Lavoro

Come leggere la busta paga

La busta paga è un documento nel quale vengono riportati gli elementi che compongono la retribuzione.

Sapere come leggere la busta paga può essere molto utile anche per controllare, mese per mese, se il datore di lavoro paga correttamente la retribuzione.

Quando si ritira la busta paga viene naturale dare subito un’occhiata alla cifra che di solito comprare in basso a destra e cioè alla retribuzione netta che effettivamente percepiamo.

Ma una busta paga contiene tante altre informazioni che può essere utile conoscere.

Pensiamo, ad esempio, ai giorni di ferie di cui ancora disponiamo, al trattamento di fine rapporto maturato, agli assegni familiari corrisposti, alle imposte e ai contributi versati e così via.

Com’è fatta la busta paga?

Innanzitutto, in alto troviamo i dati che riguardano l’azienda (denominazione, sede, partita iva e matricola Inps).

Un po’ più in basso sono indicati i dati del lavoratore la data di nascita e il codice fiscale.

Nello stesso settore troviamo le informazioni relative al rapporto di lavoro, la data di assunzione, il livello di inquadramento, il tipo di rapporto (full time o part time) e così via.

Ancora più in basso la busta paga riporta il riassunto delle presenze, con i giorni e le ore lavorate dal dipendente.

Leggiamo poi le voci relative alla retribuzione.

Tali voci sono suddivise in quattro categorie principali:

  • la parte fissa,
  • la parte variabile,
  • le trattenute fiscali,
  • le trattenute previdenziali.

La parte fissa della retribuzione è così composta:

  • paga base,
  • indennità di contingenza,
  • scatti di anzianità,
  • altre indennità aggiuntive,
  • superminimo se previsto.

L’insieme di queste voci compone la retribuzione lorda totale indicata normalmente sulla destra.

Per ottenere la retribuzione annua lorda (RAL) basta moltiplicare la retribuzione lorda mensile per il numero di mensilità dovute nell’anno.

Nella parte centrale della busta paga troviamo le varie voci che compongono la retribuzione variabile.

Il primo gruppo comprende:

  • la retribuzione ordinaria,
  • gli straordinari,
  • i permessi,
  • le ferie,
  • la malattia a carico del datore di lavoro (c.d. carenza),
  • la malattia a carico dell’Inps,
  • la tredicesima e, se dovuta, la quattordicesima,
  • eventuali premi.

Tali voci vanno a comporre la retribuzione globale, al lordo delle trattenute fiscali e previdenziali.

Nel gruppo successivo troviamo:

  • i contributi,
  • le imposte,
  • le detrazioni,
  • le addizionali,
  • i rimborsi irpef,
  • la quota del tfr.

Tali voci compongono il totale delle trattenute.

Vediamo ora quali sono le operazioni da compiere per passare dalla retribuzione lorda a quella netta.

Dalla retribuzione lorda (totale competenze) vanno sottratti i contributi previdenziali, ottenendo così l’imponibile fiscale.

Dall’imponibile fiscale vanno sottratte le trattenute irpef (meno detrazioni, più addizionali), ottenendo così la retribuzione netta da trattenute.

Infine, sommando alla retribuzione netta da trattenute gli assegni familiari si ottiene la retribuzione netta in busta paga.

Come leggere la busta paga: i contributi previdenziali.

Tutti noi sappiamo che i contributi previdenziali servono per finanziare l’Inps, che provvede a pagare le pensioni, la malattia, la maternità e così via.

Sappiamo anche che una parte dei contributi vengono pagati dal lavoratore (normalmente il 9,19%) ed una parte dal datore di lavoro (circa il 23%).

Nella busta paga si vedono solo i contributi versati dal lavoratore.

Tali contributi vengono calcolati sul c.d. imponibile fiscale costituito dalla somma delle competenze lorde, detratta la malattia, la maternità, gli assegni familiari e l’indennità che spetta ai donatori di sangue (questi importi sono pagati dall’Inps e, quindi, non sono gravati da altri contributi).

Come leggere la busta paga: le imposte a carico del lavoratore.

La retribuzione del lavoratore è soggetta a due trattenute principali, quelle previdenziali, di cui abbiamo già detto, e quelle fiscali (irpef, imposta sul reddito delle persone fisiche).

Le imposte vengono calcolate applicando una determinata percentuale (aliquota) sull’imponibile irpef, che si ottiene sottraendo dalla retribuzione lorda i contributi previdenziali.

Il lavoratore paga ogni mese un acconto sull’irpef dovuta.

Quando viene elaborato il modello 730, o quando termina il rapporto di lavoro, si calcoleranno le imposte effettivamente dovute nell’anno dal lavoratore.

Si vedrà, quindi, quello che dovrà ancora pagare in base a quanto già versato mensilmente, oppure recuperare, attraverso i c.d. conguagli.

Come leggere la busta paga: le aliquote irpef.

Abbiamo già detto che il lavoratore ogni mese paga un acconto sull’irpef, calcolato applicando una determinata percentuale (aliquota irpef) sull’imponibile fiscale del mese.

Non c’è una sola aliquota, ma diverse aliquote a seconda del reddito del lavoratore.

Vediamo quali sono quelle attualmente in vigore:

  • fino a 15.000 euro: aliquota del 23%;
  • da 15.001 fino a 28.000 euro: aliquota del 25%;
  • da 28.001 fino a 50.000 euro: aliquota del 35%;
  • da 50.001 euro in poi: aliquota del 43%.

Trovata l’imposta lorda, per determinare l’imposta netta occorre sottrarre a quest’ultima le detrazioni fiscali.

