A qualcuno potrà sembrare strano, ma se il marito abbandona il tetto coniugale non commette alcun reato.
Insomma, se il nostro partner lascia la casa familiare senza farvi più ritorno non rischia di finire in carcere, né di subire per questo motivo un processo penale.
Ciò non vuol dire, però, che possa abbandonare il tetto coniugale a cuor leggero, ma solo che non subirà conseguenze penali.
Qualche rischio lo corre, solo, in alcuni casi particolari, che vedremo dì seguito.
Allora, abbiamo capito che se il marito abbandona il tetto coniugale non commette alcun reato.
Cerchiamo, ora, di scoprire se può subire altre conseguenze.
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I doveri che nascono dal matrimonio.
Quando ci sposiamo assumiamo alcuni obblighi nei confronti del nostro partner [1].
Non solo quello di essergli fedele e di stargli vicino, contribuendo anche economicamente ai suoi bisogni (c.d. assistenza morale e materiale), ma anche quello di viverci insieme.
Così se il marito abbandona il tetto coniugale viola quest’ultimo obbligo e cioè quello della convivenza.
La violazione di ognuno di questi obblighi può comportare l’addebito della separazione.
In altre parole, se una delle parti lo richiede, il giudice della separazione può stabilire nella sentenza che gli sposi si sono divisi per colpa di uno di loro.
La prima conseguenza è che il colpevole perde il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento.
Solo se si trova in stato di bisogno potrà ottenere gli alimenti e, cioè, lo stretto necessario per vivere, nulla di più.
La parte alla quale viene addebitata la separazione perderà anche il diritto di ricevere i beni dell’altro coniuge al momento della sua morte.
I diritti ereditari, però, si perdono solo nel momento in cui passa in giudicato la sentenza di separazione e cioè quando diventa definitiva.
Può essere questa una conseguenza particolarmente fastidiosa, soprattutto se il coniuge scomparso aveva molte proprietà e un ricco conto in banca.
Non dimentichiamo, poi, che i diritti ereditari si perdono in ogni caso col divorzio.
Quindi l’addebito è l’unico modo per evitare che un coniuge diventi erede dell’altro prima del divorzio.
É ovvio che la parte a cui viene addebitata la separazione avrà anche perso la causa in cui l’altro coniuge ha chiesto l’addebito.
Allora verrà anche condannato a pagare le spese legali.
E tutti noi sappiamo quanto possono essere pesanti le spese di una causa civile.
Un diritto che, invece, il coniuge conserva anche se gli viene addebitata la separazione è quello di ricevere la pensione dell’altro al momento della sua morte (c.d. pensione di reversibilità).
La violazione dei doveri matrimoniali, se particolarmente grave, può anche comportare a carico del colpevole l’obbligo di risarcire i danni subiti dall’altro coniuge.
Occorre, però, che quest’ultimo riesca a provare un’effettiva perdita economica subita a causa della violazione dei doveri del matrimonio oppure una particolare sofferenza dovuta all’abbandono del tetto coniugale o alla violazione degli altri obblighi (c.d. danno morale o esistenziale).
Se il marito abbandona il tetto coniugale commette un reato?
Abbiamo già detto che se il marito abbandona il tetto coniugale non commette alcun reato.
Solo in alcuni casi questa condotta può portare a una condanna penale.
Iniziamo col dire che, a volte, l’allontanamento dalla casa familiare è legittimo e, dunque, non può comportare alcuna conseguenza.
Ad esempio, se il marito si allontana da casa, anche per un lungo periodo, per motivi di lavoro, di studio o di salute, non c’è alcun problema.
Allo stesso modo, le parti, quando hanno intenzione di separarsi, possono decidere di comune accordo che uno di loro si allontani dalla casa familiare per evitare che, continuando a convivere, il loro rapporto degeneri.
Non dimentichiamo, però, che solo il tribunale può autorizzare le parti a vivere separate con l’obbligo del reciproco rispetto.
Ed è questa la formula che normalmente troviamo in un verbale di separazione.
Nella prassi, però, le separazioni di fatto sono molto frequenti, indipendentemente dall’autorizzazione del giudice.
Se poi vengono accettate da entrambe le parti non creano mai problemi.
Vediamo, ora, in quali casi all’abbandono del tetto coniugale seguono anche delle conseguenze penali.
Iniziamo con un esempio per capire meglio.
Se il marito abbandona il tetto coniugale, ma continua a versare mensilmente l’assegno di mantenimento per la moglie o per i figli minori che vivono con lei, non commette alcun reato.
Così, pur potendogli essere addebitata la separazione con le conseguenze già viste, non rischia di finire in carcere.
Questo rischio lo corre solo se, quando si allontana da casa, smette di contribuire al mantenimento della famiglia, che in questo modo viene privata dei mezzi economici per vivere.
Insomma, il reato non scatta quando il marito viola l’obbligo di convivere con la moglie, ma solo quando, allontanandosi dalla casa familiare, non rispetta l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia.
Si dice in questi casi che il marito viola gli obblighi di assistenza familiare [2].
Se il marito abbandona il tetto coniugale rischia di finire in carcere?
Se il marito viola gli obblighi di assistenza familiare rischia di finire in carcere fino a un anno o di dover pagare una multa da 103 a 1.032 euro.
Si applica sia la pena del carcere sia quella della multa, quando il marito, violando questi obblighi, fa mancare ai figli minori, oppure alla moglie, i mezzi necessari per vivere.
In altre parole, se il marito non contribuisce al mantenimento della famiglia, ma ci pensa la moglie, il primo difficilmente finirà in galera, perché, in questo caso, il carcere è previsto solo in alternativa alla multa.
Se, invece, allontanandosi da casa, fa mancare alla moglie, ai figli minori o a quelli che non sono in grado di lavorare i mezzi necessari per vivere, rischia sia la pena detentiva sia la multa.
La stessa cosa succede se il padre sperpera i beni dei figli minori o del coniuge.
Inutile dire, infine, che la pena prevista per questo reato è talmente bassa che difficilmente il marito che abbandona il tetto coniugale finirà in galera.
Infatti, sono tanti e tali gli strumenti previsti dalla legge per evitare il carcere, che viene naturale approfittarne.
Solo nei casi particolarmente gravi e, soprattutto, quando il reato viene commesso più volte si inizia a correre qualche rischio.
- Art.143 codice civile.
- Art.570 codice penale.






