A qualcuno potrà sembrare strano, ma se un figlio ruba dei soldi dal portafoglio di suo padre, all’insaputa di quest’ultimo, non commette alcun reato.
Certamente facciamo un po’ fatica a pensare che un ragazzino possa sottrarre del denaro o altri beni di valore al papà o alla mamma.
Purtroppo, però, sono cose che succedono.
Allora è meglio conoscere quali possono essere le conseguenze legali di questo comportamento.
Abbiamo già detto che se un figlio sottrae del denaro a suo padre non rischia di andare in carcere, né di essere sottoposto ad un processo penale.
Insomma, alla domanda rubare soldi ai genitori è reato c’è una sola risposta.
Non lo è.
La stessa regola vale anche se a rubare non è il figlio ma il padre o la madre, la moglie o il marito, il nonno o la nonna e, a certe condizioni, il fratello o la sorella.
Cerchiamo di capire meglio.
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Rubare soldi ai genitori: cosa dice la legge?
La legge lo dice chiaramente.
Non può essere punito chi commette il reato di furto (ma anche di appropriazione indebita o di truffa) nei confronti dei propri genitori [1].
Non è punibile neppure chi commette questi reati nei confronti del nonno o della nonna oppure di un figlio o di un nipote.
La stessa regola vale anche se il reato viene commesso dal marito nei confronti della moglie e viceversa.
In questo caso, però, occorre che i coniugi non siano separati legalmente o, addirittura, divorziati.
Anche rubare soldi o altri valori alla suocera o al suocero, oppure al genero o alla nuora (c.d. affini in linea retta), non è reato.
Infine, anche se ci appropriamo di un bene di nostra sorella o di nostro fratello non commettiamo alcun reato, però, solo se viviamo assieme a loro.
Insomma, se mettiamo le mani nella tasca della giacca di nostro padre, di nostro nonno, di nostra moglie (se non legalmente separata), ma anche di nostro figlio o di un nipote in linea retta (e cioè il figlio di nostro figlio) o, ancora, di un fratello convivente, e ci appropriamo dei loro soldi non commettiamo alcun reato.
Per questi motivi, se un nostro parente o affine, tra quelli che abbiamo appena indicato, ci querela per furto o per appropriazione indebita, non dobbiamo preoccuparci.
Il giudice non potrà che archiviare il procedimento penale proprio perché, in questi casi, chi ha commesso il reato per legge non può essere punito.
Diversamente, se svuotiamo il portafoglio di un fratello non convivente, di uno zio, di un cugino, ma anche di un cognato, se questi ultimi ci querelano, rischiamo di finire in galera.
Non tocca a noi parlare delle conseguenze che potrebbero esserci nei rapporti familiari se veniamo beccati a rubare soldi a un nostro parente stretto.
Si tratta, ovviamente, di una cosa molto brutta, moralmente parlando, e, nonostante ciò, dal punto di vista penale, non corriamo alcun rischio.
Attenzione, però, perché anche se il figlio viene pizzicato a rubare soldi ai genitori, questi ultimi non lo possono buttare fuori di casa, né possono smettere di mantenerlo, almeno finché il figlio non sarà in grado di farlo da solo.
Rubare soldi ai genitori è reato anche se il figlio non convive con loro?
Una domanda sorge spontanea.
Quando un figlio non convive con i genitori può essere punito se commette un furto nei loro confronti oppure no?
Anche in questo caso la legge parla chiaro.
Solo nel caso dei fratelli è necessario che gli stessi siano conviventi per escludere la punibilità.
I figli, invece, anche se non convivono più con i genitori, non possono essere puniti se commettono un furto a loro danno.
In altre parole, prevale il legame di sangue particolarmente stretto che c’è tra genitori e figli, indipendentemente dal fatto che convivano oppure no.
Allo stesso modo non conta se si tratta di figli legittimi, cioè figli nati all’interno di un matrimonio, oppure di figli naturali, cioè nati fuori dal matrimonio.
La regola della non punibilità vale anche per i figli delle coppie di fatto e, ovviamente, per quelli adottati.
Infine, anche i figli dell’altro coniuge non sono punibili se commettono il reato di furto nei confronti del patrigno o della matrigna.
In questi casi, infatti, sono comunque affini in linea retta rispetto al partner del proprio genitore.
Rapinare i genitori è reato?
Non facciamo confusione.
Una cosa è rubare dei soldi dal portafoglio del papà o dalla borsa della mamma, altra cosa è rapinarli oppure ricattarli o, addirittura, sequestrarli per ottenere i loro soldi.
La differenza, infatti, è enorme.
Nel primo caso, il reato è commesso senza usare violenza e senza minacciare o costringere qualcuno.
Nel secondo caso, invece, il figlio usa violenza o minaccia i suoi genitori.
Se poi per rapinarli utilizza addirittura un coltello o un’altra arma, il reato è ancora più grave [2].
Insomma, la regola della non punibilità riguarda solo il caso di furto, di appropriazione indebita oppure di truffa.
Non vale, invece, nei casi di rapina, estorsione o addirittura di sequestro di persona a scopo di estorsione [3].
Il figlio che si macchia di questi gravi reati nei confronti dei genitori rischia di finire in galera e di rimanerci per un po’ di anni.
Rubare soldi ai genitori col bancomat è reato?
Abbiamo già detto che rubare soldi ai genitori non è reato.
Ma cosa succede se il figlio invece di portare via del denaro, sottrae il bancomat o la carta di credito della mamma o del papà, per poi utilizzarlo per prelevare dei soldi dal loro conto corrente.
In questo caso verrebbe da dire che non c’è alcuna differenza.
In fin dei conti, sempre di furto si tratta.
Nel primo caso fatto direttamente portando via dei soldi, magari, dal portafoglio di papà, nel secondo caso prelevandoli direttamente dal conto corrente col suo bancomat, sottratto illegalmente.
Allora viene naturale pensare che anche nel caso di furto del bancomat dei genitori, il figlio non sarà punibile per i motivi già detti.
Potrà anche sembrare strano, ma non è così.
Infatti, secondo i giudici della Cassazione, se un figlio ruba il bancomat dei genitori per prelevare soldi dal loro conto corrente può essere punito per il reato di furto [4].
Rischia, così, fino a 3 anni di carcere e una multa da 154 a 516 euro [5].
- Art.649 codice penale.
- Art.628 codice penale.
- Art.630 codice penale.
- Cass. pen. n. 20678 del 2 maggio 2017.
- Art.624 codice penale.






