Famiglia

Abitare nella casa di proprietà dei genitori  

Spesso sentiamo dire che i giovani hanno serie difficoltà a lasciare la famiglia d’origine per farsi strada nel mondo.

D’altro canto il lavoro precario e gli stipendi troppo bassi non favoriscono certo il raggiungimento dell’indipendenza economica.

Costruire una famiglia, poi, è ancora più difficile.

Allora, accade spesso che i genitori scendano in campo per aiutare i propri figli.

Qualche volta si tratta di un sostegno solo morale, altre volte di un vero e proprio sostegno economico.

E così, se la famiglia ha la disponibilità di un grosso immobile o, addirittura, di una seconda abitazione di proprietà, capita spesso di vedere i figli abitare nella casa di proprietà dei genitori anche se hanno superato da tempo la maggiore età.

In tutti questi casi, viene da chiedersi quali siano i diritti e i doveri dei genitori proprietari e quali quelli dei figli.

Cerchiamo di scoprirlo insieme.

Abitare nella casa di proprietà dei genitori è un diritto?

Iniziamo col dire che un figlio che ha superato la maggiore età non ha alcun diritto di continuare ad abitare nella casa di proprietà dei genitori.

La legge prevede, infatti, che i figli possano rimanere nella casa familiare solo fino al compimento del diciottesimo anno d’età [1].

Fino a questo momento, i genitori non possono mandarli via e ciò indipendentemente dal fatto che lavorino, e, quindi, producano un reddito, oppure non facciano nulla.

Come già detto, la situazione cambia nel momento in cui i figli compiono 18 anni.

Cerchiamo di capire meglio.

Innanzitutto, se un figlio maggiorenne studia o si impegna attivamente per cercare un lavoro, ovviamente i genitori non lo possono cacciare da casa.

Se, invece, è un fannullone, non studia, non lavora e neppure lo cerca, i genitori possono mandarlo via di casa.

Per farlo, però, devono ottenere un provvedimento del tribunale che ordini al figlio di lasciare la loro casa [2].

Abitare nella casa di proprietà dei genitori: il comodato.

Abbiamo appena detto che i figli, una volta raggiunta la maggiore età, non possono più pretendere di abitare nella casa di proprietà dei genitori.

Nella maggior parte dei casi, però, i genitori continuano a tenere con sé i propri figli e, quando questi ultimi si sentono pronti per andarsene, si danno da fare per aiutarli a trovare una nuova sistemazione.

Se, poi, i genitori dispongono di una seconda casa, magari quella ereditata dalla loro mamma o dal papà, non è insolito che la mettano a disposizione dei figli, consentendo loro di abitarla finché ne hanno voglia.

In questo caso può essere una buona idea quella di far firmare al figlio un contratto di comodato.

Con il contratto di comodato il proprietario (c.d. comodante) concede a un’atra persona (c.d. comodatario) l’uso gratuito del suo immobile [3].

Le parti possono stabilire che questo contratto abbia una certa durata oppure non prevedere alcun termine di durata.

Nel primo caso, alla scadenza del contratto, il figlio dovrà restituire la casa ai genitori e andarsene via.

Fino alla scadenza, però, i genitori non possono impedire al figlio di usare la casa di loro proprietà, a meno che non si verifichi un fatto eccezionale, di cui diremo di seguito.

Se le parti non hanno stabilito alcun termine finale (c.d. comodato precario), il figlio potrà rimanere ad abitare nella casa di proprietà dei genitori per tutto il tempo che desidera.

In questo caso i proprietari saranno liberi di richiedere la restituzione della casa in qualsiasi momento, senza neppure dover motivare la loro richiesta.

Nella maggior parte dei casi, però, genitori e figli non firmano alcun contratto di comodato e, così, non c’è quasi mai un vero e proprio termine entro cui il figlio deve liberare l’immobile.

Abitare nella casa di proprietà dei genitori con la moglie e i figli.

Se i genitori concedono a un figlio di vivere gratuitamente a casa loro, lo fanno senz’altro per aiutarlo, visto che così gli fanno risparmiare un sacco di soldi.

La situazione, però, si complica se il figlio decide di sposarsi e di andare a vivere con la moglie nella casa dei genitori.

In questo caso, in assenza di un contratto scritto o se non è previsto un termine di durata del comodato, il figlio potrà abitare nella casa dei genitori vita natural durante?

Va subito detto che il problema si pone soltanto se la giovane coppia ha messo al mondo dei figli.

Infatti, se le parti non hanno stabilito alcun termine di durata, i genitori non potranno rientrare in possesso della casa finchè all’interno di essa ci sono dei minori o dei maggiorenni che non sono in grado di mantenersi da soli.

I genitori potranno ottenerne la restituzione solo se si verifica una situazione urgente ed imprevedibile.

Ma cosa succede se la coppia si separa?

Il figlio potrà continuare ad abitare nella casa di proprietà dei genitori o rischierà di perderla a vantaggio della sua ex?

Anche in questo caso quello che conta è la presenza, o meno, di figli minori.

Così se la coppia ha dei figli minori la casa verrà assegnata al genitore con cui il figlio continuerà a vivere e, quindi, anche alla moglie o alla compagna di nostro figlio se i minori restano a vivere con quest’ultima.

Allora pensiamoci bene prima di dare in comodato la casa a nostro figlio, perché, in alcuni casi, rischiamo di perderla anche per molti anni.

Come liberare la casa di proprietà dei genitori?

È chiaro che, se i genitori consentono a un figlio di abitare gratuitamente a casa loro, lo fanno per aiutarlo, mettendogli a disposizione un tetto sotto il quale poter vivere con la propria famiglia.

Abbiamo anche detto che, se la famiglia si sfascia, i genitori non possono ottenere, solo per questo motivo, la restituzione della casa occupata dal figlio o dalla sua ex.

Ci sono, però, dei casi in cui è possibile liberare l’immobile anche prima che i nipoti siano diventati maggiorenni ed economicamente indipendenti.

A tal fi ne i genitori devono provare di avere la necessità di rientrare in possesso dell’immobile.

Pensiamo, ad esempio, al caso in cui l’abitazione dei genitori sia diventata inagibile a seguito di un terremoto, di un incendio o per altri gravi motivi.

Si tratta senz’altro di eventi improvvisi ed imprevedibili che consentono ai genitori di richiedere la restituzione della casa concessa in comodato al figlio.

  1. Art.147 codice civile.
  2. Cass. civ. n.38366 del 3 dicembre 2021.
  3. Art.1809 codice civile.