Norme e Diritto

Patteggiare una pena conviene?

Qualche anno fa ero in vacanza con amici e in un locale abbiamo avuto una discussione con alcuni ragazzi.

All’uscita ci siamo anche azzuffati.

Nulla di che, qualche spinta, qualche parola di troppo e un paio di tavolini sfasciati.

Credevo che tutto fosse finito lì.

Purtroppo, giusto ieri, sono stato convocato dai carabinieri che mi hanno consegnato un atto giudiziario.

Mi hanno spiegato che si tratta di un processo penale, una cosa seria che non devo prendere sottogamba.

Ho chiamato subito il mio avvocato che mi ha chiesto di inviargli tutto quanto.

Mi ha anche detto di non preoccuparmi perché potrò senz’altro patteggiare una pena e chiudere tutto senza troppe storie.

Ma cosa significa patteggiare una pena?

Cos’è il patteggiamento?

Sentiamo spesso parlare di processi che si chiudono con un patteggiamento [1].

Anche il governatore della Liguria pochi mesi fa, dopo un lungo periodo di detenzione, ha deciso di chiudere la vicenda patteggiando una pena.

Alla fine, non andrà in carcere e neppure affronterà un lungo processo con udienze e testimoni.

Tutto si è risolto velocemente.

Ci ha pensato il suo avvocato che ha concordato col pubblico ministero una pena di 2 anni e 3 mesi, sostituita con 1.620 ore di lavori di pubblica utilità.

In alcuni casi la legge ammette che chi ha commesso un reato possa decidere di non affrontare un intero processo, con tutti i rischi e le spese che questo comporta, e di concordare con l’accusa una pena.

Questa scelta, che fa risparmiare tempo anche alla macchina della giustizia, viene ripagata dallo Stato con una riduzione importante della pena (fino a un terzo).

Insomma, ci guadagniamo tutti quanti.

Noi imputati, perché beneficiamo di una condanna più lieve, spendiamo meno per l’avvocato e sappiamo subito qual è la pena che dovremo scontare, lo Stato perché chiude un processo più velocemente, a vantaggio di tutta la collettività.

Non sempre, però, è possibile patteggiare.

Intanto possiamo farlo solo se la pena, tenuto conto di tutte le circostanze (aggravanti o attenuanti) che ne comportano un aumento o una diminuzione, non supera i 5 anni.

Se, invece, siamo accusati di un reato particolarmente grave, non è possibile patteggiare, indipendentemente dalla pena prevista dalla legge.

Ad esempio, non è ammesso il patteggiamento per chi fa parte di un’associazione mafiosa o terroristica, per alcuni gravi delitti contro la persona o la libertà sessuale.

Non possono patteggiare neppure i c.d. delinquenti abituali, professionali o per tendenza.

A qualcuno potrà sembrare strano, ma anche i minorenni che commettono un reato non possono patteggiare la pena.

Non può farlo, infine, chi viene coinvolto in un processo penale davanti al giudice di pace, che si occupa dei reati meno gravi.

Patteggiare una pena significa dichiararsi colpevoli?

Quando il nostro avvocato ci propone di chiudere il processo con un patteggiamento, viene naturale, in prima battuta, rifiutare questa soluzione, magari perché siamo convinti di non aver fatto nulla di male e di poter dimostrare la nostra innocenza.

Meglio, però, non fare scelte affrettate.

Innanzitutto, patteggiare una pena non significa per forza ammettere la propria colpevolezza.

Stiamo solo approfittando di un’opportunità che la legge ci dà per uscire velocemente da una brutta avventura senza rischiare più del necessario.

Non dimentichiamo, poi, che, se decidiamo di patteggiare, oltre a vedere ridotta fino a un terzo la nostra pena, otterremo anche diversi altri vantaggi.

Cerchiamo di capire meglio.

Conviene patteggiare una pena?

Innanzitutto, come abbiamo già detto, il patteggiamento comporta la riduzione della pena fino a un terzo.

Inoltre, non saremo condannati a risarcire i danni subiti da chi ci ha denunciato o, comunque, dalla vittima del reato.

In altre parole, la c.d. parte civile viene esclusa dal processo definito con un patteggiamento.

Potrà solo ottenere il rimborso delle spese legali pagate al suo avvocato per la costituzione di parte civile.

Ciò non vuol dire che la vittima del reato, esclusa dal processo penale, non possa farci causa davanti al giudice civile e chiedere in quella sede il risarcimento dei danni.

Questo, però, non accade così spesso sia per i costi delle cause civili, sia per la loro durata, sia perché è più difficile ottenere una condanna in un processo civile, soprattutto se non ci sono testimoni.

In questo caso, infatti, spetta solo a chi ha avviato la causa dare la prova delle proprie ragioni.

Ma non finisce qui.

A dimostrazione che col patteggiamento non ci dichiariamo colpevoli, la relativa sentenza non può essere utilizzata dalla vittima neppure in un processo civile per provare la nostra responsabilità.

Se facciamo in fretta e presentiamo la domanda di patteggiamento prima di arrivare davanti al tribunale (c.d. dibattimento), il giudizio si può svolgere in camera di consiglio e non in un’udienza pubblica.

Questo può essere molto utile per evitare una spiacevole pubblicità.

Non solo.

La sentenza di patteggiamento non può essere impugnata dal pubblico ministero che ha dato il suo consenso.

Questo aspetto è molto interessante, perché una volta che abbiamo patteggiato la pena possiamo considerare definitivamente chiusa la faccenda.

Un altro vantaggio è sicuramente quello che col patteggiamento non si applicano le pene accessorie (ad esempio la sospensione di un’attività commerciale o professionale).

Però, se veniamo pizzicati alla guida di un’auto in stato di ebrezza, anche se patteggiamo la pena, non possiamo evitare la sospensione della patente o, nei casi più gravi, la confisca della macchina.

Non meno importante è il fatto che, se patteggiamo, il reato si estingue dopo un determinato periodo.

Ciò vuol dire che dopo 5 anni o, nei casi di reati meno gravi (c.d. contravvenzioni), dopo 2 anni, il reato verrà cancellato dal nostro certificato penale.

Questo ovviamente se nel frattempo non ne commettiamo altri.

Non dimentichiamo, infine, che se chiudiamo un processo penale con un patteggiamento spendiamo molto meno anche per l’avvocato. 

In questo caso, infatti, il processo non dura così a lungo e ciò anche senza pensare ad un eventuale appello o, addirittura, alla cassazione.  

Gli svantaggi del patteggiamento.

Patteggiare una pena conviene sempre?

Probabilmente no.

Tanto per iniziare, col patteggiamento rinunciamo a difenderci e ci limitiamo ad accettare la condanna, certamente più leggera, ma pur sempre una condanna.

Inoltre, se patteggiamo rinunciamo anche ad altri vantaggi.

Ad esempio, non possiamo far valere la prescrizione quando è passato troppo tempo dal momento in cui abbiamo commesso il reato a quello in cui veniamo rinviati a giudizio e, poi, condannati.

Non possiamo neppure beneficiare di un’eventuale amnistia o di una depenalizzazione che, se intervenute durante il processo, ci farebbero uscire definitivamente dal processo stesso senza alcuna condanna.

  1. Art.444 codice di procedura penale.