Famiglia

Mutuo pagato solo da un coniuge quando la casa è in comproprietà

In vista del matrimonio ogni coppia deve trovare una casa dove andare a vivere e stabilire la residenza della famiglia.

Non si tratta solo di scegliere un appartamento in centro oppure in periferia, vicino al lavoro o alla famiglia d’origine.

Occorre anche decidere se vogliamo fare un mutuo o se, invece, è meglio cercare qualcosa in affitto.

Certo comprare casa insieme è sempre un passo importante.

Ma che succede se le cose tra gli sposi non vanno più bene?

E come dobbiamo comportarci di fronte a un mutuo pagato solo da un coniuge se la casa è in comproprietà oppure è intestata all’altro?

Mutuo pagato solo da un coniuge: i doveri che nascono dal matrimonio.

Iniziamo col dire che dal matrimonio nascono alcuni doveri, fra i quali il dovere di fedeltà e quello di assistenza morale e materiale.

Ciò vuol dire che marito e moglie non solo devono essere fedeli e aiutarsi reciprocamente, ma devono anche contribuire alle spese della famiglia, in proporzione ai propri redditi [1].

Allora, se durante il matrimonio paghiamo da soli il mutuo della casa coniugale, non facciamo altro che contribuire a queste spese.

Se è così, non facciamoci troppe illusioni nel momento in cui poniamo fine al nostro rapporto.

Infatti, non potremo chiedere al partner la restituzione di un solo centesimo di quello che abbiamo pagato.

Non potremo farlo neppure se la casa è cointestata o, addirittura, è di proprietà esclusiva dell’altro coniuge.

Mutuo pagato solo da un coniuge: cosa dice la cassazione?

Anche i giudici la pensano così.

Una recente decisione della Corte di cassazione [2] lo dice chiaramente.

Il caso riguardava un marito che, dopo essersi separato consensualmente dalla moglie, non era riuscito a farsi restituire la metà di quanto aveva speso per comprare la casa coniugale in comproprietà e ciò sebbene avesse pagato interamente il mutuo di tasca sua.

Dopo decisioni altalenanti susseguitesi negli anni, finalmente la cassazione ha messo fine a ogni contrasto.

Così ha affermato che se uno dei coniugi ha versato per intero le rate del mutuo cointestato, non ha diritto ad ottenere dall’altro la restituzione di metà di quanto pagato.

La regola è generale e vale per tutte le spese sostenute durante il matrimonio da uno degli sposi in via esclusiva.

Le motivazioni di questa decisione sono quelle già dette.

Il dovere di collaborare per il bene della famiglia fa sì che gli sposi debbano contribuire alle necessità della famiglia stessa in proporzione ai loro guadagni oppure con il lavoro domestico.

E così può succedere che uno dei coniugi usi parte del proprio reddito o del proprio patrimonio per acquistare la casa familiare.

Comprarla insieme, obbligandosi a pagare in parti uguali il mutuo, oppure comprarla da soli, poco conta.

Quando uno degli sposi decide di mettere a disposizione il proprio denaro per pagare il mutuo, lo fa nell’interesse esclusivo della famiglia, come se le facesse un dono.

Per questa ragione, non può più richiedere la restituzione di quanto volontariamente versato alla banca per l’acquisto della casa familiare.

Non dimentichiamo, infine, che questa regola vale sia per il mutuo pagato solo da un coniuge, sia per tutte le altre spese sostenute nell’interesse della famiglia durante il matrimonio, di qualunque natura esse siano [3].

Così, chi ha pagato per intero la retta della scuola dei figli, le vacanze, l’auto, i mobili di casa, oppure ha mantenuto il partner, non può richiedere indietro nulla, poiché ha fatto solo il suo dovere, contribuendo alle spese della famiglia.

Mutuo pagato solo da un coniuge in caso di separazione.

Abbiamo già detto che se durante il matrimonio è solo una parte a pagare il mutuo cointestato, quando il matrimonio finisce, quest’ultima non potrà richiedere all’altra la restituzione della metà di quanto ha versato.

Diversamente, nel momento in cui il matrimonio finisce e la coppia si separa, le parti possono decidere di regolare fra loro come meglio credono il pagamento delle restanti rate del mutuo.

In questo caso, però, se uno dei due coniugi non riesce a versare la sua quota e l’altro gli dà una mano, magari solo per evitare il pignoramento della casa familiare da parte della banca, chi ha pagato ha sempre diritto di chiedere la restituzione delle somme versate.

Mutuo pagato solo da un coniuge: i rapporti con la banca.

Iniziamo col dire che alla banca non interessa quello che i coniugi hanno deciso in ordine al pagamento del mutuo, né gli accordi che hanno fatto durante la separazione.

Così, se in quella sede gli sposi hanno deciso di pagare ciascuno il 50% della rata del mutuo cointestato, oppure uno di loro il 100%, e poi non lo fanno, la banca potrà richiedere il pagamento dell’intera rata indifferentemente ad uno oppure ad entrambi i coniugi.

E nessuno di loro potrà ignorare questa richiesta oppure contestare di aver già pagato la propria quota, come stabilito in sede di separazione, invitando la banca a rivolgere le sue richieste all’atro coniuge.

C’è un solo modo per evitare che il debito di uno degli sposi ricada sull’altro ed è quello di coinvolgere la banca nell’accordo fatto da costoro durante la separazione.

Non dimentichiamo, però, che la banca difficilmente accetterà di liberare una delle parti, anche solo nei limiti del 50%, perché ciò vorrebbe dire ridurre le proprie garanzie e, quindi, la possibilità di recuperare i propri soldi.

Mutuo e convivenza di fatto.

Anche le coppie che decidono di convivere senza sposarsi possono comprare una casa in comproprietà.

Spesso, per poter concludere l’acquisto, fanno un mutuo cointestato, obbligandosi a pagarlo insieme.

Se, poi, il rapporto si rompe e i due conviventi decidono di lasciarsi, si ritroveranno a fare i conti con una casa in comune nella quale non vogliono più convivere e con un mutuo ancora da pagare.

Può anche accadere che uno di loro, durante la convivenza, abbia versato una quota di mutuo più elevata rispetto all’altro o, addirittura, lo abbia pagato per intero.

Allora, anche il convivente, come il coniuge, non può richiedere all’altro la restituzione delle somme versate in più?

Non è così.

La cassazione [4] ha, infatti, stabilito che il convivente che ha pagato una quota di mutuo maggiore ha diritto alla restituzione di quanto versato in più rispetto al suo compagno.

Questo, secondo i giudici, perché la convivenza di fatto non basta a far ritenere che le spese siano state eseguite con la volontà di favorire il partner e, quindi, con l’idea di fargli un dono.

Ai conviventi si suggerisce, allora, di conservare tutte le ricevute dei pagamenti del mutuo in modo da poter dimostrare, un giorno, che si ha diritto ad ottenere più del 50% del ricavato dalla vendita della casa in comune.

  1. Art.143 codice civile.
  2. Cass. civ. n.5385 del 21 febbraio 2023.
  3. Cass. civ. n.10942 del 27 maggio 2015.
  4. Cass. civ. n.20062 del 14 luglio 2021.