Da un po’ di tempo le cose non vanno per niente bene.
Le spese aumentano ed è sempre più difficile affrontarle col nostro stipendio.
Così abbiamo dovuto lasciare indietro qualche rata del finanziamento della macchina e della lavatrice.
Ed ecco che, dopo l’ingiunzione di pagamento, è arrivato anche il pignoramento del conto corrente.
A questo punto abbiamo deciso di andare in banca per sistemare la situazione.
Ma allo sportello l’impiegato ci dice che non può farci nulla.
É meglio parlare con i nostri creditori per convincerli a togliere il pignoramento.
Prima, però, può essere utile sapere come sbloccare un conto corrente pignorato.
Indice dei contenuti
Come e quando sbloccare un conto corrente pignorato?
Iniziamo col dire che il conto corrente, una volta pignorato dall’ufficiale giudiziario, può essere sbloccato solo su richiesta del creditore (ad esempio della società finanziaria) oppure per ordine del giudice.
Così, se il creditore non si dà da fare, oppure il giudice non decide, i nostri soldi restano bloccati chissà per quanto tempo senza che nessuno li possa toccare.
Cerchiamo, allora, di capire come sbloccare un conto corrente pignorato, a seconda che sia il creditore a richiederlo oppure il giudice a ordinarlo.
Cerchiamo anche di capire se ci sono altri sistemi per ottenere lo stesso risultato.
Come sbloccare un conto corrente pignorato su richiesta del creditore?
Se riusciamo ad accordarci con la finanziaria per pagare il nostro debito a rate, oppure in una sola volta, magari versando una somma più bassa del dovuto (c.d. saldo e stralcio), ci aspettiamo che la finanziaria stessa ci sblocchi il conto corrente bancario.
Però non facciamoci troppe illusioni.
Se la finanziaria è riuscita a bloccare sul nostro conto una somma sufficiente a coprire il suo credito e le spese, è difficile che ci rinunci.
Solo se sorgono dei problemi (ad esempio il legale della società ha commesso un errore di notifica dell’atto e c’è il rischio che il pignoramento salti), potrebbe essere conveniente anche per la finanziaria arrivare ad un accordo col debitore e rinunciare al pignoramento del conto corrente.
In ogni caso, se con un po’ di fortuna, siamo riusciti a convincere la società creditrice, dobbiamo comunque avere pazienza, poiché per sbloccare un conto corrente pignorato ci vuole del tempo.
É chiaro che per fare tutto ciò, dobbiamo contattare l’avvocato della finanziaria, il cui nome e recapito telefonico possiamo trovare sull’atto di pignoramento arrivato a casa oppure sul ricorso per decreto ingiuntivo.
Il legale, una volta raggiunto l’accordo, se non ha ancora depositato il pignoramento in tribunale (e cioè non l’ha ancora iscritto a ruolo) può comunicare alla banca che non procederà all’iscrizione del pignoramento.
Allora, il pignoramento stesso diventerà inefficace dopo 30 giorni dal momento in cui l’atto gli è stato restituito dall’ufficiale giudiziario [1].
Ecco perché il conto corrente non può essere immediatamente sbloccato, anche se abbiamo già pagato l’intero importo dovuto.
Infatti, dobbiamo sempre attendere 30 giorni dalla riconsegna dell’atto di pignoramento al legale della società creditrice.
Come sbloccare un conto corrente pignorato per ordine del giudice?
La situazione cambia se il pignoramento è stato iscritto a ruolo ed è stata fissata un’udienza davanti al giudice.
In questo caso non basta fare una comunicazione alla banca, ma occorre che l’avvocato della finanziaria vada in udienza per chiedere al giudice di dichiarare l’estinzione della procedura esecutiva.
Dirà al giudice che il debitore ha pagato il debito oppure che le parti hanno raggiunto un accordo e, quindi, non intendono portare avanti la procedura stessa.
Può anche succedere che il debitore abbia dei dubbi sulla regolarità del pignoramento.
In questo caso è sempre bene rivolgersi a un avvocato affinché valuti se ci sono difetti nel pignoramento stesso o in un precedente atto (ingiunzione di pagamento o precetto), che possano giustificare una causa di opposizione all’esecuzione.
Pensiamo a un errore di notifica (ad esempio l’atto è stato inviato presso l’abitazione dove non viviamo più da diversi anni).
Pensiamo anche al caso di un errore nel calcolo delle somme dovute dal debitore.
Infine, al caso in cui il creditore abbia pignorato sul conto corrente dove versiamo lo stipendio una quota superiore a quella consentita dalla legge [2].
Tutti noi sappiamo che il creditore può pignorare lo stipendio solo nei limiti di un quinto del suo ammontare netto.
Può anche pignorare il conto corrente bancario sul quale versiamo lo stipendio solo nella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (che per il 2023 è pari a 503,27 euro).
In pratica se sul conto abbiamo 2.000 euro il creditore può pignorarci solo 490,19 euro, pari alla differenza tra i 2.000 euro e il triplo dell’assegno sociale (503,27 euro x 3 = 1.509,81 euro).
Se, invece, sul conto abbiamo meno di 1.500 euro, il creditore non potrà pignorarci neppure un euro.
Attenzione, se, dopo la notifica del pignoramento, versiamo sul conto corrente un altro stipendio, lo stesso può esserci pignorato nei limiti che abbiamo già visto (1/5 del suo ammontare netto).
In tutti questi casi, sarà il debitore, una volta terminato il giudizio di opposizione, a comunicare alla banca il suo esito, chiedendo alla stessa di provvedere a sbloccare il conto corrente bancario.
Come sbloccare un conto corrente pignorato dall’agenzia delle entrate?
A qualcuno potrà sembrare strano, ma sbloccare un conto corrente pignorato dall’agenzia delle entrate riscossione non è così difficile.
Basta, infatti, fare un accordo con l’agenzia stessa.
Non occorre neppure passare attraverso il tribunale, ma è sufficiente che l’agenzia autorizzi la rateizzazione delle somme richieste con la cartella esattoriale per interrompere la procedura esecutiva e sbloccare il conto corrente pignorato.
Ricordiamo, infine, che l’agenzia delle entrate non può rifiutare la rateizzazione se il debito è inferiore a 60.000 euro e le rate richieste dal contribuente non sono più di 72.
Come sbloccare un conto corrente pignorato: la conversione.
C’è un altro modo per sbloccare il conto corrente pignorato: la conversione.
In pratica chiediamo al giudice di liberare il conto corrente offrendo una somma di denaro comprensiva del capitale, degli interessi e delle spese legali.
Dobbiamo depositare questa somma in cancelleria, su un libretto intestato alla procedura esecutiva.
Se effettuiamo il pagamento tutto in una volta, nel giro di poco tempo riusciamo ad ottenere lo sblocco del conto.
Se, invece, chiediamo al giudice di pagare il debito un po’ alla volta, il conto sarà liberato solo al momento del versamento dell’ultima rata.
Ricordiamo, infine, che l’istanza di conversione va depositata in cancelleria, insieme ad una somma non inferiore a un sesto del dovuto, prima che il giudice assegni al creditore l’importo pignorato.
- Art.164 ter disposizioni di attuazione codice di procedura civile.
- Art.545 comma 7 codice di procedura civile.






