Norme e Diritto

Chi paga la Tari: proprietario o inquilino?

Nel momento in cui firmiamo il nostro primo contratto di affitto non dobbiamo dimenticare che il canone di locazione non è l’unica spesa da affrontare.

Oltre all’affitto, infatti, ci tocca pagare le utenze domestiche (luce, acqua, gas e così via).

Se, poi, l’appartamento si trova in un condominio dobbiamo anche sostenere le spese per la pulizia delle parti comuni e tutte le altre che non spettano al proprietario.

Ci sono anche delle tasse da pagare, ad esempio la Tari?

In questo articolo cercheremo di dare una risposta.

Insomma, chi paga la Tari: proprietario o inquilino?

Cos’è la Tari?

Prima di scoprire chi paga la Tari (proprietario o inquilino), vediamo di cosa si tratta.

La Tari in poche parole è la tassa sui rifiuti.

Abitazioni private e immobili commerciali pagano annualmente una tassa sulla spazzatura prodotta.

Questa tassa serve a finanziare il servizio di raccolta dei rifiuti e quello di smaltimento.

Chi paga la Tari (proprietario o inquilino) e quando è dovuta?

Tutti coloro che possiedono un immobile devono pagare la Tari [1].

Per evitare di pagarla, però, non basta sostenere che la casa non è abitata.

La Corte di cassazione, infatti, ha affermato che la Tari è dovuta in tutti i casi in cui l’immobile in astratto può produrre rifiuti, anche se non viene utilizzato.

Poi, se nell’abitazione ci sono degli arredi (un tavolo, delle sedie, un letto per intenderci), oppure delle utenze, la Tari va senz’altro corrisposta.

Per evitarlo, dobbiamo dimostrare che i locali sono inutilizzabili [2].

Facciamo un esempio.

Abbiamo acquistato una casa, ma al momento non possiamo trasferirci perché prima dobbiamo ristrutturarla.

In questo caso non dobbiamo versare la Tari fino a quando non abbiamo finito i lavori e, quindi, la casa è pronta per essere abitata da noi o da terzi.

Infine, potrà anche sembrare strano, ma per le cantine e i box la Tari è sempre dovuta, perché vengono considerati spazi potenzialmente produttivi di rifiuti, perfino nel caso in cui non siano allacciati alla rete elettrica [3].

Chi paga la Tari (proprietario o inquilino) e come si calcola?

L’importo della Tari è stabilito dai comuni in base al costo annuo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Le tariffe sono diverse a seconda che si tratti di utenze domestiche oppure non domestiche.

Fra le utenze domestiche rientrano le case familiari.

Tra quelle non domestiche rientrano le industrie, le attività commerciali e quelle professionali.

La tariffa si compone di una quota fissa e di una variabile.

Per le utenze domestiche la quota fissa tiene conto delle dimensioni dell’immobile e del numero di persone che compongono la famiglia.

La quota variabile, invece, non dipende dalle dimensioni dell’abitazione, ma dalla quantità di rifiuti prodotti dalla singola famiglia (se è possibile misurarla).

Per le utenze non domestiche sia la quota fissa che quella variabile dipendono dalla superficie dell’immobile.

Non si considerano, però, gli spazi dove si producono rifiuti speciali che vengono smaltiti direttamente dai produttori.

Le scadenze per il pagamento della Tari vengono stabilite dai comuni.

Solitamente dobbiamo versarla in 2 rate ogni 6 mesi.

Possiamo farlo in posta o anche nei supermercati (con bollettino postale), in banca (con MAV o F24 precompilato) oppure a computer utilizzando il portale pagoPA.

Chi paga la Tari (proprietario o inquilino): le riduzioni.

In alcuni casi la Tari può essere ridotta.

Ad esempio:

  • in favore del produttore di rifiuti speciali che dimostra di darsi da fare per il loro riciclo;
  • nel caso in cui il servizio di raccolta non venga svolto regolarmente, così da creare una situazione di pericolo per l’ambiente o per i cittadini, accertata dall’autorità sanitaria.

