Norme e Diritto

Coppie gay: possono adottare un bambino?

Potrà sembrare strano, ma nel nostro Paese ci sono circa 30-35.000 minori ospiti in case famiglia.

Si tratta di bambini senza genitori o allontanati da questi ultimi con provvedimenti amministrativi o giudiziari.

A questo esercito si devono aggiungere i neonati che vengono abbandonati al momento della nascita (sono circa 400 ogni anno).

Viene naturale chiedersi, allora, per quale ragione così tanti minori fuori famiglia (è questo il nuovo modo di chiamare gli orfani) non vengono adottati.

Viene anche da chiedersi se le coppie gay possono adottare.

Innanzitutto, è necessario ricordare che non è più possibile parlare di orfani, né di orfanotrofi.

Queste strutture sono state chiuse nel 2001 [1] e gli ospiti trasferiti nelle case famiglia, nelle comunità educative o terapeutiche a seconda delle esigenze, in case private (famiglie adottive o affidatarie).

La spesa statale per aiutare i minori fuori famiglia si aggira intorno al miliardo di euro all’anno.

In particolare, un minore in affido ad una famiglia costa alla collettività, in media, circa 600 euro al mese, quello collocato in una comunità educativa circa 90-130 euro al giorno e quello in una comunità terapeutica tra i 40 e i 400 euro.

Coppie gay: possono adottare un bambino?

Iniziamo subito col dire che le coppie gay non possono adottare un bambino.

La legge italiana, infatti, non consente l’adozione da parte di coppie lesbiche od omosessuali.

Le coppie gay, inoltre, non possono neppure fare ricorso alla fecondazione eterologa, che si verifica ogni qualvolta il seme maschile o l’ovulo femminile provengono da donatori esterni alla coppia.

L’unica strada percorribile per avere dei figli da crescere insieme, allora, è quella dell’adozione del figlio biologico del partner (c.d. stepchild adoption).

Coppie gay: possono adottare il figlio del partner?

La legge Cirinnà ha modificato profondamente il nostro modo di vedere la famiglia riconoscendo le unioni civili, ossia le famiglie formate da persone dello stesso sesso.

Però, contrariamente a quello che molti speravano, insieme alle unioni civili non è stata introdotta anche la possibilità per le coppie gay di adottare dei minori.

Il riconoscimento delle coppie unite civilmente ha, tuttavia, consentito al partner di adottare il figlio dell’altro membro della coppia.

Si tratta di una particolare forma di adozione introdotta nel nostro Paese tempo fa con la finalità di garantire il diritto dei minori ad una famiglia.

In altre parole, è consentito ad un omosessuale o ad una lesbica di adottare il bambino del proprio compagno o della propria compagna.

Però questo tipo di adozione, riguardando un bambino che ha già un genitore e dei parenti, non fa entrare il minore nella famiglia dell’adottante.

A differenza di quello che accade nelle adozioni dei bambini in stato di abbandono, infatti, con la stepchild adoption si crea un legame solo con il genitore e non con i suoi parenti (fratelli, zii, nonni e così via).

Coppie gay: come fare per adottare il figlio del partner?

Come abbiamo già detto, le coppie gay possono adottare un bambino solo grazie alla stepchild adoption, una particolare forma di adozione dei figli del partner e, quindi, di bambini che non si trovano in stato di abbandono.

Per poterlo fare occorre:

  • che il genitore del minore dia il suo consenso;
  • che fra il genitore del minore e l’adottante esista un rapporto stabile;
  • che la coppia condivida un progetto di vita in comune che ricomprende la volontà di curare, educare e mantenere il minore.

Chi vuole adottare il bambino del partner deve rivolgersi al tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore risiede.

Anche se la legge non lo richiede espressamente, si consiglia di farsi sempre assistere da un legale per la presentazione del ricorso, così da evitare di compiere passi falsi e di vedere respinta la propria domanda.

Al ricorso devono essere allegati i seguenti documenti:

  • copia della carta di identità dell’adottante;
  • copia dell’atto di nascita del bambino da adottare.

Se alla nascita il bambino era stato riconosciuto da entrambi i genitori si deve allegare, nel caso in cui uno di loro sia deceduto, il certificato di morte.

Al momento del deposito del ricorso non è richiesto il versamento al tribunale di alcuna somma.

Ricordiamo, infine, che l’adozione non viene pronunciata se il tribunale accerta l’esistenza di situazioni che la rendono contraria all’interesse del bambino.

Per lo stesso motivo l’adozione può sempre essere revocata e cessare così di produrre effetti.

Coppie gay e fecondazione eterologa.

Nel nostro paese è consentita la fecondazione eterologa [2].

Possono farvi ricorso, però, solo le coppie eterosessuali, sposate o conviventi [3].

Così le coppie che non hanno problemi di fertilità oppure quelle dello stesso sesso, anche se unite civilmente, non possono fare ricorso alla fecondazione eterologa.

Allora, le coppie omosessuali varcano spesso i confini del nostro Paese per recarsi in Stati dove la fecondazione eterologa è consentita anche ai single.

Al rientro in Italia con il neonato, la coppia gay potrà decidere di dare seguito all’adozione così che il partner del genitore del minore ne divenga a sua volta genitore.

Coppie gay: trascrizione dell’atto di nascita del bambino nato all’estero.

Da alcuni anni a questa parte le coppie gay, per aggirare il divieto di adottare un minore o di ricorrere alla fecondazione assistita in Italia, sono andate all’estero.

Molte sono state le coppie lesbiche che sono rientrate nel nostro Paese con un bebè fra le braccia.

Il bambino era stato partorito da una di loro dopo che le era stato impiantato in grembo l’ovulo della compagna fecondato da un donatore anonimo.

Per non parlare, poi, delle coppie omosessuali che si sono rivolte ad una madre surrogata, cioè a chi presta il suo corpo per portare avanti una gravidanza per conto di terzi.

In tutti questi casi, se il minore è nato all’estero, i giudici hanno escluso, seppur di recente, la possibilità di trascrivere l’atto di nascita nei registri dello stato civile [4].

Anche se il bambino nasce nel nostro Paese, l’ufficiale dello stato civile può formare l’atto di nascita solo indicando il nome del genitore che lo ha partorito.

All’altro genitore non resta che fare ricorso al tribunale per i minorenni per adottare il figlio del partner.

  1. Legge n.149 del 28 marzo 2001.
  2. Corte cost. 162 del 10 giugno 2014.
  3. Legge n.40 del 19 febbraio 2004.
  4. Cass. sez. un. n.38162 del 30 dicembre 2022.