Tutti noi abbiamo sentito dire che il reddito di cittadinanza non c’è più, almeno quello che fino ad oggi abbiamo conosciuto.
Questo, però, non vuol dire che le famiglie bisognose non riceveranno più alcun aiuto da parte dello Stato.
Infatti, da qualche tempo si parla di un nuovo sussidio (c.d. assegno di inclusione) che dal 1º gennaio 2024 prenderà il posto del reddito di cittadinanza.
Cerchiamo di capire di cosa si tratta.
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Cos’è l’assegno di inclusione e a chi spetta?
Iniziamo subito col dire che non si tratta di un sussidio generalizzato destinato a tutte le famiglie in difficoltà, ma di una misura riservata solo ai nuclei familiari che presentano determinati requisiti.
In particolare, ne hanno diritto solo le famiglie al cui interno c’è almeno:
- un minorenne;
- una persona disabile o un invalido che riceve l’indennità Inps;
- una persona con più di 60 anni.
Queste famiglie possono stare tranquille: continueranno a ricevere il reddito di cittadinanza per tutto il 2023 e, dal 1º gennaio 2024, il nuovo assegno di inclusione.
Tutte le altre famiglie, che non hanno al loro interno un minore, un disabile, un invalido oppure un ultrasessantenne, per quest’anno riceveranno il reddito di cittadinanza, ma solo per 7 mesi, e poi null’altro.
Possono richiedere l’assegno di inclusione, oltre ai cittadini italiani, anche quelli dell’unione europea e i loro familiari che hanno il diritto di soggiorno.
Anche i cittadini extra comunitari possono richiederlo, purché in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo oppure se beneficiano della protezione internazionale.
Occorre, infine, che il richiedente sia residente in Italia da almeno 5 anni, dei quali gli ultimi 2 continuativamente.
Per quanto riguarda, invece, il requisito economico, nulla è cambiato rispetto al reddito di cittadinanza.
Anche per l’assegno di inclusione occorre avere un ISEE non superiore a 9.360 euro.
La scala di equivalenza.
Non lasciamoci spaventare dai termini tecnici.
Dal punto di vista pratico i parametri della scala di equivalenza servono solo per stabilire, a seconda della composizione del nucleo familiare, quali sono i requisiti di reddito e l’importo dell’assegno di inclusione spettante.
Ad esempio, a una famiglia composta da 2 genitori con meno di 60 anni e 2 figli di cui uno minorenne viene assegnato un parametro di 1,10 (1 per il richiedente e 0,10 per il minore con più di 2 anni).
A una famiglia con un genitore ultrasessantenne e un figlio disabile viene, invece, assegnato un parametro di 1,9 (1 per il richiedente, 0,4 per il componente con più di 60 anni e 0,5 per il disabile).
Prendiamo ora in considerazione il limite reddituale che, come per il reddito di cittadinanza, anche per l’assegno di inclusione è pari a 6.000 euro.
Quindi, per scoprire il limite di reddito che ogni famiglia non deve superare per ottenere il sussidio, dobbiamo moltiplicare la somma già indicata di 6.000 euro per il parametro della scala di equivalenza assegnato alla famiglia stessa.
Così tornando ai nostri esempi, il limite di reddito di una famiglia composta da 2 genitori con meno di 60 anni e 2 figli di cui uno minorenne passa da 6.000 a 6.600 euro (6.000 euro × 1,1 = 6.600 euro).
Invece, il limite di reddito di una famiglia con un genitore ultrasessantenne e un figlio disabile passa da 6.000 a 11.400 euro (6.000 euro x 1,9 = 11.400 euro).
Ricordiamo, infine, che il parametro della scala di equivalenza per un familiare minore (fino a 2 anni) è pari a 0,15 e arriva fino a 2,2/2,3 per i disabili gravi.
Nel reddito di cittadinanza, invece, veniva assegnato un parametro di 0,4 ai componenti maggiorenni della famiglia e di 0,2 a quelli minorenni.
Così nel caso di un nucleo familiare composto da 2 genitori con meno di 60 anni e 2 figli di cui uno minorenne, il limite di reddito passava da 6.000 a 12.000 euro (6.000 euro x 2 = 12.000 euro) e non a 6.600 euro, come nell’assegno di inclusione.
