Norme e Diritto

Parenti e affini: che differenza c’è?

Tutti noi abbiamo una famiglia, talvolta dei fratelli, degli zii, dei cugini e magari anche una suocera.

Spesso però tra parenti e affini facciamo un po’ di confusione, faticando a capire il grado di parentela o affinità che lega gli uni agli altri.

Come districarci allora, tenuto anche conto che la legge collega diverse conseguenze all’esistenza di un rapporto di parentela o affinità fra due persone?

Ad esempio, per ereditare o per richiedere la nomina di un amministratore di sostegno è necessario essere parenti entro un certo grado del defunto o del beneficiario dell’amministrazione di sostegno.

Anche per richiedere l’interdizione di una persona incapace occorre essere suoi parenti entro il quarto grado o suoi affini entro il secondo.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza.

Chi sono i parenti?

Innanzitutto, quando si parla di parenti ci si riferisce a tutte quelle persone legate da un vincolo di consanguineità, discendendo tutti da uno stesso capostipite [1].

Si pensi ai genitori, ai figli, ai nonni e ai nipoti, questi sono fra loro parenti in linea retta poiché discendono gli uni dagli altri.

Invece, i fratelli, i cugini, gli zii e i nipoti (intesi come figli dei fratelli) hanno in comune solo il capostipite e non discendono gli uni dagli altri.

Quindi sono tra loro parenti in linea collaterale.

Non c’è differenza tra i nati all’interno di un matrimonio e quelli nati fuori dal matrimonio oppure con i figli adottivi.

Si noti, però, che il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiorenni.

Come si calcola il grado di parentela?

Innanzitutto, distinguiamo i casi di parentela in linea retta da quelli in linea collaterale.

Nel primo caso (parentela in linea retta) si devono contare tutti i soggetti che ci sono fino al capostipite, senza considerare quest’ultimo.

Facciamo un esempio e calcoliamo il grado di parentela tra un nonno e un nipote (figlio del proprio figlio).

Il calcolo è semplice: si parte dal nipote, si passa al padre e poi al nonno che, come capostipite, non va contato.

Quindi i passaggi totali, escluso il nonno, sono due, per cui il nonno ed il nipote (figlio del proprio figlio) sono parenti in linea retta di secondo grado.

Passiamo ora alla parentela in linea collaterale.

In questo caso si deve risalire contando tutte le persone sino al capostipite comune, che non va considerato, e quindi scendere sino a raggiungere l’altro parente.

Facciamo anche in questo caso un esempio e calcoliamo il grado di parentela tra due cugini.

Si parte dal primo cugino, si passa allo zio e al nonno che, come capostipite comune, non va contato, per poi discendere al fratello dello zio e a suo figlio e cioè al cugino.

I passaggi totali, escluso il nonno che è il capostipite comune, sono quattro e, quindi, due cugini sono parenti in linea collaterale di quarto grado

Sempre seguendo questo ragionamento, possiamo dire, ad esempio, che due fratelli sono parenti in linea collaterale di secondo grado, il bisnonno e il pronipote sono parenti in linea retta di terzo grado, mentre i figli di un proprio cugino sono parenti in linea collaterale di quinto grado e, quindi, i figli dei figli di un cugino sono parenti di sesto grado.

Si noti, infine, che la legge non riconosce più alcun vincolo di parentela oltre il sesto grado.

Chi sono gli affini?

L’affinità viene definita dalla legge [2] come il vincolo che lega uno dei coniugi ai parenti dell’altro coniuge.

In altre parole, nel grado e anche nella linea (retta o collaterale) in cui una persona è parente di uno dei coniugi sarà affine dell’altro coniuge.

Pensiamo ad esempio ai suoceri, alla nuora, al genero ed ai cognati.

Per calcolare il grado di affinità tra due persone è sufficiente calcolare il grado di parentela che intercorre tra il proprio coniuge e l’affine.

Ad esempio, i suoceri e la nuora o il genero sono tra loro affini in linea retta di primo grado, perché i suoceri sono parenti in linea retta di primo grado del proprio coniuge.

Il fratello del proprio coniuge è affine in linea collaterale di secondo grado perché è parente in linea collaterale di secondo di grado del proprio coniuge.

I cugini del coniuge sono affini in linea collaterale di quarto grado perché sono parenti in linea collaterale di quarto grado del proprio coniuge e così via.

Si noti, infine, che la legge non riconosce più alcun vincolo di affinità oltre il quarto grado.

In generale il rapporto di affinità non viene meno a seguito della morte del coniuge, anche se dal matrimonio non sono nati figli, mentre viene meno quando il matrimonio è dichiarato nullo.

La legge stabilisce che gli affini in linea retta e gli affini in linea collaterale in secondo grado non possono contrarre matrimonio fra di loro.

Questo divieto rimane solo per gli affini in linea retta, anche nel caso in cui il matrimonio sia dichiarato nullo, ovvero i coniugi abbiano divorziato [3].

Si noti, da ultimo, che gli affini di un coniuge non sono legati agli affini dell’altro coniuge da alcun rapporto.

Ad esempio, i genitori dei due coniugi non hanno tra loro alcun rapporto di parentela o affinità e così anche la moglie dello zio del proprio coniuge con i genitori e i parenti dell’altro coniuge.

Il rapporto di coniugio.

Tra marito e moglie non c’è nessun rapporto di parentela, né di affinità, ma solamente una relazione che si chiama coniugio e che deriva direttamente dal matrimonio.

Due persone legate da un rapporto di coniugio non possono validamente contrarre un altro matrimonio.

Sono inoltre tenute a rispettare alcuni obblighi previsti dalla legge, ad esempio, l’obbligo di fedeltà, di assistenza morale e materiale e di collaborazione reciproca.

I coniugi sono anche obbligati a vivere sotto lo stesso tetto e a contribuire secondo le proprie capacità economiche ai bisogni della famiglia.

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e doveri e, su un piano di assoluta parità, prendono le decisioni più importanti per la famiglia, che poi possono attuare anche singolarmente.

  1. Art.74 codice civile.
  2. Art.78 codice civile.
  3. Art.87 codice civile.