Ormai è da tanti anni che lavori e ti stai chiedendo quando andrai in pensione e quanto prenderai.
Forse non sai, però, che la pensione che riceverai dall’Inps sarà molto più bassa dello stipendio che percepisci oggi.
Allora, ti conviene pensare ad una soluzione alternativa per incrementare la pensione pubblica, ad esempio aderire ad un fondo previdenziale per garantirti una pensione integrativa.
Potrai così godere di una rendita più alta quando smetterai di lavorare.
Iniziamo col dire che se la data del pensionamento è dietro l’angolo, aderire ad un fondo previdenziale non serve a nulla.
Se, invece, sei giovane e hai appena iniziato a lavorare questa può essere la scelta giusta per evitare di dover vivere un giorno con pochi spiccioli di pensione.
Quando poi smetterai di lavorare potrai scegliere se:
- riscuotere in una sola volta tutto il capitale messo da parte mese per mese, però se non supera un determinato importo;
- ricevere metà del capitale versato in un’unica soluzione e la restante metà ogni mese;
- ricevere tutto il capitale un po’ alla volta finché resterai in vita (c.d. rendita vitalizia).
Ma quale somma va versata ogni mese nel fondo per poter contare su una buona integrazione della pensione?
É difficile dirlo perché dipende da tanti fattori, come l’età del lavoratore, il rendimento del fondo in cui si versano i contributi (azionario o obbligazionario) e così via.
Una cosa è certa: prima si inizia a versare e più consistente sarà il gruzzolo di cui potremo disporre al momento in cui smetteremo di lavorare.
Su internet ci sono diversi siti, più o meno interessati, che consentono di eseguire delle simulazioni e farsi un’idea dell’importo della pensione integrativa che andremo a percepire.
Può anche essere utile consultare con attenzione il prospetto esemplificativo personalizzato, che verrà consegnato a tutti coloro che aderiscono ad un fondo pensione.
Questo documento indicherà i contributi versati, il capitale accumulato, ma anche una valutazione della rendita che riceveremo una volta andati in pensione.
Potremo anche godere di alcuni vantaggi fiscali.
Ad esempio, se si tiene aperto il fondo pensione per almeno 15 anni, le tasse che dovremo pagare al momento della sua liquidazione saranno pari al 15% e, successivamente, diminuiranno dello 0,3% ogni anno, sino a raggiungere il 9%.
Infine, occorre distinguere tra fondi pensione aperti, fondi pensione chiusi e i piani individuali pensionistici (c.d. pip).
Cerchiamo ora di capire cosa sono e quali sono i vantaggi e i rischi che comportano.
Indice dei contenuti
Pensione integrativa: i fondi aperti.
I fondi pensione aperti sono quelli ai quali chiunque può accedere.
Sono fondi creati direttamente da banche e società di intermediazione finanziaria oppure da compagnie di assicurazione.
Questo tipo di fondo è adatto a tutti i lavoratori sia dipendenti che autonomi, ma anche ai familiari a carico dei lavoratori stessi.
Abbiamo già detto che al fondo pensione aperto possono aderire tutti i risparmiatori interessati ad incrementare la propria pensione.
L’obiettivo è sempre quello di arrivare al pensionamento disponendo di un gruzzolo di denaro da aggiungere alla pensione pubblica pagata dall’Inps.
L’adesione al fondo pensione aperto può essere individuale o collettiva a seconda degli accordi fatti tra i dipendenti e il loro datore di lavoro.
Il libero professionista potrà scegliere di versare una parte dei suoi guadagni al fondo.
Il lavoratore dipendente, invece, può decidere di versare al fondo il suo trattamento di fine rapporto ed un ulteriore contributo volontario, che gli verrà tolto direttamente dallo stipendio.
Nel caso di adesione collettiva, riceverà anche un contributo da parte del datore di lavoro.
