Famiglia

Cos’è il patto di famiglia?

Se ne parla poco e molti tra noi non sanno neppure di cosa si tratta, ma dal 2006 nel nostro Paese è stato introdotto il c.d. patto di famiglia.

É un modo per venire incontro agli imprenditori che vogliono assicurare un futuro alla loro azienda, dopo la loro morte.

Così, senza dover fare testamento, possono mettere a capo dell’azienda la persona che ritengono più adatta.

Per chi è interessato, in questo articolo cercheremo di spiegare meglio cos’è il patto di famiglia e a cosa serve.

Cos’è il patto di famiglia?

Il patto di famiglia non è altro che un contratto con cui un imprenditore trasferisce al figlio o a un nipote la sua azienda [1].

Oltre all’imprenditore, anche i soci di una società possono concludere un patto di famiglia per trasferire le loro quote ai figli o ai nipoti.

La particolarità di questo contratto sta nel fatto che l’imprenditore può anticipare la sua successione ereditaria e decidere, quando è ancora in vita, a chi andrà la propria azienda.

Lo scopo è anche quello di evitare litigi fra i futuri eredi.

Pur realizzando in via anticipata gli effetti di una vera e propria successione testamentaria dell’imprenditore, il patto di famiglia rimane un contratto tra vivi, che trasferisce, sin dalla sua conclusione, l’azienda di famiglia ai figli o ai nipoti.

Normalmente, la legge non ci consente di fare accordi sui nostri beni ereditari o di rinunciare all’eredità di un nostro caro quando esso è ancora in vita (c.d. divieto dei patti successori).

In altre parole, non possiamo impegnarci, da vivi, a lasciare qualcosa che ci appartiene a un’altra persona, oppure a rinunciare all’eredità del papà o della mamma quando questi ultimi sono ancora in vita.

Se lo facciamo il nostro impegno non vale nulla.

Per disporre dei nostri beni, per quando non ci saremo più, dobbiamo fare per forza testamento, un atto che possiamo cambiare come e quando vogliamo fino all’ultimo istante della nostra vita.

É evidente allora che il patto di famiglia costituisce un’eccezione alla regola generale che vieta i patti successori.

Come si fa un patto di famiglia?

Abbiamo appena scoperto cos’è il patto di famiglia e a cosa serve.

Vediamo adesso come si fa.

Iniziamo col dire che il patto di famiglia è un contratto gratuito.

Insomma, chi riceve l’azienda o le quote di una società dal proprio genitore non deve spendere nulla.

Inoltre, solo un imprenditore o chi possiede delle quote di una società può fare un patto di famiglia.

Può, così, trasferire l’impresa o le quote ai propri discendenti e cioè ai propri figli o ai nipoti.

Non può farlo, invece, in favore della moglie o dei fratelli.

Il patto di famiglia deve essere firmato anche dalla moglie dell’imprenditore e da tutti i figli, anche da quelli che non ricevono l’azienda.

Se i figli sono deceduti, devono firmare i figli di questi ultimi e cioè i nipoti dell’imprenditore.

Insomma, devono partecipare tutti i parenti più stretti ai quali per legge spetta sempre una quota dell’eredità dell’imprenditore, anche se quest’ultimo ha fatto testamento (c.d. eredi legittimari[2].

Ricordiamo che sono eredi legittimari il coniuge, i figli, anche quelli adottivi e naturali (e cioè nati fuori dal matrimonio), i nipoti in linea retta del defunto, i genitori e i nonni.

Il patto di famiglia, infine, deve essere firmato davanti a un notaio [3].

Deve essere, quindi, stipulato con un atto pubblico, un po’ come si fa per comprare una casa o un terreno.

Cos’è un patto di famiglia: gli obblighi dei beneficiari.

Abbiamo già detto che il patto di famiglia è un contratto gratuito.

Questo vuol dire che i figli o i nipoti che con il patto di famiglia ricevono l’azienda (o le quote di una società) non devono spendere neppure un euro.

Per loro il patto è solo un vantaggio, poiché ricevono prima del tempo una parte dell’eredità.

Inutile dire che questo contratto, invece, ha effetti negativi sugli altri eredi dell’imprenditore.

Allora, per tutelare i loro diritti, la legge stabilisce che tutti quelli che partecipano al patto di famiglia, senza però ricevere nulla dall’imprenditore, devono essere liquidati in denaro.

Si tratta di un vero e proprio obbligo che grava su chi riceve l’azienda o le quote di una società.

Quest’ultimo deve pagare agli altri familiari una somma pari al valore delle loro quote di legittima, calcolate alla data della firma del patto di famiglia.

Ad esempio, se un imprenditore ha una moglie e due figli e vuole trasferire l’azienda a uno solo dei figli, innanzitutto deve recarsi con tutta la famiglia da un notaio.

In quella sede, se si accerta che l’azienda vale 100.000 euro, colui al quale viene trasferita dovrà liquidare la mamma con 25.000 euro (1/4 dell’eredità) e il fratello con la stessa somma (1/4 dell’eredità).

Se vogliamo capire meglio si consiglia di leggere l’articolo “come si divide l’eredità”.

Ovviamente, nulla vieta a chi partecipa al contratto senza ricevere l’impresa di rinunciare alla quota lui spettante e, quindi, di non volere nulla.

Infine, al posto di una somma di denaro, chi ha ricevuto l’azienda può trasferire ai legittimari esclusi dal patto di famiglia un bene aziendale o una partecipazione societaria il cui valore sia pari alla quota di eredità a lui spettante.

Se l’imprenditore cambia idea?

La legge prevede anche il caso in cui l’imprenditore cambi idea e voglia annullare il patto di famiglia.

Iniziamo col dire che può farlo in qualsiasi momento.

La legge, infatti, stabilisce che le parti, in ogni tempo, possono modificare o annullare il patto di famiglia già concluso.

Per farlo devono recarsi ancora una volta da un notaio e firmare un altro atto pubblico.

Devono anche mettersi d’accordo.

L’impugnazione del patto di famiglia.

Il patto di famiglia può essere impugnato in tribunale da chi, pur presente, ha dato il proprio consenso per errore, oppure perché costretto con una minaccia o, addirittura, con la forza.

Se chi impugna riesce a dimostrare l’inganno, la minaccia o la violenza, può ottenere dal giudice l’annullamento del patto di famiglia.

Si tratta, però, di un’azione che va fatta in fretta, senza perdere troppo tempo.

La legge, infatti, prevede un termine di prescrizione molto breve (un anno).

  1. Art.768 bis codice civile.
  2. Art.536 codice civile.
  3. Art.768 ter codice civile.