In quest’ultimo caso è dovuto al massimo il 20% della tariffa.

Invece nelle aree in cui non viene effettuato il servizio e gli utenti devono portare i rifiuti nei punti di raccolta stabiliti, la tari è dovuta in misura non superiore  al 40% della tariffa.

I comuni, inoltre, possono prevedere ulteriori riduzioni:

  • per le abitazioni occupate da una sola persona;
  • per le seconde case;
  • per le abitazioni i cui occupanti per più di sei mesi all’anno risiedono all’estero;
  • in ogni altro caso in cui lo ritengono opportuno.

Le famiglie a basso reddito possono chiedere una riduzione della tassa o, addirittura, l’esenzione.

A questo scopo si suggerisce di consultare il sito del comune per scoprire qual è il reddito che consente di ottenere la riduzione o l’esenzione.

Ricordiamo, infine, che l’utente può evitare di pagare la Tari se il comune non ha attivato il servizio di raccolta dei rifiuti [4].

Chi paga la Tari: proprietario o inquilino?

Ora che sappiamo quasi tutto su questa tassa, possiamo rispondere alla domanda.

Iniziamo col dire che è chi utilizza l’immobile a dover pagare la Tari.

Questo perché la tassa è dovuta da chi produce i rifiuti.

Se, poi, ad usare l’immobile sono più persone, tutte sono tenute al pagamento (c.d. obbligazione solidale).

Cerchiamo di capire meglio.

Se prendiamo in affitto una casa, siamo noi che la utilizziamo a dover pagare la Tari e non il proprietario.

Se firma il contratto anche il nostro convivente o un coinquilino, il comune può chiedere a ognuno di noi il pagamento per intero della Tari.

Come sempre anche a questa regola c’è un’eccezione.

Nel caso in cui la locazione sia di breve durata, e cioè non duri più di 6 mesi, la tassa deve essere pagata dal proprietario.

Non è insolito, poi, che quest’ultimo se la faccia rimborsare dall’inquilino insieme alle spese.

Se, invece, firmiamo un normale contratto di locazione ad uso abitativo (c.d. 4+4), ad esempio nel mese di ottobre 2023, dovremo pagare la Tari non solo per gli anni interi in cui restiamo nell’abitazione, ma anche per le frazioni di anno in cui l’abbiamo occupata (nel nostro caso nel periodo ottobre – dicembre 2023).

Le parti, comunque, sono libere di accordarsi diversamente, prevedendo nel contratto che la Tari venga versata dal proprietario.

Questo, però, non impedisce al comune, in caso di mancato pagamento, di rivolgere le proprie richieste all’inquilino.

Ricordiamo, infine, che nelle separazioni, se la casa coniugale di proprietà di uno dei coniugi viene assegnata all’altro, la Tari deve essere versata da chi continua a vivere nell’abitazione, anche se non ne è proprietario.

La stessa regola vale per l’usufruttuario, per chi gode della casa in comodato d’uso o per il coniuge che alla morte del consorte ha il diritto di abitazione nella casa familiare.

Cosa succede se l’inquilino non paga la Tari?

Abbiamo detto che solo chi utilizza l’immobile deve pagare la Tari.

Ma se do in affitto un immobile e il mio inquilino non versa la tassa, ne sono responsabile?

Il comune potrà chiedermi il pagamento in qualità di proprietario?

La risposta è no.

Infatti il comune, se non riesce a recuperare i soldi dall’inquilino, non può pretendere che sia il proprietario a pagare la tassa.

Potrà solo darsi da fare per ottenere il dovuto dall’inquilino stesso, anche ricorrendo all’invio di una cartella di pagamento.

  1. Art.1, comma 641, legge n. 147 del 27 dicembre 2013.
  2. Cass. civ. n.13120 del 25 maggio 2018.
  3. Cass. civ. n.23058 del 17 settembre 2019.
  4. Cass. civ. n.25589 del 31 agosto 2022.