Famiglia

Se muore il marito cosa spetta alla moglie?

Perdere il compagno di una vita può essere una tragedia e non è facile farsene una ragione.

Prima o poi, però, bisogna rimboccarsi le maniche, mettere da parte il dolore e pensare alle cose concrete.

Per chi sta vivendo questa triste esperienza, potrebbe essere utile leggere questo articolo per capire quali sono le conseguenze, anche economiche, della morte del consorte.

La domanda che qui ci poniamo è la seguente: se muore il marito cosa spetta alla moglie?

Se muore il marito cosa spetta alla moglie: in mancanza del testamento.

Se muore il marito alla moglie spetta sempre una parte dell’eredità, sia nel caso in cui il defunto abbia fatto testamento, sia nel caso in cui non l’abbia fatto.

Se il marito non ha fatto testamento e lascia solo il coniuge, nessun figlio, né genitori o nonni e neppure sorelle o fratelli, la moglie riceverà l’intera eredità.

Se, invece, lascia il coniuge e un solo figlio, l’eredità verrà divisa in parti uguali fra loro (50% ciascuno).

Se lascia la moglie e 2 figli, la consorte riceverà un terzo dell’eredità come i figli (un terzo ciascuno).

Se lascia la moglie e 3 o più figli, la consorte riceverà un terzo dell’eredità, mentre i figli si divideranno i restanti 2 terzi in parti uguali tra loro.

Facciamo un esempio per capire meglio.

Se nostro marito lascia sul suo conto corrente bancario 100.000 euro e alla sua morte gli eredi siamo solo noi e nostro figlio, entrambi riceveremo 50.000 euro.

Nel caso in cui abbiamo 2 figli, noi otterremo 33.333 euro e così anche ciascuno dei nostri figli.

Se, invece, i figli sono 3, la somma che ci spetta rimarrà invariata (33.333 euro), mentre ciascuno dei nostri figli riceverà 22.222 euro.

Se muore il marito cosa spetta alla moglie: col testamento.

Come già detto, anche se il marito ha fatto testamento, indipendentemente da quello che ha scritto, alla moglie spetta sempre una quota dell’eredità.

In altre parole, il marito, anche volendo, non può impedire alla consorte di ricevere una parte dei suoi beni.

Il defunto, infatti, può disporre liberamente solo di una quota dell’eredità (c.d. disponibile) e può farlo a favore di chi vuole, di un estraneo, di un parente o della moglie stessa, accrescendo così la sua quota.

Non dimentichiamo che il marito, facendo testamento, può escludere tutti gli altri eredi che non sono legittimari e cioè i fratelli, le sorelle, i cugini, gli zii e così via.

Sono legittimari, infatti, solo il coniuge, i figli (anche adottivi o nati fuori dal matrimonio), i nipoti (solo, però, i figli dei propri figli), i genitori e i nonni [1].

Vediamo, allora, qualche caso concreto.

Se il marito ha fatto testamento e lascia solo la moglie, quest’ultima ha diritto a ricevere la metà dell’eredità.

L’altra metà (disponibile) può essere lasciata dal defunto a chiunque.

Se il marito lascia la moglie e un figlio, alla consorte spetterà un terzo dell’eredità, al figlio un altro terzo e l’ultimo terzo (disponibile) potrà essere destinato a chicchessia.

Se il marito lascia la moglie e 2 o più figli, la consorte erediterà un quarto dei beni e i figli un mezzo. Dell’ultimo quarto (disponibile) il marito potrà fare ciò che vuole.

Se il marito lascia la moglie e i genitori ma nessun figlio, alla consorte spetterà metà eredità e ai genitori un quarto.

L’ultimo quarto (disponibile) potrà essere lasciato a chiunque.

Non dimentichiamo che, anche se i coniugi si sono separati, non cambia nulla, salvo che alla moglie sia stata addebitata la separazione.

In questo caso, non riceverà dal marito neppure un euro.

Se muore il marito cosa spetta alla moglie: il diritto di abitazione.

Se muore il marito alla moglie spetta il diritto di abitare nella casa familiare [2].

Questo diritto le spetta anche se ci sono altri eredi, comproprietari della casa stessa.

In altre parole, solo la moglie avrà diritto di abitare nella casa, escludendo tutti gli altri, figli o genitori del defunto che siano.

Il diritto si acquista immediatamente quando si apre la successione del marito e non può essere ceduto a terzi, né l’abitazione può essere data in affitto.

È però necessario che la casa familiare fosse di proprietà di entrambi i coniugi o anche solo del marito.

Diversamente nessun diritto spetterà alla moglie.

Occorre anche che la moglie avesse la residenza presso la casa familiare al momento della morte del marito.

Lo stesso diritto di usare la casa familiare si estende ai mobili che si trovano all’interno della stessa, sempre che fossero di proprietà di entrambi i coniugi oppure del marito defunto.

Ricordiamo, infine, che spetta solo alla moglie che ci abita pagare le tasse sulla casa (IMU, TARI e così via).

Gli altri eredi che non la usano non devono pagare nulla.

Se muore il marito cosa spetta alla moglie: la reversibilità.

Alla domanda se muore il marito cosa spetta alla moglie, viene subito da rispondere: la pensione di reversibilità.

Ma è sempre così?

Insomma, quando spetta la reversibilità?

La vedova ha diritto a ricevere la reversibilità quando al momento della morte del coniuge (o dell’ex coniuge) pensionato era carico dello stesso e cioè era mantenuta abitualmente da quest’ultimo.

In pratica la moglie ha diritto alla pensione di reversibilità solo se non è capace di mantenersi da sola.

La pensione va richiesta in via telematica all’Inps, entro 10 anni dalla morte del marito, entrando nel sito dell’istituto www.inps.it ed aprendo la sezione prestazione e servizi.

È anche possibile chiamare il contact center al numero 803164, gratuito da telefono fisso, oppure da un telefono cellulare il numero 06164164, a pagamento.

Il consiglio, comunque, è sempre quello di rivolgersi a un patronato o a un consulente del lavoro per la presentazione della domanda.

L’istituto paga la pensione dal primo giorno del mese seguente a quello della morte.

Così, se il marito viene a mancare il 10 aprile, la moglie riceverà la pensione di reversibilità dal mese di maggio.

Ricordiamo che la reversibilità spetta alla moglie anche se separata o divorziata.

In questo caso, però, il coniuge superstite doveva essere titolare, al momento della morte del consorte, di un assegno di mantenimento e non deve essersi risposato

La moglie che percepisce la pensione di reversibilità del marito potrà ricevere anche quella di vecchiaia una volta maturati i requisiti contributivi e anagrafici.

Abbiamo già detto che la reversibilità spetta anche all’ex moglie, se titolare di un assegno di mantenimento.

Ma se il marito, dopo il divorzio, si era risposato cosa succede?

In questo caso sia all’ex consorte che alla nuova moglie spetta una quota della pensione di reversibilità.

Tocca al tribunale stabilire qual è la quota dovuta al coniuge divorziato e a quello sposato in seconde nozze, tenuto conto non solo della durata dei rispettivi matrimoni, ma anche delle condizioni economiche delle donne, dell’ammontare del contributo al mantenimento versato all’ex moglie e, infine, di una eventuale convivenza prima del matrimonio [3].

  1. Art.536 codice civile.
  2. Art. 540 comma 2 codice civile.
  3. Cass. civ. n.41960 del 30 dicembre 2021.