Norme e Diritto

Cos’è il recupero crediti e come funziona?

Chi esercita un’attività economica, sia da solo, sia con altri, sa bene che non basta avere dei clienti e svolgere bene il proprio lavoro, ma è anche necessario far quadrare i conti.

Per farlo è importante che le prestazioni svolte vengano regolarmente pagate dai clienti.

Nel caso in cui questi ultimi non provvedano, alle volte può essere sufficiente effettuare una telefonata.

In altri casi, invece, è necessario inviare un sollecito a mezzo raccomandata o posta elettronica.

Ma se tutto ciò non dovesse bastare dovremo cercare di recuperare i nostri crediti con altri sistemi.

Vediamo allora cos’è il recupero crediti e come funziona.

Cos’è il recupero crediti?

Innanzitutto, si parla di recupero crediti tutte le volte in cui è necessario svolgere una o più attività per ottenere il pagamento di una somma di denaro dovuta dal debitore al suo creditore.

Va subito detto che non è possibile dare avvio all’azione di recupero crediti finché il termine previsto per il pagamento non sia scaduto.

Ad esempio, se emettiamo una fattura il 4 novembre 2022 e fissiamo il pagamento a 30 giorni, non ci sarà alcun credito da recuperare sino al 4 dicembre 2022.

É necessario poi che il debitore sia messo nelle condizioni di poter pagare il proprio debito.

Così é importante che sulla fattura vengano indicate a chiare lettere le modalità di pagamento, riportando, ad esempio, il codice IBAN oppure il numero di conto corrente postale.

Allora, possiamo parlare di recupero crediti solo quando il destinatario della fattura, pur avendo a disposizione tutti gli elementi per pagare, non provvede a farlo.

In questi casi, il creditore potrà cercare di recuperare i propri soldi anche senza ricorrere a un legale, chiamando direttamente il debitore oppure inviandogli solleciti per posta ordinaria o elettronica.

Solo di fronte ad un debitore sfuggente o poco disponibile, sarà necessario rivolgersi a un avvocato.

L’avvocato potrà procedere al recupero del credito senza recarsi in tribunale, spingendo il debitore a pagare spontaneamente, oppure ottenendo un provvedimento del giudice necessario per avviare un’azione esecutiva nei confronti del debitore inadempiente.

Cos’è il recupero crediti stragiudiziale?

Tutte le attività volte ad ottenere il pagamento spontaneo da parte del debitore rientrano nel recupero crediti stragiudiziale.

Come già detto, tale attività si realizza di norma attraverso solleciti telefonici o scritti effettuati personalmente dal creditore, attraverso un legale oppure una società di recupero crediti.

Ricordiamo che se il creditore non fa nulla per recuperare i propri soldi, l’inadempimento del debitore si considera tollerato.

Può anche accadere che il debitore, se non ha denaro sufficiente a soddisfare le richieste del creditore, proponga a quest’ultimo un piano di rientro e cioè di pagargli un po’ alla volta la somma dovuta.

In questi casi, si consiglia di valutare attentamente la proposta e di non rifiutarla frettolosamente, poiché l’attività giudiziale di recupero crediti richiede generalmente molto tempo con il rischio di non ottenere nulla se il debitore non ha beni pignorabili.

Si consiglia, inoltre, di mettere per iscritto l’impegno del debitore di pagare il dovuto a rate, indicandone il numero, l’importo e le singole scadenze.

A tal fine è bene farsi assistere da un legale, il quale dovrà prevedere la possibilità di far saltare l’accordo nel caso in cui non venga pagata anche una sola rata da parte del debitore (c.d. decadenza dal beneficio del termine).

Cos’è il recupero crediti giudiziale?

Fallito il tentativo di ottenere il pagamento spontaneo da parte del debitore, per avviare un’azione di recupero crediti giudiziale è necessario rivolgersi ad un avvocato.

L’avvocato, infatti, è l’unico professionista legittimato a richiedere al giudice l’emissione di un ordine di pagamento.

A tal fine occorrerà consegnare al legale tutta la documentazione che dimostra l’esistenza del credito e, così, gli ordini, le fatture, i documenti di trasporto, le dichiarazioni di riconoscimento del debito, i solleciti di pagamento e via dicendo.

Ricevuta dal creditore la documentazione necessaria ed inviato un ultimo sollecito al debitore, l’avvocato preparerà un ricorso da depositare in tribunale per ottenere un decreto ingiuntivo.

Il decreto, una volta firmato dal giudice, verrà notificato, insieme al ricorso, al debitore, il quale dovrà provvedere al pagamento di quanto dovuto entro 40 giorni dalla notifica, sotto minaccia di esecuzione forzata.

Nel caso in cui quest’ultimo non provveda al pagamento del debito, decorso il termine appena indicato (40 giorni), il creditore dovrà richiedere alla cancelleria del giudice il rilascio della formula esecutiva.

Dovrà poi notificare al debitore l’atto di precetto, che riepiloga le somme dovute (importo del debito, interessi e spese legali liquidate dal giudice) e con il quale il creditore lo invita ancora una volta a pagare in un termine breve (10 giorni).

Se anche in questo caso il debitore non provvede, il creditore potrà chiedere l’intervento dell’ufficiale giudiziario per pignorare i suoi beni (mobilio, auto, immobili e così via) oppure il conto corrente bancario o il suo stipendio.

Si suggerisce, infine, di agire nei confronti del debitore senza perdere troppo tempo così da impedire a quest’ultimo di nascondere i propri beni e rendere inutili le azioni esecutive avviate dal creditore.

Cos’è il recupero crediti: la dichiarazione di inesigibilità.

Il creditore ha sempre diritto ad ottenere il pagamento dal proprio debitore.

Vi sono, però, delle situazioni in cui, a causa delle condizioni economiche di quest’ultimo, il creditore non riesce a recuperare quanto dovutogli.

In questi casi la legge [1] consente che il credito, a determinate condizioni, venga dichiarato inesigibile e cioè non più riscuotibile.

In particolare, il credito può essere dichiarato inesigibile quando sono trascorsi almeno 6 mesi dalla sua scadenza e sia di modesta entità (ad esempio 2.500 euro se il creditore ha un fatturato di fino a 150 milioni di euro, oppure 5.000 euro se il fatturato è superiore).

Per i crediti di importo superiore, invece, la dichiarazione di inesigibilità può aver luogo solo in caso di:

  • pignoramento negativo (e cioè sena alcun risultato);
  • irreperibilità del debitore;
  • fallimento del debitore stesso.

Ricordiamo, infine, che i crediti inesigibili possono essere portati a perdita nel bilancio dell’azienda, eliminandoli così dall’attivo patrimoniale.

  1. Art.33 comma 5 legge n.134 del 7 agosto 2012.