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Cos’è la mediazione e a cosa serve?

Mediare è qualcosa che spesso facciamo nel corso della nostra vita, a volte senza neanche accorgercene.

Questo perché i nostri interessi spesso si scontrano con quelli degli altri.

Succede al lavoro, tra vicini di casa, nei rapporti personali e anche in quelli familiari.

Ogni volta che sorge un contrasto viene naturale cercare una soluzione amichevole e, quindi, mediare per evitare che la situazione degeneri e si arrivi allo scontro o, addirittura, a una causa in tribunale.

Ecco cos’è la mediazione e a cosa serve.

Proprio per questi motivi, anche nel nostro sistema giudiziario è stata introdotta la mediazione con lo scopo principale di ridurre il numero di cause che, se non risolte prima, finiscono in tribunale [1].

Tutti noi abbiamo così la possibilità di risolvere una controversia in modo più semplice e con costi minori rispetto a quelli di una causa civile.

Grazie all’intervento del mediatore potremo trovare una soluzione amichevole ai nostri problemi legali anche in tempi molto più brevi.

La mediazione, infatti, non può durare più di 3 mesi.

Certo si tratta di un bel risparmio di tempo, considerato che una causa in tribunale può andare avanti anche per molti anni.

Senza contare, poi, i costi dell’avvocato che, quando si tratta di cause di valore elevato, possono superare abbondantemente i 10.000 euro.

La mediazione obbligatoria.

Una volta che abbiamo capito cos’è la mediazione e a cosa serve, dobbiamo sapere che in diversi casi è obbligatoria.

Questo vuol dire che non possiamo rivolgerci al giudice, se prima non abbiamo provato a risolvere amichevolmente la controversia con l’aiuto di un mediatore.

Si dice tecnicamente che la mediazione è condizione di procedibilità della domanda.

Se ce ne dimentichiamo, il giudice dovrà sospendere la causa e darci un termine per fare la mediazione.

Allora, se non la facciamo rischiamo solo di perdere un mucchio di tempo.

In quali casi la mediazione è obbligatoria?

Vediamo ora i casi in cui la mediazione è obbligatoria.

Lo è in materia di:

  • diritti reali (compravendite immobiliari, usucapione, usufrutto e così via);
  • condominio;
  • successione e divisione ereditaria;
  • patti di famiglia [2];
  • affitto (anche di aziende) e comodato;
  • risarcimento dei danni da malasanità;
  • diffamazione a mezzo stampa;
  • contratti bancari, finanziari e assicurativi.

Insomma, tutte le volte in cui vogliamo fare causa alla nostra assicurazione perché non ci paga i danni causati dall’ultima grandinata, oppure al condominio perché non ci risarcisce i danni da infiltrazioni d’acqua provenienti dal tetto dello stabile, dobbiamo sempre avviare la procedura di mediazione, prima di andare in tribunale.

Allo stesso modo, se vogliamo fare una causa per accertare l’usucapione dell’appartamento che abbiamo utilizzato per più di 20 anni, oppure impugnare un contratto di compravendita di un immobile, dobbiamo prima rivolgerci al mediatore.

Anche se vogliamo fare causa all’ospedale perché non ci ha curato nel modo giusto, oppure dividere l’eredità di nostro padre coi nostri fratelli, dobbiamo prima passare dal mediatore.

Il mediatore ci aiuterà a trovare un accordo per mettere fine alla lite, facendo lui stesso delle proposte che possano accontentare tutte le parti.

La mediazione, infine, è obbligatoria quando viene disposta dal giudice oppure è prevista dal contratto (c.d. clausola compromissoria).

Nel primo caso, se il giudice, nel corso di una causa, ritiene che la mediazione possa essere utile per risolvere la controversia, può ordinare alle parti di rivolgersi a un mediatore per tentare di trovare una soluzione amichevole e, così, mettere fine alla causa.

Nel secondo caso le parti, nel contratto oppure nello statuto di una società, possono stabilire che, prima di andare in tribunale, devono provare a risolvere un’eventuale controversia con l’aiuto del mediatore.

In tutti questi casi la mediazione non impedisce alle parti di rivolgersi al giudice.

