Non è mai finita.
Ogni mese dobbiamo lottare per far quadrare i conti e spesso, proprio quando pensiamo di esserci riusciti, arriva quell’ultima bolletta che ci manda in rosso.
Siamo talmente abituati a rincorrere le scadenze che non facciamo nemmeno più caso a quello che paghiamo.
Bello sbaglio!
Mai dare per scontato che le nostre bollette siano giuste.
Spesso, infatti, contengono degli errori.
Allora vale sempre la pena perdere qualche minuto per controllare i nostri consumi e gli addebiti dei nostri fornitori.
Ma se le nostre bollette sono sbagliate, cosa possiamo fare?
Dobbiamo pagarle comunque per evitare l’interruzione del servizio e poi chiedere il rimborso o è meglio contestarle senza tirare fuori un centesimo?
E, in questo caso, sappiamo come contestare una bolletta?
Cerchiamo di scoprirlo insieme.
Indice dei contenuti
Come contestare una bolletta troppo alta: gli errori da denunciare?
Un errore nel nostro nome o indirizzo non ci autorizza certo a contestare una bolletta e, magari, a non pagarla.
I problemi di cui possiamo lamentarci, infatti, sono ben altri.
Possiamo contestare una bolletta ad esempio:
- se il nostro fornitore ci addebita dei consumi superiori rispetto a quelli che abbiamo effettuato;
- se non ci fa pagare la tariffa prevista nel contratto, ma una più alta;
- se viene applicato un aumento che non è stato comunicato con un giusto preavviso;
- se ci vengono addebitati costi non dovuti o servizi ai quali non siamo abbonati;
- se l’IVA non è corretta o se le somme che ci vengono richieste a titolo di conguaglio sono già state pagate;
- se la bolletta è stata emessa dal vecchio fornitore dopo che abbiamo fatto il contratto con un altro.
Come contestare una bolletta troppo alta: il reclamo.
Se pensiamo che la nostra bolletta sia sbagliata, perché, ad esempio, ci è richiesta una somma spropositata, la prima cosa che ci viene in mente di fare è di non pagarla e di scrivere una lettera di reclamo al nostro fornitore.
Nel reclamo, da inviare con raccomandata con avviso di ricevimento o, se ne abbiamo una, con posta elettronica certificata (PEC), dobbiamo spiegare tutte le nostre ragioni ed elencare gli errori che abbiamo trovato nella bolletta.
Per consentire al nostro fornitore di svolgere un’indagine approfondita, non dimentichiamo di indicare nella lettera di contestazione, oltre al nostro nome, cognome, codice fiscale e indirizzo di residenza, tutti i dati della fornitura (luogo, numero contatore o codice cliente e così via).
L’ideale sarebbe quello di mandare, insieme al reclamo, anche una copia della bolletta contestata.
Dobbiamo, infine, richiedere l’annullamento della fattura e, se già pagata, la restituzione delle somme versate per errore.
A questo punto non ci resta che aspettare per vedere se siamo stati così bravi da risolvere il problema, oppure no.
Il nostro fornitore entro un breve periodo di tempo (40 giorni) deve darci una risposta.
Entro questo termine, infatti, deve inviarci una comunicazione con la quale, se ritiene, accoglie il nostro reclamo.
Quando, invece, lo respinge, deve sempre spiegarci i motivi.
Se, poi, per decidere gli servono altri dati sulla fornitura o altri documenti, dovrà avvisarci, sempre nel termine che abbiamo detto (40 giorni), e richiederci quello di cui ha bisogno.
Avrà, così, a disposizione altri 15 giorni per risponderci.
Se il fornitore non rispetta i termini (40 o 15 giorni che siano), abbiamo diritto a un risarcimento, che, di solito, va da 20 a 60 euro a seconda del ritardo nella risposta.
Ricordiamo, infine, che se ci danno ragione, il rimborso della somma pagata in più o la sistemazione della bolletta potrebbe non essere così immediata.
Il nostro fornitore, infatti, ha tempo 90 giorni per fare tutto.
Come contestare una bolletta: gli organismi di conciliazione.
Sarebbe bello risolvere il problema con una semplice lettera.
Sappiamo tutti, però, che questo, nella maggior parte dei casi, non succede.
Ma non dobbiamo arrenderci, perché abbiamo comunque la possibilità di ottenere giustizia rivolgendoci a un organismo di conciliazione.
Per favorire i consumatori, infatti, esistono degli organismi ai quali dobbiamo ricorrere obbligatoriamente prima di andare in tribunale.
Per i contratti telefonici, ad esempio, esiste una procedura online.
L’autorità garante delle telecomunicazioni mette in campo conciliaweb per risolvere tutte le problematiche tra utenti e operatori di servizi di telefonia e audiovisivi.
L’autorità di regolazione per energia reti e ambiente (arera), a sua volta, offre un servizio online, obbligatorio, di conciliazione gratuito per la risoluzione dei problemi con il nostro fornitore.
Per assicurare maggiore efficacia alla procedura, è stabilito che i fornitori di energia, quelli del telecalore e i gestori idrici sono obbligati a partecipare alla procedura.
Ci sono poi organismi di conciliazione presso le associazioni dei consumatori, che certamente sono quelli che conosciamo di più.
Ce ne sono anche presso le camere di commercio.
Di solito gli organismi legati all’autorità garante delle telecomunicazioni o all’arera sono gratuiti, mentre quelli delle associazioni dei consumatori o delle camere di commercio non lo sono, anche se la spesa è piuttosto contenuta.
Le procedure sono semplici.
Una volta che ci siamo rivolti all’organismo di conciliazione, spiegando i motivi del nostro reclamo, viene nominato un mediatore (o un collegio) che fissa un incontro nel quale potremo esporre le nostre ragioni alla presenza anche del fornitore.
Nel corso del primo incontro è già possibile trovare una soluzione.
Se non si riesce si può anche decidere di farne un altro.
In ogni caso il procedimento non può durare all’infinito, ma deve chiudersi in un tempo massimo fissato dall’organismo stesso ed uguale per tutti.
Ad esempio, l’arera stabilisce che il procedimento di conciliazione deve finire entro 90 giorni (prorogabili al massimo per altri 30).
Al termine del procedimento, se le parti trovano un accordo, la questione è chiusa e il verbale firmato dalle parti stesse vale come una sentenza del giudice.
Se, invece, non trovano l’accordo, potranno andare in tribunale.
Infine, una cosa da non dimenticare è che non possiamo attendere tutto il tempo che vogliamo prima di rivolgerci ad un organismo di conciliazione.
L’arera, ad esempio, prevede che la richiesta di conciliazione vada fatta entro un anno dall’invio del reclamo.
Come contestare una bolletta: la causa davanti al giudice.
In tutti i casi in cui non siamo riusciti a spuntarla né con il reclamo, né con il tentativo di conciliazione, non ci resta che andare davanti al giudice o lasciare perdere.
Se decidiamo di non arrenderci, prima è meglio parlare con un avvocato.
Sarà lui a consigliarci per il meglio, a fare gli atti e ad andare in udienza davanti al giudice per convincerlo che le nostre bollette erano sbagliate.
La causa finisce con una sentenza.
Se ci viene data ragione otterremo il rimborso di quanto pagato in più in bolletta e delle spese legali sostenute.
La legge ci dà anche la possibilità di fare la causa da soli, senza l’aiuto di un avvocato, ma solo nel caso in cui il valore della nostra domanda non superi i 1.100 euro [1].
- Art.82 codice di procedura civile.






