Ognuno di noi ha sentito parlare di legge 104 e permessi retribuiti o avrà saputo di un collega di lavoro, di un conoscente o di un familiare autorizzato ad allontanarsi dal posto di lavoro grazie ad uno di questi permessi.
Cerchiamo ora di capire di cosa si tratta ed i rischi che si corrono se si violano le regole.
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Legge 104 e permessi retribuiti: cosa dice la legge?
La legge [1] prevede diverse agevolazioni per i familiari di soggetti che versano in situazione di disabilità e per i disabili stessi.
Ad esempio, il lavoratore disabile ed il familiare che si occupa di curare il disabile, non ricoverato, hanno diritto a tre giorni di permesso retribuito al mese, che si possono anche utilizzare frazionati in ore.
In quest’ultimo caso è utile sapere che al dipendente che lavora 40 ore a settimana per 5 giorni spettano 24 ore di permesso al mese (40 : 5 x 3), al dipendente che invece lavora 20 ore a settimana per 5 giorni spettano 12 ore al mese (20 : 5 x 3) e via dicendo.
In alternativa, chi assiste un disabile minore di tre anni può usufruire di due ore di permesso retribuito al giorno se il suo orario di lavoro é di almeno sei ore giornaliere, di una sola ora se il suo orario é inferiore a sei ore.
Si noti, infine, che la situazione di disabilità grave [2] deve essere accertata da un’apposita commissione medica presente in ogni ASL, di cui fa parte anche un operatore sociale ed un esperto e, dal 2010, un medico dell’Inps.
Legge 104 e permessi retribuiti: chi può usufruirne?
La legge stabilisce che il lavoratore dipendente, sia pubblico che privato, può ottenere il riconoscimento dei permessi della legge 104 per assistere:
- il coniuge,
- un parente entro il secondo grado (nonni, fratelli e figli dei nostri figli) o un affine entro lo stesso grado (nonno e nonna del coniuge), ovvero
- un parente entro il terzo grado (bisnonni, zii e nipoti) o un affine entro lo stesso grado (bisnonni del coniuge, zii del coniuge e suoi nipoti) qualora i genitori o il coniuge della persona disabile abbiano compiuto i sessantacinque anni oppure siano anche essi invalidi o siano già morti.
Attenzione, la legge non consente a più persone di usufruire dei permessi retribuiti per assistere lo stesso soggetto.
Ciò é consentito solo ai genitori, anche adottivi, che assistono il figlio disabile in via alternativa, ossia non contemporaneamente.
Infine se il disabile risiede in un comune distante più di 150 km da quello in cui vive il familiare che lo assiste, quest’ultimo, per poter usufruire dei permessi, deve poter dimostrare il raggiungimento del luogo di residenza dell’assistito (ad esempio con scontrini del pedaggio autostradale, con biglietti ferroviari o dell’autobus e così via).
I permessi della legge 104 sono interamente a carico dell’Inps, anche se le somme vengono anticipate dal datore di lavoro in busta paga.
Legge 104 e permessi retribuiti: se si violano le regole?
Accade spesso che il lavoratore che utilizza i permessi della legge 104 si trasformi in un sorvegliato speciale all’interno dell’azienda e ciò in quanto il datore di lavoro si sente in dovere di svolgere un attento controllo sulle modalità di utilizzo delle ore destinate all’assistenza del disabile.
Il passo falso del dipendente che abusa dei permessi retribuiti e, quindi, li utilizza per finalità diverse da quelle previste dalla legge, normalmente viene punito dal datore di lavoro, che ne viene a conoscenza, con il licenziamento in tronco.
Di fronte alla prova che il lavoratore ha usato i permessi della legge 104 per dedicarsi ad attività diverse dall’assistenza del disabile (ad esempio per portare il cane dal veterinario, per andare a fare la spesa, per andare a trovare un amico o più semplice per starsene a casa a riposare), anche i giudici generalmente riconoscono la legittimità del licenziamento.
In una recente pronuncia [3] la Corte di cassazione è tornata ad occuparsi della questione.
L’occasione, il licenziamento di un dipendente che aveva utilizzata tre giorni di permessi retribuiti, a dire del datore di lavoro, per dedicarsi ad attività che nulla avevano a che vedere con l’assistenza della madre disabile.
Nel decidere la controversia la Corte, dopo aver accertato che il lavoratore aveva utilizzato solo una minima parte dei permessi per occuparsi di faccende personali (tre ore su sedici), confermava la decisione della Corte d’appello che aveva dichiarato illegittimo il licenziamento, escludendo però la riammissione in servizio del dipendente (c.d. reintegra sul posto di lavoro).
Secondo i giudici, quindi, si abusa dei permessi della legge 104 anche se si utilizza solo una piccola parte dei permessi stessi per svolgere attività estranea all’assistenza del disabile.
Allora anche se l’abuso non è così grave (ad esempio solo tre ore su sedici), il lavoratore rischia di perdere il posto di lavoro e di ottenere solo una somma di denaro a titolo di risarcimento.
Legge 104 e permessi retribuiti: conclusioni.
Se si abusa dei permessi della legge 104 si viola la legge e si commette una grave scorrettezza nei confronti del datore di lavoro.
Qualsiasi abuso nell’utilizzazione dei permessi retribuiti, allora, potrà essere punito dal datore di lavoro con il licenziamento.
Se poi il licenziamento dovesse risultare sproporziono rispetto alla condotta del lavoratore, che, magari, ha utilizzato solo una piccola parte dei permessi per fini personali, il giudice dovrà dichiararlo illegittimo.
Attenzione, perché il lavoratore non potrà comunque rientrare in servizio, ma solo ricevere una somma di denaro a titoli di risarcimento del danno.
- Art.33 legge n.104 del 5 febbraio 1992.
- Art.3 comma 3 legge n.104 del 5 febbraio 1992.
- Cass. civ. n.6796 del 2 marzo 2022.