Il parametro di 2 si otteneva aggiungendo a quello del richiedente (1) 0,4 per ognuno dei 2 componenti maggiorenni della famiglia e 0,2 per quello minorenne (1 + 0,4 + 0,4 + 0,2 = 2).
Assegno di inclusione: i limiti patrimoniali.
Per poter ottenere l’assegno di inclusione non dobbiamo possedere un grosso patrimonio immobiliare e mobiliare.
Il primo, in particolare, non deve superare il valore di 30.000 euro, senza prendere in considerazione la prima casa, salvo che valga meno di 15.000 euro.
Denaro liquido e titoli, invece, non devono superare i 6.000 euro.
Questo importo viene maggiorato di 2.000 euro per ogni componente della famiglia escluso il richiedente, con il limite di 10.000 euro, che può essere superato di 1.000 euro per ogni altro figlio minorenne dopo il secondo.
Gli altri requisiti dell’assegno di inclusione.
Per il resto le regole sono più o meno le stesse del reddito di cittadinanza.
Non si possono avere auto di cilindrata superiore a 1.600 cc oppure moto con cilindrata superiore a 250 cc, salvo che i mezzi siano stati comprati più di 3 anni prima della domanda.
Sono escluse le vetture acquistate con le agevolazioni previste dalla legge 104.
Non può presentare domanda neppure chi sia proprietario di una barca o di un aereo.
Infine, non può fare domanda chi negli ultimi 10 anni è stato sottoposto ad una misura cautelare personale o negli ultimi 12 mesi si è dimesso dal lavoro, salvo che l’abbia fatto per giusta causa [1].
A quanto ammonta l’assegno di inclusione?
L’assegno d’inclusione ammonta a 500 euro al mese, ai quali vanno aggiunti 280 euro per il contributo al pagamento dell’affitto di casa.
Anche per calcolare l’importo che spetta mensilmente occorre utilizzare i parametri della scala di equivalenza che abbiamo già visto.
Così ad una famiglia composta da 2 genitori con meno di 60 anni e 2 figli di cui uno minorenne spetta un assegno mensile di 550,00 euro (500 euro x 1,1 = 550 euro).
A una famiglia con un genitore ultrasessantenne ed un figlio disabile spettano, invece, ogni mese 950 euro (500 euro x 1,9 = 950 euro).
Da questi importi dobbiamo togliere il reddito percepito dalla famiglia ed aggiungere l’eventuale contributo per l’affitto.
Si tratta, in ogni caso, di somme più basse rispetto a quelle che oggi si percepiscono con il reddito di cittadinanza.
Facciamocene una ragione, poiché, salvo improvvisi cambi di rotta, dal mese di gennaio 2024 il reddito di cittadinanza non ci sarà più.
L’unico vantaggio è che il nuovo sussidio non impedisce al richiedente di percepire l’assegno unico universale senza alcuna riduzione.
Per le famiglie composte solo da ultra-sessantasettenni o da disabili in situazione di gravità il limite di reddito per poter percepire l’assegno di inclusione sale a 7.560 euro.
Anche questa somma va moltiplicata per il parametro della scala di equivalenza di cui abbiamo già detto per conoscere esattamente il limite di reddito e l’importo dell’assegno.
Quanto dura l’assegno di inclusione?
L’assegno di inclusione dura 18 mesi.
Dopo un mese di sospensione, però, può essere rinnovato per lo stesso periodo.
In pratica, se non vengono meno i requisiti, non ci sono limiti di durata e l’assegno è rinnovabile all’infinito.
Se i componenti della famiglia possono lavorare?
Chi può lavorare e ha un’età compresa tra 18 e 59 anni, se si trova in una situazione di povertà, dal 1º settembre 2023 potrà ricevere un’indennità mensile di 350 euro per 12 mesi (c.d. supporto per la formazione e il lavoro), solo, però, se partecipa a corsi di formazione professionale o ad attività di pubblica utilità.
Questo sussidio può essere richiesto da chi ha un reddito familiare non superiore a 6.000 euro, ma non ha i requisiti per ottenere l’assegno di inclusione.
Ricordiamo, infine, che chi non accetta un’offerta di lavoro, qualunque essa sia, perde automaticamente il sussidio.
- Art.2119 codice civile.






