Famiglia

Separazione dei beni dopo il matrimonio: come si fa? 

Potrà anche sembrare strano, ma oggi il regime patrimoniale della famiglia più diffuso è quello della separazione dei beni.

Infatti, sono molti i coniugi che al momento del matrimonio, civile o religioso, fanno questa scelta, in tal modo rinunciando al regime della comunione dei beni.

Così c’è separazione dei beni solo se gli interessati lo vogliono e insieme lo dichiarano al celebrante.

Ma cosa accade se successivamente ci ripensano e decidono di passare dalla comunione alla separazione dei beni?

In questo articolo cercheremo di spiegare quali sono le conseguenze e come fare la separazione dei beni dopo il matrimonio.

Cos’è la separazione dei beni?

Prima di spiegare come fare la separazione dei beni dopo il matrimonio, ricordiamo brevemente le regole principali che la disciplinano:

  • i coniugi in separazione dei beni sono proprietari esclusivi di tutto ciò che acquistano durante il matrimonio [1];
  • i coniugi stessi amministrano autonomamente le loro proprietà esclusive [2];
  • lo sposo che usa un bene di proprietà dell’altro è considerato allo stesso modo di un usufruttuario e, quindi, deve sostenere le spese correnti, eseguire le riparazioni straordinarie, restituire il bene alla fine del godimento e così via [3].

Ricordiamo, infine, che, anche nella separazione dei beni, marito e moglie possono decidere di acquistare una proprietà insieme, pagando ciascuno la propria parte e divenendone così comproprietari.

Come fare la separazione dei beni dopo il matrimonio?

Abbiamo detto che, normalmente, i coniugi scelgono la separazione dei beni durante la celebrazione del matrimonio civile, facendo un’apposita dichiarazione al sindaco [4].

La dichiarazione viene poi riportata dal sindaco stesso nell’atto di matrimonio.

Se, invece, si tratta di una cerimonia religiosa, al termine del rito i coniugi devono comunicare la loro volontà al sacerdote, il quale la inserirà nell’atto di matrimonio che poi trasmetterà al comune per la trascrizione.

La decisione degli sposi, quindi, deve necessariamente essere pubblicizzata nel registro dei matrimoni tenuto dall’ufficiale dello stato civile del comune in cui la cerimonia si è svolta.

Se, però, ci dimentichiamo di fare la nostra dichiarazione al momento delle nozze, o se cambiamo idea con il passare del tempo, nessun problema.

È sempre possibile scegliere la separazione dei beni dopo il matrimonio facendo un’apposita dichiarazione scritta che poi verrà annotata a margine dell’atto di matrimonio.

Si tratta di un atto formale che deve essere redatto da un notaio alla presenza di 2 testimoni (c.d. convenzione matrimoniale), altrimenti non è valido.

Allora, per evitare di mettere mano al portafoglio, è sempre meglio fare questa scelta al momento della celebrazione del matrimonio, perché non ci costa nulla.

Se la facciamo in seguito, infatti, il notaio ci farà pagare una parcella che comprende il suo lavoro, le spese di trascrizione e una tassa da versare allo Stato.

Indicativamente il costo può variare da 500 a 1.500 euro a seconda del notaio incaricato.

Ricordiamo, infine, che l’atto con il quale scegliamo la separazione dei beni produrrà i suoi effetti verso i terzi solo dalla data della sua annotazione sull’atto di matrimonio e non prima.

Di conseguenza, nel caso in cui il notaio non richieda l’annotazione, i terzi possono legittimamente ritenere che i coniugi siano ancora in comunione dei beni.

Separazione automatica dei beni dopo il matrimonio.

In alcuni casi il regime della separazione dei beni è automatico e, quindi, non dipende da una scelta dei coniugi.

Ciò accade, ad esempio, quando gli sposi si separano oppure uno di loro viene a mancare.

La stessa situazione si verifica se uno dei coniugi fallisce [5].

Con il fallimento, infatti, la comunione dei beni si scioglie automaticamente.

Sarà, allora, la cancelleria del tribunale che ha aperto la procedura a trasmettere al comune la sentenza di fallimento ai fini dell’annotazione a margine dell’atto di matrimonio.

Così, se una persona dichiarata fallita si sposa, al momento della celebrazione delle nozze non può scegliere il regime della comunione legale.

Insomma, anche se non dice nulla, il regime patrimoniale della sua famiglia sarà comunque quello della separazione dei beni.

Come dimostrare la separazione dei beni dopo il matrimonio?

Se abbiamo scelto il regime della separazione dei beni e abbiamo bisogno di dimostrarlo, basta richiedere al comune dove sono state celebrate le nozze un estratto per riassunto del nostro atto di matrimonio.

A margine di questo certificato sono riportati i momenti più importanti della nostra vita matrimoniale, ad esempio, un’eventuale separazione oppure la scelta del regime patrimoniale della famiglia.

Il rilascio del certificato è gratuito.

Se, invece, abbiamo bisogno del testo della convenzione fatta dal notaio, magari perché contiene delle condizioni particolari, sarà necessario richiedere una copia al notaio stesso, pagandola.

Quali sono le conseguenze della separazione dei beni dopo il matrimonio?

In parole semplici, con la separazione dei beni tutto ciò che i coniugi comprano singolarmente rimane di proprietà esclusiva di chi ha fatto l’acquisto.

Non dimentichiamo, però, che anche se sono in separazione possono comprare insieme un bene, che diventa di proprietà di entrambi.

Nel momento in cui i coniugi scelgono la separazione dei beni dopo il matrimonio, questa varrà solo per gli acquisti fatti successivamente all’annotazione della c.d. convenzione sull’atto di matrimonio.

Per quanto riguarda i beni ancora in comunione, i coniugi, o ne rimangono comproprietari, oppure possono decidere di dividerli fra di loro.

In questo caso la legge stabilisce che gli sposi devono suddividere attivo e passivo in parti uguali [6].

Ricordiamo, infine, che la divisione va sempre fatta al 50%, senza che uno dei coniugi possa dimostrare di aver contribuito di più all’acquisto dei beni in comunione.

A cosa serve la separazione dei beni dopo il matrimonio?

Abbiamo detto che con la separazione dei beni ogni coniuge diventa proprietario esclusivo di quello che acquista.

Questo rende molto più semplice la gestione del patrimonio perché ogni atto può essere fatto senza la presenza di entrambi gli sposi.

Pensiamo ad una macchina acquistata dal marito o dalla moglie.

Nel caso di separazione dei beni il proprietario la potrà vendere senza la firma dell’altro coniuge.

Questo non vale per gli sposi in comunione dei beni.

I benefici maggiori per la coppia in separazione dei beni si vedono, però, quando la coppia stessa fa dei debiti.

Infatti, il creditore di uno dei coniugi non può iniziare alcuna azione contro il patrimonio dell’altro coniuge.

Ricordiamo, infine, che se il debito è stato fatto per soddisfare i bisogni della famiglia (ad esempio per acquistare la caldaia della casa familiare oppure per far studiare i figli), il creditore potrà agire anche sui beni del coniuge estraneo al debito.

  1. Art.215 codice civile.
  2. 2, Art.217 codice civile.
  3. Art.218 codice civile.
  4. Art.162 codice civile.
  5. Art.191 codice civile.
  6. Art.194 codice civile.