I rischi principali dei fondi aperti sono legati ai loro costi elevati che a lungo andare possono anche compromettere gran parte dei rendimenti, rendendo il fondo poco allettante.
Allora è molto importante scegliere con la massima attenzione il fondo aperto al quale aderire per riuscire ad ottenere un incremento effettivo della propria pensione.
Pensione integrativa: i fondi chiusi.
I fondi pensione chiusi sono quelli riservati a tutti i lavorati appartenenti ad una determinata categoria e sono previsti dai rispettivi contratti collettivi di lavoro.
Ad esempio, i lavoratori metalmeccanici possono aderire al fondo Cometa, i dipendenti delle aziende chimiche al fondo Fonchim e così via.
Se il dipendente aderisce al fondo della categoria alla quale appartiene potrà contare anche sul contributo del datore di lavoro.
Per poter ottenere questo beneficio dovrà versare un contributo aggiuntivo oltre alla quota del proprio trattamento di fine rapporto.
Per sapere quale é il fondo della propria categoria basta consultare il sito web covip.it, in cui si può trovare l’elenco completo di tutti i fondi pensione chiusi di ciascuna categoria.
Pensione integrativa: i piani individuali pensionistici.
I piani individuali pensionistici (pip) sono prodotti assicurativi simili all’assicurazione sulla vita.
Il versamento al fondo può essere mensile o annuale e variare a seconda del tipo di contratto di assicurazione sottoscritto.
Le somme versate nel piano individuale pensionistico verranno investite per vostro conto in un fondo gestito generalmente dalla compagnia di assicurazione.
L’aspetto positivo di questi fondi è che possono essere sottoscritti da chiunque, anche da chi non svolge alcuna attività lavorativa.
Il sottoscrittore, inoltre, può decidere di versare nel piano quando e quanto vuole.
Di negativo ci sono i costi elevati (di gestione, di uscita e così via) che incidono in modo importante sul capitale, riducendolo notevolmente.
Per questo motivo si ritiene di sconsigliare la sottoscrizione di un piano individuale pensionistico.
Pensione integrativa: posso riprendermi i miei soldi?
Cominciamo subito col dire che, anche in caso di necessità, non è facile svincolare il denaro versato nel fondo pensione.
Vediamo come riprenderci i nostri soldi.
Il lavoratore che abbia effettuato versamenti al fondo per almeno 8 anni può ottenere la restituzione del 30% delle somme versate.
Gli è consentito, inoltre, prelevare fino al 75% delle somme versate nel fondo in caso di grave malattia, per fare fronte alle spese mediche ed ospedaliere.
E, ancora, è possibile prelevare fino al 75% delle somme versate nel fondo anche per acquistare la prima casa o per eseguire lavori di ristrutturazione, ma solo se si è iscritti da più di 8 anni.
Infine, il lavoratore disoccupato da oltre 4 anni, o divenuto invalido, può riprendersi tutte le somme versate.
Se il lavoratore muore, il fondo pensione viene chiuso e il denaro accumulato andrà alle persone indicate come beneficiarie (ad esempio, i figli, la moglie e così via).
Pensione integrativa: come aderire al fondo?
Tutti i lavoratori, entro 6 mesi dalla data di assunzione, devono decidere se aderire o meno ad un fondo pensione.
Il datore di lavoro, a tal fine, consegna al dipendente il modulo per esprimere tale decisione dopo avergli illustrato le varie possibilità.
Il modulo, compilato dal lavoratore, viene conservato in azienda, mentre al dipendente ne viene consegnata una copia firmata per ricevuta.
Una volta che il lavoratore ha scelto di aderire ad un fondo pensione non può più tornare indietro.
Diversamente, se decide di lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda, può cambiare idea in ogni momento e aderire ad un fondo.
Attenzione, se il lavoratore non effettua alcuna scelta nel termine di 6 mesi, il suo trattamento di fine rapporto verrà destinato automaticamente al fondo pensione di categoria.






