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Allattamento e permessi: tutto quello che non sai

Siamo diventati genitori da poco.

La nostra gioia è grande e non vogliamo allontanarci neppure un attimo dal nostro piccolo.

I soldi, però, non bastano mai.

Abbiamo la rata del mutuo da pagare, le spese condominiali e quelle per il bimbo.

Così dobbiamo deciderci, prima o poi, di tornare al lavoro.

Prima di farlo, però, vogliamo scoprire se ci sono delle agevolazioni.

Abbiamo sentito dire, ad esempio, che durante l’allattamento possiamo godere di alcuni permessi sul lavoro che ci consentono di passare del tempo con nostro figlio.

Per chi è interessato, in questo articolo parleremo proprio di allattamento e permessi sul lavoro.

Allattamento e permessi: di cosa si tratta?

permessi per l’allattamento consentono ai neogenitori di lasciare il lavoro ogni giorno per occuparsi dei loro piccoli [1].

Hanno diritto di ottenere questi permessi sia le mamme, sia i papà, anche adottivi, fino al compimento del primo anno di età del bambino.

Una cosa molto interessante è che durante questi permessi i lavoratori, oltre a poter dedicare del tempo alla propria famiglia, vengono anche retribuiti.

Allattamento e permessi: a cosa servono?

Lo scopo principale dei permessi per l’allattamento è quello di aiutare le giovani madri ed evitare che abbandonino il lavoro per dedicarsi alla cura dei figli.

Non dimentichiamo, però, che questi permessi possono essere utilizzati anche dai papà e, quindi, indipendentemente dall’allattamento.

Quello che conta, allora, è che il genitore che richiede i permessi utilizzi queste ore per stare con il bambino e per prendersene cura.

Chi può richiedere i permessi per l’allattamento?

Possono fare richiesta dei permessi per l’allattamento tutti i lavoratori dipendenti, maschi o femmine, sempre che siano neogenitori.

La mamma e il papà, però, non ne possono godere contemporaneamente.

La madre può farne richiesta quando rientra in azienda dopo il periodo di astensione obbligatoria e fino al compimento del primo anno di età del bambino.

Se la mamma non richiede i permessi, allora, lo può fare il papà.

Il marito può ottenere i permessi anche quando la moglie è disoccupata, è una lavoratrice autonoma oppure fa la casalinga.

Poiché negli ultimi anni, a seguito della pandemia, si è diffuso lo smart working, è bene sapere che anche i lavoratori che svolgono la loro attività da casa hanno diritto ai permessi per l’allattamento.

Abbiamo già detto che possono richiedere questi permessi anche i genitori che hanno un bimbo in affido o in adozione.

In questi casi i permessi possono essere goduti dal momento dell’adozione o dell’affidamento del bambino e per tutto il primo anno.

Allattamento e permessi: la durata.

La durata dei permessi per l’allattamento varia in base alla durata della nostra giornata lavorativa.

Così, se lavoriamo per meno di 6 ore al giorno, abbiamo diritto a un permesso per l’allattamento di 1 ora ogni giorno.

Se, invece, lavoriamo per 6 ore al giorno o più, il nostro permesso sarà di 2 ore.

Facciamo un esempio per capire meglio.

Mettiamo il caso che la nostra giornata lavorativa duri 7 ore.

Se nostro figlio è nato a gennaio e noi rientriamo al lavoro ad aprile, dal momento in cui riprendiamo l’attività e fino al mese di gennaio dell’anno successivo, abbiamo diritto a 2 ore di permesso al giorno.

Dobbiamo sempre metterci d’accordo con il nostro capo per decidere quando utilizzare le ore di permesso.

Se non riusciamo a trovare un accordo col datore di lavoro, possiamo sempre rivolgerci all’Ispettorato territoriale del lavoro (ITL) che deciderà al nostro posto quando possiamo fare i permessi.

