Lavoro

Risarcimento danni causati dal lavoratore: tutto quello che non sai

Chi rompe paga.

Quante volte l’abbiamo sentito dire, eppure molti dubitano che questo principio valga anche nel mondo del lavoro.

Non è insolito pensare, infatti che l’azienda non possa chiedere il risarcimento danni causati dal lavoratore.

A qualcuno potrà anche sembrare strano, ma non è così.

Infatti, se il dipendente causa un danno al suo principale, glielo deve risarcire.

Risarcimento danni causati dal lavoratore: come e quando.

Non sempre il dipendente deve risarcire i danni causati al datore di lavoro.

Occorre innanzitutto che il lavoratore ne sia responsabile e, quindi, che il danno sia stato provocato da un suo errore dovuto a distrazione, negligenza o, comunque, alla violazione di una regola che doveva rispettare.

Insomma, il lavoratore è tenuto a risarcire il danno causato al datore solo se il danno stesso è riconducibile, in qualche modo, al suo comportamento colposo e non a quello di un altro oppure ad un evento indipendente dalla sua volontà.

Se, ad esempio, il dipendente, coinvolto in un incidente stradale, ha danneggiato gravemente l’auto aziendale, il datore di lavoro deve, in primo luogo, accertare la sua responsabilità.

Di solito, l’indagine non è difficile se il dipendente è stato multato per eccesso di velocità o perché non si è fermato allo stop.

É chiaro che il lavoratore risponde del danno solo se lo ha causato svolgendo le proprie mansioni e non altre che non rientrano nel suo livello di inquadramento.

Così, un autista è responsabile dei danni causati al mezzo condotto e non risponde, invece, dei difetti della merce trasportata, se non rientra fra i suoi compiti controllarla.

Una volta accertata la colpa del dipendente, rimane ancora un problema da risolvere, quello della quantificazione del danno.

Cerchiamo di capire meglio.

Se il datore di lavoro vuole ottenere il risarcimento danni causati dal lavoratore, deve prima di tutto sapere a quanto ammonta il danno stesso.

Ad esempio, dovrà farsi fare un preventivo dal carrozziere per conoscere esattamente quanto costa riparare la vettura danneggiata dal lavoratore.

A questo punto può essere utile che l’azienda si metta d’accordo con il dipendente affinché quest’ultimo riconosca la propria responsabilità e accetti la quantificazione del danno.

Diversamente il datore dovrà ottenere conferma della somma richiesta e, a volte, anche della responsabilità del dipendente.

Questa conferma può essergli data dal giudice al quale dovrà rivolgersi tutte le volte in cui il lavoratore neghi la sua colpa oppure contesti l’ammontare del danno.

Insomma, se il dipendente fa storie, gli occorre una sentenza che lo condanni a risarcirgli il danno.

Ricordiamo, infine, che il datore di lavoro non è mai obbligato a sottoscrivere una polizza assicurativa c.d. kasko e cioè quella che copre anche i danni causati al veicolo aziendale per colpa del dipendente [1].

Se la sottoscrive, molto meglio per il lavoratore, il quale sarà tenuto a rimborsare all’azienda solo l’eventuale franchigia prevista nel contratto di assicurazione e cioè quella parte del danno non coperta dalla kasko.

Risarcimento danni causati dal lavoratore: la procedura.

Allora non ci sono dubbi: l’azienda può richiedere il risarcimento danni causati dal lavoratore.

Cerchiamo, però, di capire se per farlo deve seguire una particolare procedura.

Sappiamo che per punire il dipendente, con un licenziamento in tronco o, più semplicemente, con un richiamo scritto, il datore di lavoro deve prima contestargli il fatto e poi concedergli un termine di almeno 5 giorni per difendersi, oralmente o per iscritto.

Solo dopo che il lavoratore ha presentato le sue giustificazioni, il datore può applicare la sanzione disciplinare, qualunque essa sia.

Si ritiene comunemente che anche per richiedere il risarcimento del danno, l’azienda debba seguire la procedura di cui abbiamo appena parlato, contestando il danno al dipendente e quantificandolo con precisione.

Iniziamo subito col dire che non esiste alcuna regola generale che obbliga il datore di lavoro a seguire la procedura disciplinare per richiedere al dipendente il risarcimento dei danni [2].

Sarà, dunque, necessario verificare di volta in volta il contratto collettivo applicato in azienda per scoprire se è necessario seguire o meno un particolare procedimento.

Alcuni contratti collettivi, come quello del trasporto, impongono al datore di lavoro, per poter richiedere il risarcimento dei danni, di applicare al dipendente un provvedimento disciplinare (almeno un rimprovero scritto), indicando l’ammontare del danno.

Anche il contratto dei chimici stabilisce che il datore di lavoro, non appena ne viene a conoscenza, deve contestare al dipendente i danni causati da quest’ultimo.

Non tutti i contratti, però, prevedono una procedura da seguire.

Nel dubbio, si consiglia di contestare al dipendente i danni, quantificandoli e documentandoli con preventivi, fatture e così via, e dandogli sempre la possibilità di difendersi.

D’altro canto, non dimentichiamoci che il lavoratore, se ritiene di non avere alcuna colpa, può sempre rivolgersi al giudice per farlo accertare.

Risarcimento danni causati dal lavoratore: la trattenuta sulla retribuzione.

Tutti noi abbiamo sempre sentito dire che il datore di lavoro non può trattenerci più di un quinto della retribuzione.

Questa regola si applica anche nel caso in cui abbiamo causato un danno al nostro principale?

In realtà non è sempre così e non esiste una regola generale.

Se esistesse, direbbe comunque il contrario e cioè che non vale il limite del quinto quando il datore di lavoro deve trattenerci una parte dello stipendio per recuperare un danno subito.

Si tratterebbe, per la verità, di una regola piuttosto onerosa per il dipendente, il quale potrebbe trovarsi, magari per più mesi, senza un euro di stipendio se ha causato un danno grave all’azienda

Anche in questo caso, però, è necessario verificare, volta per volta, cosa dice il contratto collettivo di settore.

Ad esempio, il contratto dei chimici consente al datore di lavoro di eseguire trattenute sulla retribuzione dei dipendenti non superiori al 10%.

Si tratta di una regola più vantaggiosa per il lavoratore, che può subire una riduzione del 10% e non del 20% (un quinto) e, dunque, una trattenuta più bassa di quella normalmente applicata con il pignoramento dello stipendio.

Una disciplina simile è contenuta nel contratto collettivo dei trasporti dove è anche previsto un limite di 3.500 euro al di sotto del quale il dipendente è tenuto a risarcire il danno integtralmente.

Oltre questo limite risponde nella misura del 75% dell’ammontare del danno stesso con un massimo di 20.000 euro.

In ogni caso, la trattenuta mensile non può essere superiore al quinto dello stipendio.

  1. Cass. civ. n.5883 del 9 maggio 2000.
  2. Art.7 legge n.300 del 20 maggio 1970.