L’abitudine sempre più diffusa di inviare messaggi con il cellulare ha, di fatto, sostituito negli ultimi anni altri sistemi di comunicazione, sia vocali che scritti.
Ognuno di noi, ogni giorno, invia una media di 50 e più short message ad amici, colleghi, conoscenti e, perché no, ai propri clienti.
In totale vengono inviati almeno 100 miliardi di messaggi al giorno solo su whatsapp.
Ormai li utilizziamo tutti quanti per fare comunicazioni di ogni genere, ad esempio per confermare appuntamenti, inviare auguri, organizzare serate con gli amici e molto altro.
La diffusione di questa applicazione è stata anche favorita dal fatto che per usarla non dobbiamo spendere nulla, ma non solo.
La velocità di invio, la possibilità di scrivere in modo semplice e di diffondere immagini hanno senz’altro contribuito al loro successo.
Ma ci siamo mai chiesti se i messaggi whatsapp hanno valore legale?
Insomma, questi messaggi possono essere mostrati a un giudice affinché li usi per decidere una causa?
Una recente sentenza del tribunale di Urbino ci aiuta a dare una risposta [1].
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I messaggi whatsapp hanno valore legale: cosa dicono i giudici?
I giudici del tribunale di Urbino si sono occupati dei messaggi whatsapp in una causa iniziata per il mancato pagamento di una somma di denaro.
Il debitore sosteneva di non dovere più nulla perché il credito si era prescritto, essendo trascorso molto tempo senza che il creditore gli avesse richiesto il pagamento.
I giudici, nel decidere la causa, hanno osservato che fra le prove erano presenti anche alcuni messaggi whatsapp.
Considerata l’enorme diffusione raggiunta da whatsapp e il numero sempre maggiore di persone che utilizza questa applicazione, anche nel mondo degli affari, il tribunale ha concluso affermando che i messaggi whatsapp sono delle vere e proprie prove nel processo se la parte contro la quale sono utilizzati non ne contesta la loro autenticità [2].
Insomma, questi messaggi, secondo il tribunale, possono essere considerati allo stesso modo di un qualsiasi altro documento scritto, originale o copia che sia.
In questi casi, però, dobbiamo sempre tenere a disposizione del giudice il telefono dal quale abbiamo inviato/ricevuto il messaggio perché potrebbe essere necessaria una verifica sul telefono stesso o, magari, sul computer, in cui sono presenti le conversazioni utilizzate in causa.
Come consegnare i messaggi whatsapp al giudice?
Una volta stabilito che i messaggi whatsapp hanno valore legale, tanto da poter essere utilizzati per decidere una causa, cerchiamo ora di capire come fare per consegnarli al giudice.
Certo potremo lasciare il cellulare in deposito nella cancelleria del tribunale.
Così, però, rischiamo di doverci privare per anni del nostro prezioso apparecchio.
Allora sarà meglio fare una fotografia dello schermo del cellulare sul quale è aperto il messaggio (c.d. screenshot), stamparla e consegnarla al proprio avvocato.
Sarà quest’ultimo a depositarla nella cancelleria del tribunale a disposizione del giudice.
Come ogni altro documento, anche i messaggi whatsapp possono essere contestati dall’altra parte.
Per renderli inutilizzabili, però, non basta sollevare un semplice dubbio, ma bisogna fornire degli elementi precisi per dimostrare che sono falsi.
In alcuni casi, poi, le conversazioni whatsapp sono arricchite dallo scambio di fotografie, che, a loro volta, possono essere stampate, oppure di vocali.
Per le registrazioni vocali la faccenda si complica un po’.
Certo con un po’ di pazienza potremo sempre trascrivere integralmente il contenuto dei vocali affinché il giudice li possa leggere.
In alternativa, se qualcuno si trovava con noi quando abbiamo ricevuto il vocale, possiamo indicarlo come testimone così che possa riferirne il contenuto in tribunale.
Non è possibile, però, provare cosa dice il messaggio vocale con un testimone, se quest’ultimo non ha sentito direttamente la registrazione ma ne ha appreso il contenuto da un’altra persona.
Infine, è consentito trasferire i vocali su un supporto tecnologico (ad esempio su una chiavetta usb) e consegnarlo al giudice.
Anche in questi casi è bene conservare il telefono con i messaggi audio e metterlo a disposizione del tribunale per un controllo o un esame da parte di un esperto.
La legge [3], infatti, consente al giudice di esaminare non solo documenti o foto, ma anche filmati o registrazioni vocali e, fra queste, anche i messaggi audio di whatsapp.
I messaggi whatsapp e il reato di stalking e di molestia.
Molto spesso lo stalker perseguita la sua vittima non solo con pedinamenti e attenzioni indesiderate, ma anche con telefonate e messaggi whatsapp inviati ad ogni ora del giorno e della notte.
Poco importa che il contenuto di questi messaggi sia minaccioso oppure amichevole.
Quello che conta è che i whatsapp siano tali e tanti da turbare la tranquillità della vittima.
E così le querele presentate per il reato di stalking molte volte sono accompagnate, per provare il comportamento dello stalker, da uno o più messaggi whatsapp.
É bene ricordare che è sufficiente anche un solo whatsapp, oppure una sola telefonata, per realizzare una molestia, rischiando così di finire in carcere [4].
Per il reato di molestie, che è cosa diversa dallo stalking, la legge prevede, infatti, l’arresto fino a 6 mesi e la multa fino a 516 euro [5].
I messaggi whatsapp e le emoji.
Nessuno dubita, allora, che i messaggi whatsapp hanno valore legale, se la parte contro la quale sono utilizzati non ne contesta l’autenticità.
Ma anche le emoji (e cioè le faccine che tutti noi conosciamo) possono avere qualche valore?
I giudici, in alcuni casi, si sono occupati delle emoji e le hanno prese in considerazione per ricostruire la reale volontà dell’autore del messaggio e, così, prendere la loro decisione.
In un caso, di fronte ad una lavoratrice che affermava di essere perseguitata dal proprio capo, il tribunale aveva respinto la sua domanda perché il datore di lavoro aveva fornito al giudice la chat di whatsapp.
Dall’esame dei messaggi era risultato che il datore e la dipendente utilizzavano parecchie emoji affettuose a dimostrazione di un rapporto sereno [6].
Anche il Tribunale di Padova ha assolto una lavoratrice, denunciata dal suo datore di lavoro, dal reato di diffamazione perché l’utilizzo delle faccine rendeva scherzoso il tono dei commenti spiacevoli da lei scritti nella chat di whatsapp [7].
- Tribunale di Urbino 7 giugno 2024.
- Art.2712 codice civile.
- Art.234 codice di procedura penale.
- Cass. pen. n.32946 del 28 luglio 2023.
- Art.660 codice penale.
- Tribunale di Roma n.1859 del 12 marzo 2018.
- Tribunale di Padova n.237 del 7 gennaio 2019.






