Famiglia

Il marito può cacciare di casa la moglie e viceversa?

I rapporti tra marito e moglie spesso non vanno bene.

Litigi continui ed incomprensioni possono rendere difficile la convivenza, se non addirittura trasformarla in un vero e proprio inferno.

A chi non è mai capitato, parlando con un amico, di sentirsi dire che il suo matrimonio è in crisi e che ormai da tempo non parla più con la moglie?

In questi casi, la soluzione migliore potrebbe essere quella di tagliare i ponti col passato e andare ognuno per la sua strada.

Certo, se la decisione viene presa da entrambi i coniugi di solito non sorgono particolari problemi.

Il marito o la moglie possono liberamente abbandonare il c.d. tetto coniugale senza rischiare un granché.

Infatti, solo se l’allontanamento di uno degli sposi ha causato la fine del matrimonio, il giudice può pronunciare la separazione con addebito, con delle conseguenze anche molto gravi a carico del responsabile.

Quest’ultimo, infatti, potrebbe:

  • essere condannato a pagare le spese della causa di separazione, spesso molto elevate;
  • perdere la possibilità di ricevere l’assegno di mantenimento da parte dell’altro coniuge economicamente più forte;
  • perdere il diritto di ricevere l’eredità del marito o della moglie al momento della loro morte.

Non dimentichiamo, infatti, che uno dei doveri degli sposi nel matrimonio è proprio quello di convivere sotto lo stesso tetto.

Quindi, è sempre meglio non allontanarsi dalla casa familiare, senza un ordine del giudice.

Solo nei casi di emergenza, ad esempio quando un coniuge viene maltrattato dall’altro o peggio, il primo può andarsene via oppure cercare di cacciare di casa il secondo.

Il più delle volte, però, il marito o la moglie si allontanano dalla residenza familiare spontaneamente, una volta che hanno capito che la vita in comune non è più tollerabile.

I problemi nascono, invece, quando le cose tra i coniugi non funzionano più, ma nessuno dei 2 vuole abbandonare l’appartamento in cui vive.

In questo caso può capitare che uno di loro costringa l’altro a lasciare la casa familiare.

Ma lo può fare?

Insomma, il marito può cacciare di casa la moglie e viceversa o si tratta di una condotta vietata dalla legge?

Cerchiamo di scoprirlo insieme.

Il marito può cacciare di casa la moglie: cosa dice la cassazione?

Alla domanda se il marito può cacciare di casa la moglie e viceversa c’è una sola risposta possibile: non lo può fare.

Anche se le cose vanno male o, magari, malissimo, il marito non può cacciare di casa la moglie, né, ovviamente, può farlo quest’ultima.

Anzi la Corte di cassazione ha detto chiaramente che se uno dei coniugi butta fuori di casa l’altro commette il reato di violenza privata, rischiando di finire in gattabuia fino a 4 anni [1].

Insomma, se uno degli sposi non ne vuole proprio sapere di andarsene, non c’è nulla da fare.

In questo caso, o riusciamo ad ottenere un ordine del tribunale, normalmente nel corso di una causa di separazione o di divorzio, oppure è meglio che ce ne facciamo una ragione e cerchiamo il modo di continuare a convivere civilmente.

Ovviamente la risposta è la stessa indipendentemente da chi sia il proprietario dell’abitazione dove vive la coppia.

Insomma, il classico questa è casa mia e faccio quello che voglio in questi casi non vale.

Nulla cambia anche se abbiamo preso la casa in affitto, oppure se viviamo gratuitamente nell’appartamento di proprietà dei nostri genitori.

Non facciamoci troppe illusioni.

Anche se il marito o la moglie si allontanano volontariamente dall’abitazione familiare, magari trasferendosi per un po’ di tempo presso la casa dei propri genitori, hanno sempre diritto di ritornarci.

Quindi, togliamoci dalla testa l’idea di cambiare la serratura dell’appartamento, magari alla fine dell’estate, per impedire alla nostra consorte di rientrare in casa.

Sarebbe un grave errore.

Nostra moglie, infatti, potrebbe rivolgersi al tribunale ed ottenere in tempi brevi un provvedimento che ci ordina di farla rientrare in casa.

Inutile dire che rischiamo anche di essere condannati a pagare le spese della causa avviata dall’altro coniuge e, come già detto, di essere sottoposti a un procedimento penale [2].

Il marito può cacciare di casa la moglie solo se lo decide il giudice.

Insomma, solo un giudice può ordinare ad uno dei coniugi di allontanarsi dalla casa familiare, normalmente nel corso di un procedimento di separazione o di divorzio.

Se, poi, ci sono figli minorenni o anche maggiorenni economicamente non autosufficienti, il tribunale non può che disporre l’assegnazione della casa coniugale in favore del coniuge presso il quale sono collocati i figli.

Questa decisione viene presa dal giudice indipendentemente da chi sia il proprietario della casa familiare.

Quindi l’abitazione può essere assegnata alla moglie anche se è di proprietà esclusiva del marito o, addirittura, dei genitori di quest’ultimo.

Se, invece, non ci sono figli, il giudice non si esprime sulla casa.

Ogni decisione, allora, è lasciata agli sposi.

Questi possono pensare di venderla, se è in comproprietà tra di loro oppure, se non riescono a mettersi d’accordo, di dividerla avviando una lunga e costosa causa in tribunale.

È chiaro che se l’abitazione è di proprietà di uno solo dei coniugi e non ci sono figli, non potrà che rimanerci a vivere il proprietario e l’altro dovrà andarsene senza fare troppe storie.

Gli ordini di protezione contro gli abusi familiari.

Abbiamo capito tutti che se non c’è un ordine del giudice, dato normalmente alla fine di un procedimento di separazione o di divorzio, il marito non può cacciare di casa la moglie e viceversa.

Non esageriamo però.

Se, ad esempio, la moglie viene maltrattata dal marito o, addirittura, malmenata, l’allontanamento di quest’ultimo dalla residenza familiare potrebbe essere giustificato.

In questo caso, infatti, la moglie potrebbe sostenere di essere stata costretta a farlo per legittima difesa.

Chi le darebbe torto?

Certo la cosa migliore è sempre quella di rivolgersi al tribunale per chiedere che venga emesso un ordine di protezione contro gli abusi familiari.

Si tratta di situazioni molto delicate in cui il giudice, anche prima che venga avviata una causa di separazione o di divorzio, può disporre l’allontanamento dalla residenza familiare del coniuge ritenuto responsabile dei maltrattamenti in famiglia.

  1. Art.610 codice penale.
  2. Cass. pen. n.40383 del 15 ottobre 2012.