Lavoro

Lavoro in nero: conseguenze per lavoratore e datore di lavoro

Tutti noi sappiamo che i lavoratori in nero non hanno alcuna copertura sanitaria e assicurativa.

Sappiamo anche che le aziende, spesso, tengono lavoratori in nero, per non pagare le tasse oppure i contributi previdenziali, insomma per risparmiare un mucchio di denaro.

A volte, però, sono gli stessi lavoratori che chiedono all’azienda di non essere regolarizzati, per ridurre il proprio reddito e, quindi, pagare meno tasse oppure beneficiare degli aiuti di Stato.

Pensiamo, ad esempio, al reddito di cittadinanza oppure ad uno dei tanti bonus introdotti negli ultimi anni (come il bonus bollette 2023), legati alle entrate del beneficiario.

Non dimentichiamo, inoltre, che il lavoro in nero non crea problemi solo ai dipendenti, ma anche allo Stato che non incassa tasse e contributi, perdendo un sacco di soldi.

Insomma, tenere un lavoratore in nero è contro la legge e danneggia tutti quanti.

Il lavoro irregolare, infine, crea situazioni di disuguaglianza tra i dipendenti (quelli in nero prendono un salario più basso di quelli regolari), non prevede alcuna forma di tutela in caso di infortuni sul lavoro o di malattia, né alcuna copertura previdenziale ai fini pensionistici.

Vediamo, allora, quali sono per il lavoro in nero le conseguenze per lavoratore e datore di lavoro.

Cos’è il lavoro in nero?

Inutile dire che per assumere un dipendente in regola, anche solo a tempo determinato, occorre firmare un contratto di lavoro.

Occorre, inoltre, che il datore di lavoro, 24 ore prima dell’inizio dell’attività, comunichi in via telematica al centro per l’impiego l’assunzione del dipendente compilando il modello unilav.

In questo modo l’Inps, l’Inail e l’Ispettorato del lavoro vengono a conoscenza dell’esistenza del rapporto di lavoro subordinato e possono, così, effettuare i controlli ognuno per quanto di sua competenza.

Ricordiamo, infine, che il sistema telematico che le aziende o i loro consulenti devono utilizzare per inviare il modello unilav è diverso da regione a regione.

Il datore di lavoro deve usare il sistema messo a disposizione dalla regione dove ha sede l’azienda.

Se il datore non comunica l’assunzione del lavoratore, vuol dire che lo tiene in nero.

Lavoro in nero: conseguenze per il datore di lavoro.

Se l’azienda non comunica immediatamente al competente ufficio l’assunzione di un lavoratore subordinato, rischia una multa più o meno elevata a seconda del ritardo.

Ad esempio, se il datore fa la comunicazione entro 30 giorni dall’assunzione del nuovo dipendente rischia una multa da 1.800 a 10.800 euro.

Se la fa dal trentunesimo fino al sessantesimo giorno, la multa va da 3.600 a 24.600 euro.

Se, infine, ritarda la comunicazione di oltre 60 giorni, la multa è ancora più salata (da 7.200 a 43.200 euro).

Se l’azienda non consegna al dipendente neppure la busta paga rischia un’altra multa da 150 a 7.200 euro.

In particolare, se non la consegna a uno o più lavoratori con un massimo di 5, la multa va da 150 a 900 euro.

Se non consegna la busta paga a più di 5 lavoratori oppure per più di 6 mesi, rischia una multa da 600 a 3.600 euro.

Se non la consegna a più di 10 lavoratori oppure per più di 12 mesi, la multa va da 1.200 a 7.200 euro.

La multa aumenta del 20% se viene assunto in nero un minore di 16 anni oppure un lavoratore extracomunitario, senza permesso di soggiorno [1].

In quest’ultimo caso il datore rischia anche il carcere da 6 mesi a 3 anni e una multa di 5.000 euro per ogni singolo lavoratore.

Se viene provato il rapporto di lavoro in nero, l’azienda oltre alle multe appena viste, deve anche pagare al lavoratore tutto ciò che gli spetta secondo le previsioni del contratto collettivo applicabile.

Stiamo parlando, ad esempio, delle differenze retributive tra quanto corrisposto in nero al lavoratore e quanto dovutogli sulla base del contratto collettivo.

Stiamo anche parlando della tredicesima mensilità (o, se prevista, della quattordicesima), delle ferie e dei permessi retribuiti, che non vengono mai riconosciuti a un lavoratore irregolare.

Stiamo parlando, infine, del tfr e dei contributi previdenziali non versati dal datore di lavoro.

In questo caso si consiglia di farsi fare dei conteggi dal sindacato o da un consulente del lavoro per capire qual è la somma che andremo a chiedere all’azienda se riusciamo a provare il rapporto di lavoro in nero.

Lavoro in nero: conseguenze per i lavoratori.

É normale pensare che se viene scoperto un rapporto di lavoro in nero, il lavoratore non corra alcun rischio, né subisca alcuna conseguenza.

D’altro canto, tutta la normativa contro il lavoro in nero ha lo scopo di tutelare proprio il lavoratore, che costituisce la parte debole del rapporto.

La mancanza di conseguenze a carico del dipendente rende anche più semplice per quest’ultimo denunciare ai competenti uffici (ispettorato del lavoro oppure Inps) le situazioni irregolari.

Solo in alcuni casi, anche il lavoratore può subire delle conseguenze.

Ad esempio, quando lavora in nero e, allo stesso tempo, riceve l’indennità di disoccupazione o il reddito di cittadinanza.

Per ottenere queste indennità, il dipendente deve dichiarare all’Inps il falso e cioè di essere disoccupato oppure di percepire un reddito molto basso, anche se, invece, lavora a tempo pieno e tutti i giorni.

Riceve anche dallo Stato delle somme non dovute e, quindi, per usare un termine più tecnico, percepisce indebitamente erogazioni a danno dello Stato [2].

Rischia, così, il carcere da 6 mesi a 3 anni, oppure, se la somma di cui si è appropriato illegalmente, è inferiore a 4.000 euro, rischia solo una multa da 5.164 a 25.822 euro.

In ogni caso la multa non può essere superiore al triplo delle somme ricevute dall’Inps.

Può finire il carcere (da 1 a 3 anni) anche se non comunica le variazioni delle sue entrate che incidono sul diritto a percepire il reddito di cittadinanza oppure ogni altra informazione utile a tal fine.

In conclusione, solo se il lavoratore in nero fa il furbo e dichiara il falso per ricevere somme che non gli sono dovute, può rischiare una multa salata o addirittura di finire in carcere.

In tutti gli altri casi, non subirà alcuna conseguenza.

Lavoro in nero: conseguenze per lavoratore e datore di lavoro e denuncia.

Per denunciare un rapporto di lavoro in nero possiamo rivolgerci all’Ispettorato del lavoro, alla guardia di finanza oppure al giudice.

Possiamo farlo personalmente o, meglio, rivolgendoci a un sindacato o a un avvocato (quest’ultimo è sempre necessario quando vogliamo andare in tribunale).

La denuncia generalmente fa partire un’indagine (o un’ispezione) da parte della guardia di finanza o dell’ispettorato del lavoro volta ad accertare se l’azienda impiega alle sue dipendenze lavoratori irregolari.

Affinché la denuncia possa raggiungere un qualche risultato, è sempre meglio procurarci delle prove testimoniali o, se possibile, documentali dell’esistenza del rapporto di lavoro in nero e di come lo stesso si è svolto.

  1. Art.22 comma 12 testo unico immigrazione.
  2. Art.316 ter codice penale.