Inoltre, se abbiamo avuto 2 gemelli o più, possiamo godere di 2 ore di permesso se la nostra giornata lavorativa dura meno di 6 ore e da 2 a 4 ore di permesso se, invece, la nostra giornata lavorativa dura 6 ore o più.

Non dimentichiamo, infine, che se il datore di lavoro ha messo a disposizione un asilo nido, i permessi si riducono della metà.

Allattamento e permessi: il pagamento.

Iniziamo col dire che durante i permessi per l’allattamento veniamo pagati regolarmente.

In altre parole, il nostro stipendio non diminuisce anche se per 1 o 2 ore al giorno ce ne stiamo a casa per curare i figli.

I permessi vengono pagati mese per mese dal datore di lavoro, che, poi, recupererà dall’Inps i soldi che ci ha anticipato in busta paga.

Alle lavoratrici domestiche e a quelle agricole i permessi vengono pagati direttamente dall’Inps.

Per capire cosa deve pagare, l’Inps verifica qual era il nostro stipendio nei 2 mesi precedenti alla richiesta dei permessi.

Anche in questo caso facciamo un esempio.

Siamo rientrate al lavoro a giugno e abbiamo richiesto 2 ore di permesso per l’allattamento.

Se nei mesi di aprile e maggio abbiamo ricevuto una retribuzione media di 80 euro al giorno, dobbiamo dividere questa retribuzione per le ore di lavoro giornaliero (7) e poi moltiplicare il risultato per le ore di permesso godute (2) (80 euro: 7 = 11,43 euro x 2 = 22,86 euro).

Così, ogni giorno l’Inps ci pagherà 22,86 euro per le ore di permesso (2) richieste.

Allattamento e permessi: se l’azienda non ce li concede?

Non siamo obbligati a chiedere i permessi per l’allattamento, ma se decidiamo di farlo, il datore di lavoro non può dirci di no.

Oltre a non poter rifiutare i permessi, l’azienda non può neppure pretendere che il lavoratore recuperi le ore di riposo, magari, facendo delle ore di straordinario.

Se il nostro datore di lavoro non ci fa fare i permessi, possiamo rivolgerci all’Ispettorato territoriale del lavoro, a un sindacato oppure direttamente al giudice.

Allattamento e permessi: possono essere cumulati?

Se ci sono stati riconosciuti i permessi per l’allattamento possiamo accordarci con l’azienda per assentarci dal lavoro anche più volte nel corso della stessa giornata.

Quello che, invece, non possiamo fare è utilizzare i permessi tutti in una volta.

Insomma, non posiamo assentarci dal lavoro per un’intera giornata, perché nei giorni precedenti non abbiamo richiesto di utilizzare i permessi che ci spettavano.

Allattamento e permessi: la domanda.

La mamma che vuole usufruire dei permessi per l’allattamento deve farne domanda al datore di lavoro.

Il padre, invece, può fare la domanda sia al datore di lavoro sia all’Inps.

Le lavoratrici domestiche e quelle agricole devono presentare la domanda direttamente all’Inps.

Nella richiesta dobbiamo indicare il numero di ore di cui vogliamo usufruire.

La domanda va fatta in via telematica entrando nel sito www.inps.it, cliccando sulla voce “indennità per riposi giornalieri per padri e madri dipendenti” e, poi, su “accedi al servizio”.

Possiamo anche chiamare il numero 803164 da telefono fisso oppure il numero 06164164 da cellulare, o, ancora meglio, possiamo rivolgerci a un patronato.

Insieme alla domanda dobbiamo presentare alcuni documenti:

  • certificato di nascita del bambino o, in alternativa, l’atto di affidamento o quello di adozione;
  • copia del codice fiscale del genitore e del bambino;
  • se la richiesta viene presentata dal papà, dichiarazione di rinuncia della mamma a godere dei permessi oppure un’autocertificazione da cui risulta la sua situazione lavorativa (casalinga, disoccupata e così via).

L’Inps deve provvedere entro 55 giorni dalla domanda.

  1. Art.39 del decreto legislativo n.151 del 26 marzo 2001.