, è sempre meglio rivolgersi prima a un sindacato che cercherà di fare un accordo con l’azienda per evitare di andare in tribunale.
Se le parti non si mettono d’accordo, il lavoratore può rivolgersi a un avvocato che avvierà una causa davanti al giudice del lavoro per ottenere un risarcimento anche economico in favore del lavoratore stesso.
Riposo settimanale obbligatorio e ferie.
Abbiamo già detto che il riposo settimanale obbligatorio serve a recuperare le energie spese, insomma a ricaricare le batterie dopo una settimana di duro lavoro.
Le ferie annuali, invece, assicurano al lavoratore un periodo più lungo di riposo (almeno 15 giorni di fila), dopo un anno di lavoro.
Il riposo settimanale obbligatorio non può mai essere tramutato in giornate di ferie.
Le ferie, però, possono essere legate al riposo settimanale, così da rimanere a casa dal lavoro per un periodo più lungo.
- Art.36 costituzione.
- Decreto legislativo n.66 del 8 aprile 2003.






