In breve

> Diffamazione e diritto di critica: cassazione n. 18056 del 2 maggio 2023

Si sente dire spesso che i giovani d’oggi sono viziati, abituati ad essere difesi dai genitori che, in questo modo, cercano di mettere a tacere i loro sensi di colpa.

É vero che la vita frenetica e i mille impegni, lavorativi e non, ci costringono spesso a delegare l’educazione dei nostri figli ai nonni, agli insegnanti o all’allenatore, allontanandoci dalla famiglia.

Capita, allora, che quando ci troviamo ad affrontare i problemi dei nostri figli siamo incapaci di ragionare e di assumere una posizione chiara.

Difficile accogliere le critiche di buon grado e, così, anche quelle degli insegnanti ai nostri ragazzi ci fanno male.

Le viviamo come accuse al nostro modo di vivere, di educare e di affrontare i problemi.

E quando abbiamo l’impressione che un insegnante continui a bersagliare nostro figlio, ci sentiamo autorizzati ad intervenire, soprattutto in questo periodo, quando ormai gli scrutini sono vicini e si decidono promozioni e bocciature.

Non sono rare, allora, le denunce da parte dei genitori al dirigente della scuola, con le quali si lamentano del comportamento dell’insegnante.

In questi casi, però, l’insegnante stesso potrebbe sentirsi diffamato [1], offeso nel suo onore e nella sua professionalità.

Allora, è molto importante capire quali differenze ci sono tra diffamazione e diritto di critica, anche per evitare di incappare in una querela o denuncia penale.

La Corte di cassazione, in una recente decisione [2], è intervenuta proprio per chiarire quali sono queste differenze.

Secondo i giudici non c’è diffamazione in tutti i casi in cui il genitore esprime le proprie critiche nei confronti di un insegnante e lo fa con toni civili e pacati senza ricorrere agli insulti.

In questo caso, infatti, si limita ad esercitare il diritto di critica nei confronti del docente, esprimendo il suo punto di vista e sottolineando gli aspetti negativi della condotta del docente stesso.

Di conseguenza non merita di essere punito.

Anche se il genitore usa dei toni un po’ più accesi non può essere perseguito, sempre che questi toni vengano utilizzati allo scopo di esprimere il proprio dissenso e far arrivare in modo più diretto il messaggio al dirigente scolastico.

Allora, una volta che abbiamo capito le differenze tra diffamazione e diritto di critica, dopo aver ascoltato i nostri figli e valutato attentamente i fatti, sentiamoci liberi di esprimere le nostre critiche all’operato degli insegnanti, purché nel farlo evitiamo di utilizzare un linguaggio volgare o violento.

  1. Art.595 codice penale.
  2. Cass. pen. n.18056 del 2 maggio 2023.