Possono sempre farlo, però, solo dopo aver tentato di chiudere la controversia davanti al mediatore.

Non dimentichiamo, inoltre, che l’obbligo di avviare la mediazione ricade solo sulla parte che intende iniziare una causa.

La parte che, invece, viene convocata davanti al mediatore non è mai obbligata a partecipare alla mediazione, come, d’altro canto, non è obbligata ad intervenire nel successivo giudizio.

Questo, però, non vuol dire che chi si disinteressa della mediazione non subisce alcuna conseguenza.

Le conseguenze ci sono eccome, ma ne parleremo più avanti.

La mediazione volontaria.

Abbiamo appena visto in quali casi la mediazione è obbligatoria e, dunque, deve essere necessariamente fatta prima di andare in causa.

Però nulla vieta alle parti di tentare di risolvere amichevolmente la controversia con l’aiuto di un mediatore anche se non sono obbligati a farlo per legge.

D’altro canto, i vantaggi della mediazione sono tanti e tali da spingere molti a tentare questa strada prima di rivolgersi al giudice.

Non dimentichiamo, poi, che il mediatore al quale ci rivolgiamo, anche senza essere obbligati a farlo, non è un pinco pallino qualsiasi, ma è un professionista abilitato (normalmente un avvocato o un commercialista) che ha frequentato un apposito corso di formazione.

Viene scelto all’interno dei c.d. organismi di mediazione, pubblici o privati, abilitati a svolgere questa attività ed iscritti in un apposito registro conservato presso il ministero della giustizia.

Quanto costa la mediazione?

Abbiamo già detto che la mediazione costa molto meno di una causa in tribunale.

Ad esempio, in una controversia fino a 10.000 euro si possono spendere circa 250 euro, se va tutto bene.

Un po’ meno se non riusciamo a fare l’accordo.

In una lite da 10.000 a 25.000 euro possiamo spendere circa 300 euro se il tentativo non va a buon fine.

Poco meno di 400 euro se, invece, riesce.

Una controversia da 50.000 a 250.000 euro può costarci poco più di 1.000 euro se la mediazione ha successo.

Se il tentativo fallisce ci costa circa 200 euro in meno.

In una lite da 250.000 a 500.000 euro possiamo spendere poco più di 1.500 euro se la mediazione riesce.

Se, invece, non riesce spendiamo circa 300 euro in meno.

Queste somme le deve pagare ognuna delle parti chiamate in mediazione.

Dobbiamo solo aggiungere il contributo d’ingresso che va da 50 a 100 euro.

Cosa succede se non partecipiamo alla mediazione?

Abbiamo già risposto alla domanda cos’è la mediazione e a cosa serve.

Cerchiamo, ora, di capire quali sono le conseguenze se chi viene convocato in mediazione non vi partecipa senza un motivo serio.

Innanzitutto, il giudice può valutare il comportamento delle parti quando è chiamato a decidere una causa.

Può anche ritenere che un fatto sia provato o meno a seconda di come si sono comportate le parti non solo nel corso del giudizio, ma anche nel procedimento di mediazione [3].

Chi non partecipa alla mediazione senza un valido motivo, può essere condannato dal giudice a pagare allo Stato una somma di denaro pari al contributo unificato dovuto per avviare la causa (una sorta di multa per intenderci).

Non solo.

Il giudice potrebbe, addirittura, condannarlo al pagamento delle spese legali e questo anche se ha vinto la causa.

Infine, nei casi più gravi, potrebbe anche condannarlo al risarcimento dei danni in favore dell’altra parte se ritiene che si sia comportato in modo scorretto [4].

Insomma, prima di decidere se partecipare o meno alla mediazione è meglio pensarci bene.

Le conseguenze di una decisione sbagliata potrebbero essere anche molto pesanti.

Ricordiamo, infine, che sono previsti anche dei vantaggi di natura fiscale per le spese sostenute nel corso della mediazione.

Inoltre, sull’accordo raggiunto in sede di mediazione non si deve pagare la tassa di registro fino a un valore di 50.000 euro.

  1. Decreto legislativo n.28 del 4 marzo 2010.
  2. Art.768 bis codice civile.
  3. Art.116 codice di procedura civile.
  4. Art.96 codice di procedura civile.