Questa volta l’abbiamo fatta grossa, così sarà difficile evitare la punizione del datore di lavoro.
Sappiamo, però, che per poterci sanzionare il nostro capo deve seguire una procedura ben precisa.
Può essere utile, allora, conoscere questa procedura per capire come difendersi da una contestazione disciplinare.
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Come difendersi da una contestazione disciplinare: i doveri del lavoratore.
Il dipendente deve sempre lavorare con impegno e diligenza.
Deve anche seguire le disposizioni del datore di lavoro oppure di un suo delegato.
Si dice, infatti, che il datore di lavoro ha il potere direttivo e cioè il potere di dare ordini ai dipendenti e di guidare la loro attività.
Al datore, inoltre, spetta il potere disciplinare e cioè il potere di punire il lavoratore che non segue le sue direttive [1].
Questo potere, però, non è assoluto, ma è sottoposto a una serie di limiti previsti dallo statuto dei lavoratori [2.].
Come difendersi da una contestazione disciplinare: i doveri del datore di lavoro.
Innanzitutto, il datore di lavoro deve portare a conoscenza dei dipendenti le norme che regolano il suo potere disciplinare.
Per farlo, deve appendere all’interno dell’azienda, in un luogo aperto a tutti, il c.d. codice disciplinare nel quale sono indicate le condotte, le sanzioni e la procedura che deve essere seguita per applicarle.
Il datore di lavoro, inoltre, prima di punire il lavoratore, deve contestargli la violazione e sentirlo a sua difesa.
In ogni caso la sanzione non può essere applicata prima che siano trascorsi 5 giorni dalla contestazione disciplinare, salvo che si tratti di un semplice richiamo orale.
Ciò vuol dire che prima di consegnare al dipendente la lettera con cui viene applicato il provvedimento disciplinare, il datore di lavoro deve aspettare 5 giorni per permettere al dipendente stesso di giustificarsi oralmente oppure per iscritto.
Come difendersi da una contestazione disciplinare: le giustificazioni del lavoratore.
Il dipendente che riceve una contestazione disciplinare, per quanto grave possa essere la violazione commessa, deve sempre presentare le proprie difese, con uno scritto o chiedendo di essere ascoltato.
Diciamo subito che non c’è molto tempo per pensarci su.
Il lavoratore, infatti, ha solo 5 giorni per inviare all’azienda le proprie difese, facendo attenzione che il sabato, la domenica e i giorni festivi vanno considerati nel conteggio.
Così, ad esempio, se ricevo una lettera di contestazione disciplinare il 31 maggio, devo presentare le giustificazioni entro il 5 giugno e ciò anche se il 2 giugno è festa.
Il termine di 5 giorni, infatti, si interrompe soltanto durante il periodo di chiusura dell’azienda per ferie.
In tutti i casi in cui il capo invece di consegnarmi la lettera di contestazione a mani, mi spedisce una raccomandata, posso iniziare a contare i giorni per presentare le mie difese dal momento in cui il postino mi ha consegnato la lettera oppure dal momento in cui sono andato a ritirarla in posta.
Una volta trascorsi 5 giorni dal ricevimento della lettera di contestazione disciplinare, non c’è più nulla da fare, salvo che entro questo termine il dipendente non sia riuscito a mettere a punto la propria difesa [3].
Ricordiamo che se il lavoratore non comunica espressamente all’azienda, entro 5 giorni, che intende consegnare altri documenti per completare la sua difesa, quest’ultima può applicare il provvedimento disciplinare anche prima dei 5 giorni, non appena abbia ricevuto le giustificazioni del lavoratore [4].
Abbiamo già detto che il lavoratore può presentare le proprie difese in forma scritta, inviando all’azienda una mail, una PEC oppure una raccomandata.
Può anche chiedere di essere sentito oralmente, da solo oppure facendosi aiutare da un rappresentante del sindacato al quale è iscritto o che ha incaricato appositamente.
Non è ammesso, invece, l’intervento di un legale.
Quindi non possiamo farci accompagnare dal nostro amico avvocato quando andiamo in azienda a presentare oralmente le nostre giustificazioni.
Consigliamo, però, di ricorrere ad un avvocato per scrivere le proprie giustificazioni.
Potrà tornare utile nel caso in cui si debba, poi, impugnare davanti al giudice la sanzione inflittaci.
Infine, il lavoratore quando presenta le proprie giustificazioni scritte, può chiedere al datore di lavoro di essere sentito anche oralmente.
Come difendersi da una contestazione disciplinare?
È importante capire come difendersi da una contestazione disciplinare, per cercare di convincere il datore di lavoro della propria innocenza ed evitare conseguenze a volte anche gravi.
Occorre, quindi, esaminare con la massima attenzione i fatti contestati e non presentare difese troppo generiche.
Si consiglia, infine, di individuare elementi diversi da quelli espressi dal datore di lavoro per escludere l’esistenza dei fatti contestati.
Come difendersi da una contestazione disciplinare: la conclusione del procedimento.
Una volta che abbiamo presentato le nostre giustificazioni oppure è decorso il termine senza che ci siamo difesi, il datore di lavoro può applicare il provvedimento disciplinare oppure, se l’abbiamo convinto della nostra innocenza, può chiudere il procedimento senza fare nulla.
Se, invece, decide di applicare una sanzione disciplinare deve comunicarcelo con una lettera raccomandata,
Tale comunicazione deve partire entro il termine stabilito dal contratto collettivo di settore.
Per essere sicuri che il datore di lavoro abbia seguito correttamente la procedura, si consiglia di dare sempre un’occhiata al contratto collettivo nella sezione disciplina del lavoro o sanzioni disciplinari.
Spetta al datore anche comunicarci se dobbiamo immediatamente scontare la punizione oppure rinviare l’esecuzione in un altro momento.
Come difendersi da una contestazione disciplinare: le sanzioni.
Iniziamo subito col dire che è il contratto collettivo a stabilire, per ogni violazione, quale sanzione può essere applicata al dipendente.
Le sanzioni, partendo da quelle più lievi, sono:
- il richiamo scritto;
- la multa e cioè la trattenuta in busta paga da 1 a 4 ore di stipendio;
- la sospensione dal lavoro, con perdita della retribuzione, fino a 10 giorni;
- il licenziamento in tronco, senza il periodo di preavviso oppure il licenziamento con preavviso (c.d. per giustificato motivo soggettivo).
Ricordiamo, infine, che per il rimprovero orale non è necessario che il datore di lavoro segua la procedura disciplinare appena vista e, in particolare, che la sanzione sia preceduta da una contestazione scritta dell’addebito.
Come impugnare il provvedimento disciplinare?
Entro 20 giorni il dipendente può impugnare davanti a un collegio di conciliazione e arbitrato presso l’ispettorato territoriale del lavoro il provvedimento disciplinare applicatogli.
Può così ottenere l’annullamento della sanzione oppure la conversione della stessa in una sanzione più leggera.
Può anche rivolgersi a un avvocato ed impugnare la sanzione disciplinare davanti al giudice del lavoro.
Ricordiamo, infine, che non si può più tenere conto delle sanzioni a qualsiasi effetto dopo 2 anni dalla loro applicazione e, quindi, decorso questo termine, non ha più senso impugnarle in tribunale.
- Art.2106 codice civile.
- Art.7 legge n.300 del 20 maggio 1970.
- Cass. civ. n.488 del 13 gennaio 2005.
- Cass. civ. n.21296 del 6 ottobre 2009.






