Lavoro

Denunciare il datore di lavoro se non ci paga lo stipendio?

Quante volte abbiamo sentito dire: se il mio capo non mi paga lo stipendio lo denuncio.

Ma siamo sicuri di poterlo fare?

Insomma, possiamo denunciare il datore di lavoro se non ci paga lo stipendio?

La risposta è no, semplicemente perché non pagare lo stipendio non è reato.

Il nostro capo, allora, può farlo senza rischiare di finire in galera.

Ciò non vuol dire, però, che non ci possano essere altre conseguenze.

Ad esempio, il giudice del lavoro, su nostra richiesta, potrebbe emettere nei suoi confronti un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

Se il datore di lavoro non paga, potremo, così, pignorargli il conto corrente oppure altri beni di sua proprietà (ad esempio un macchinario, un veicolo intestato all’azienda, il capannone o l’ufficio dove lavoriamo).

Prima di richiedere il decreto ingiuntivo, però, dobbiamo sempre mandare una raccomandata o una PEC al datore di lavoro intimandogli il pagamento (c.d. messa in mora).

Ricordiamo che possiamo ottenere un decreto ingiuntivo solo se abbiamo la prova scritta del nostro credito.

Allora solo se il datore di lavoro ci ha consegnato i cedolini dei mesi non pagati oppure la certificazione unica (il vecchio CUD per intenderci) da cui risulta l’importo del tfr, il nostro avvocato potrà procedere.

Se, invece, non abbiamo documenti (come succede quasi sempre nei casi di lavoro in nero) non possiamo richiedere un decreto ingiuntivo, ma saremo costretti ad avviare una normale causa civile per recuperare i nostri soldi, sempre con l’aiuto di un avvocato.

In questo caso, i tempi si allungano, ma tanto non abbiamo altra scelta.

Non dimentichiamo, infine, che se il nostro reddito non supera 12.838,01 euro possiamo chiedere il gratuito patrocinio e, quindi, fare causa al datore di lavoro senza spendere un euro.

Quando possiamo denunciare il datore di lavoro?

Abbiamo già detto che non possiamo denunciare il datore di lavoro se non ci paga lo stipendio entro il giorno stabilito dal contratto collettivo di settore o dalle parti.

Possiamo solo rivolgerci al giudice civile per tentare di recuperare i nostri soldi.

Ci sono però dei casi in cui il datore di lavoro che non rispetta gli impegni presi col dipendente commette un reato.

Cerchiamo di scoprirli insieme.

Denunciare il datore di lavoro se non versa i contributi?

Possiamo denunciare il datore di lavoro se non versa i contributi previdenziali all’Inps?

Anche in questo caso non ci è consentito, salvo che l’importo complessivo dei contributi non versati in un anno per tutti i lavoratori dell’azienda superi i 10.000 euro.

In ogni caso, per evitare brutte sorprese al momento di andare in pensione, è sempre meglio verificare presso l’Inps se il nostro capo ha versato regolarmente i contributi previdenziali.

Se non lo ha fatto conviene andare da un patronato affinché richieda all’Inps di recuperare quelli mancanti.

Questo per evitare che passi troppo tempo e che i contributi si prescrivano.

A qualcuno potrà sembrare strano ma noi non possiamo fare nulla per costringere il datore di lavoro a versare i contributi [1], ma solo sperare che l’Inps si dia da fare una volta che glielo abbiamo comunicato.

Denunciare il datore di lavoro se non versa le ritenute fiscali?

Tutti noi sappiamo che le nostre tasse vengono versate allo Stato direttamente dal datore di lavoro che le trattiene dalla busta paga.

Ma cosa succede se non lo fa?

Anche in questo caso non commette un reato, salvo che l’importo complessivo delle trattenute fiscali non versate in un anno sia pari o superiore a 150.000 euro.

Come già detto, se il datore di lavoro non ci paga lo stipendio, possiamo sempre richiedere al giudice un’ingiunzione di pagamento delle somme dovute, al lordo delle trattenute fiscali non versate allo Stato.

In questi casi il datore di lavoro, se vuole evitare problemi, dovrà pagarci la retribuzione lorda e cioè quella comprensiva delle trattenute fiscali e non quella netta (come si fa di solito).

Saremo noi, poi, a pagare le tasse allo Stato.

Ricordiamo, infine, che se il nostro capo non ha versato le trattenute fiscali, lo Stato non può chiederle a noi, solo, però, se abbiamo sempre ricevuto lo stipendio al netto delle trattenute stesse.

Denunciare il datore di lavoro per lavoro in nero?

A qualcuno potrà sembrare strano ma non possiamo denunciare il datore di lavoro se assume un dipendente non in regola.

Insomma, se in azienda ci sono dei lavoratori in nero possiamo solo informare l’ispettorato del lavoro, che potrà fare una multa, anche molto salata, all’azienda stessa (c.d. maxi-sanzione).

Solo se il datore di lavoro assume dei dipendenti stranieri senza permesso di soggiorno rischia di finire in galera [2].

Corre lo stesso rischio se assume un lavoratore straniero con il permesso di soggiorno scaduto o revocato.

Denunciare il datore di lavoro se non paga la malattia?

Tutti noi sappiamo che l’indennità di malattia viene corrisposta al dipendente direttamente dal datore di lavoro per conto dell’Inps.

Le somme anticipate al lavoratore verranno poi recuperate dall’azienda compensandole con i contributi che quest’ultima versa periodicamente all’istituto previdenziale.

Allora se il datore di lavoro non paga l’indennità di malattia al dipendente commette un reato?

Secondo la Corte di cassazione non commette alcun reato, salvo che dichiari falsamente all’Inps di aver versato la malattia al dipendente, così da recuperarla comunque dall’istituto, compensandola con i contributi dovuti allo stesso [3].

Insomma, nel caso in cui l’azienda non paghi la malattia al dipendente, quest’ultimo può avviare sia un’azione civile per recuperare quanto dovutogli, sia denunciare il datore di lavoro davanti al giudice penale.

Può anche limitarsi a fare una segnalazione all’Inps o all’ispettorato del lavoro, che a loro volta potranno rivolgersi alla procura affinché apra un procedimento penale.

Denunciare il datore di lavoro se ricatta il dipendente?

Se il datore di lavoro minaccia il dipendente di licenziamento per evitare di pagargli lo stipendio (il classico “se vai dall’avvocato ti licenzio”) commette il reato di estorsione [4].

Commette lo stesso reato se minaccia il lavoratore per ottenere uno sconto sulle somme che deve pagargli oppure lo costringe ad accettare un orario di lavoro diverso da quello deciso in precedenza o dei turni molto pesanti senza il giusto compenso.

In tutti questi casi possiamo sempre rivolgerci al giudice del lavoro per ottenere quello che il nostro capo ci ha negato e ciò anche se abbiamo ceduto al suo ricatto.

Possiamo anche denunciarlo, personalmente o tramite un avvocato, alla polizia, ai carabinieri oppure in procura.

Non dimentichiamo, infine, che, comportandosi in questo modo, il nostro capo rischia di finire in carcere da 5 a 10 anni e una multa da 1.000 a 4.000 euro.

  1. Cass. civ. n.701 del 9 gennaio 2024.
  2. Art.22, comma 12, decreto legislativo n.286 del 25 luglio 1998.
  3. Cass. pen. n.41162 del 7 ottobre 2013.
  4. Art.629 codice penale.