Ci sono detrazioni fiscali per il coniuge o per i figli a carico oppure legate al tipo di lavoro (detrazioni da lavoro dipendente).

Come leggere la busta paga: imponibile Inps, irpef e tfr.

Nella parte bassa della busta paga troviamo i dati relativi all’imponibile previdenziale, a quello fiscale e al trattamento di fine rapporto.

Del tfr viene normalmente indicata la quota maturata al 31 dicembre dell’anno precedente, la rivalutazione monetaria e il tfr maturato nell’anno in corso.

Ricordiamo che il tfr maturato al 31 dicembre dell’anno precedente, viene anche indicato in una delle ultime pagine della certificazione unica, ai più nota come modello CUD.

Dal 1° gennaio 2007 i lavoratori possono decidere se destinare il proprio tfr ad un fondo di previdenza complementare oppure lasciarlo in azienda.

Come leggere la busta paga: ferie e permessi.

Sempre nella parte bassa, troviamo il settore dedicato alle ferie e ai permessi maturati, a quelli goduti e a quelli residui, dati dalla differenza tra quelli maturati e quelli goduti.

Come leggere la busta paga: gli assegni familiari.

Gli assegni familiari costituiscono una misura di sostegno al reddito delle famiglie dei lavoratori dipendenti, anche sospesi dal lavoro (ad esempio perché in cassa integrazione guadagni), oppure dei pensionati.

Gli assegni vengono pagati dall’Inps, ma anticipati tutti i mesi in busta paga dal datore di lavoro.

La misura dell’assegno familiare dipende principalmente:

  • dal reddito complessivo del nucleo familiare, che non deve superare il limite stabilito ogni anno dalla legge;
  • dal numero dei componenti del nucleo familiare.

Molti credono che con l’avvento dell’assegno unico gli assegni familiari siano spariti.

Ebbene non è così.

Infatti, gli assegni familiari continuano ad essere versati, ad esempio, in favore di quelle famiglie che, non avendo figli, non possono beneficiare dell’assegno unico.

Continueranno a ricevere gli assegni familiari anche i nuclei in cui convivono fratelli o sorelle del richiedente oppure i nipoti orfani di entrambi i genitori, che non ricevono alcun trattamento pensionistico e che non sono sposati.

Anche i lavoratori extracomunitari senza figli e che non abbiamo concluso un contratto di lavoro solo stagionale, continueranno a ricevere gli assegni familiari secondo le regole precedenti.

Come leggere la busta paga: l’ex bonus Renzi.

L’ex bonus Renzi costituisce un credito di 100 euro mensili che il datore di lavoro riconosce ai dipendenti che hanno un reddito annuo inferiore a 15.000 euro.

A determinate condizioni l’ex bonus Renzi è riconosciuto anche a favore di lavoratori che hanno un reddito annuo fra 15.001 euro e 28.000 euro.

Come leggere la busta paga: gli scatti di anzianità.

Gli scatti di anzianità costituiscono una voce fissa della retribuzione, che troviamo nella parte alta della busta paga.

Gli scatti dipendono dall’anzianità di servizio maturata dal dipendente presso lo stesso datore di lavoro.

L’importo dovuto, il periodo per la loro maturazione ed ogni ulteriore aspetto sono regolati del contratto collettivo di settore di cui si consiglia sempre la consultazione.

La mancata consegna della busta paga.

Il datore di lavoro deve consegnare al dipendente nel momento in cui versa la retribuzione una busta paga [1], nella quale, come detto, devono essere indicati i dati dell’azienda e quelli del lavoratore compresa la qualifica professionale.

Devono essere indicati anche il periodo di paga e tutti gli elementi che compongono la retribuzione, nonché le trattenute previdenziali e fiscali effettuate.

Tutti i dati riportati nella busta paga devono corrispondere esattamente alle registrazioni contenute nei libri paga e negli altri libri tenuti dal datore di lavoro.

Quest’ultimo può consegnare la busta paga al lavoratore sia in forma cartacea, sia inviandogliela tramite semplice mail oppure PEC.

La busta paga può essere anche scaricata dal sito web del datore di lavoro utilizzando un’apposita password fornita da quest’ultimo.

Spetta sempre al datore di lavoro provare che la busta paga é stata consegnata nei termini.

La firma della busta paga da parte del dipendente “per ricevuta” o per “presa visione e accettazione” è sufficiente a dimostrarne l’avvenuta consegna.

Tuttavia, tale firma non prova anche l’avvenuto pagamento della retribuzione.

Si noti, però, che la sottoscrizione della busta paga da parte del lavoratore senza che quest’ultimo abbia ricevuto la retribuzione inverte l’onere della prova in ordine al pagamento.

In altre parole, sarà compito del dipendente e non del datore di lavoro dimostrare che l’importo indicato nella busta paga non è stato corrisposto.

Non sono obbligati ad emettere la busta paga:

  • le amministrazioni dello Stato,
  • le aziende autonome,
  • i comuni, le province e le regioni,
  • le aziende agricole che impiegano in un anno personale per non più di 3000 giornate lavorative,
  • i datori di lavoro privati per i propri collaboratori domestici.

Se il datore di lavoro non consegna al proprio dipendente la busta paga è punito con la sanzione amministrativa da 150 euro a 900 euro.

Se la violazione riguarda più di cinque dipendenti oppure un periodo più lungo di sei mesi la sanzione va da 600 euro a 3600 euro.

Se riguarda più di dieci dipendenti oppure un periodo più lungo di dodici mesi la sanzione va da 1.200 euro a 7.200 euro.

Tali sanzioni si applicano anche nel caso di ritardo oppure di inesattezze od omissioni nella compilazione della busta paga.

  1. Legge n.4 del 5 gennaio 1953.