Lavoro

Quando avvisare il datore di lavoro della gravidanza?

Scoprire di aspettare un bambino è sempre una bella cosa e ai più riempie il cuore.

Se, poi, la futura mamma è anche una lavoratrice, dopo averlo detto ai propri cari, non deve dimenticarsi di dirlo pure in azienda.

Può farlo in qualsiasi momento.

La legge, infatti, non stabilisce quando avvisare il datore di lavoro della gravidanza.

Dice solo che deve essere informato prima che la dipendente vada in congedo di maternità.

Non è neppure prevista una forma particolare per fare questa comunicazione.

Quando è meglio avvisare il datore di lavoro della gravidanza?

Abbiamo già detto che non c’è una regola che stabilisce quando avvisare il datore di lavoro della gravidanza.

Non dimentichiamo, però, che la lavoratrice prima o poi se ne starà a casa e dovrà essere sostituita.

Questo almeno per 5 mesi (periodo di astensione obbligatoria), se non utilizza anche la c.d. maternità facoltativa per prolungare l’astensione dal lavoro.

Allora, non è il caso di aspettare il sesto o, addirittura, il settimo mese prima di avvisare il datore di lavoro della gravidanza.

Perché, in questo modo, non gli daremo il tempo di riorganizzarsi e di trovare una persona che ci sostituisca nel periodo di astensione dal lavoro.

Così potrebbe essere una buona cosa quella di comunicarglielo subito dopo il terzo mese di gravidanza, in modo da dargli tutto il tempo necessario per trovare un sostituto.

Dobbiamo avvisare il datore di lavoro della gravidanza prima di essere assunti?

Se durante il rapporto di lavoro non abbiamo un termine preciso per avvisare il datore di lavoro della gravidanza, come dobbiamo comportarci quando il rapporto non è ancora iniziato?

Insomma, se stiamo facendo un colloquio preassunzione con il nostro futuro datore di lavoro dobbiamo avvisarlo del nostro stato o possiamo fare finta di niente?

La risposta è una sola.

Non abbiamo alcun obbligo di avvisare il datore di lavoro della gravidanza.

Nulla cambia se la gestazione sia solo all’inizio oppure in una fase avanzata (magari già al quinto o al sesto mese).

Il datore di lavoro non potrebbe neppure chiedere alla lavoratrice che vuole assumere di fare degli esami per accertare il suo stato.

Né tanto meno, una volta scoperta la gravidanza (anche subito dopo l’assunzione), potrebbe licenziarla.

Si tratterebbe, infatti, di un licenziamento nullo, che comporterebbe la reintegra sul posto di lavoro della lavoratrice e il pagamento di tutte le retribuzioni perse da quest’ultima [1].

Ciò indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda e, dunque, anche se si tratta di una piccola società con un solo collaboratore.

Come avvisare il datore di lavoro della gravidanza?

Come abbiamo già detto, non solo non c’è una regola che stabilisce quando avvisare il datore di lavoro della gravidanza, ma non ce n’è neppure una che ci dice come fare.

Pur non essendoci una disciplina precisa, il consiglio è sempre quello di farlo per iscritto, magari con una raccomandata con avviso di ricevimento oppure, se ce l’abbiamo, con una PEC.

Nella comunicazione dobbiamo riportare tutti i nostri dati, dichiarare lo stato di gravidanza ed allegare un certificato che lo attesti con l’indicazione della data di inizio della gestazione e quella del presunto parto.

Soprattutto quando si tratta di un’azienda di piccole dimensioni, prima di inviare la raccomandata, può essere utile avvisare oralmente il proprio datore di lavoro.

Quando avvisare il datore di lavoro della gravidanza: mansioni a rischio.

A questo punto dobbiamo chiederci come deve comportarsi una dipendente in gravidanza quando svolge un’attività rischiosa oppure lavora in un ambiente malsano.

È obbligata ad avvisare il datore di lavoro della gravidanza?

A qualcuno potrà sembrare strano, ma non è obbligata a farlo, con una sola eccezione (se la lavoratrice è esposta al rischio di radiazioni ionizzanti).

Tocca, allora, al datore informare le dipendenti dei rischi presenti nell’ambiente lavorativo e, quindi, della necessità di avvisarlo (prima possibile) se una di loro rimane incinta.

Il datore per tutelare la donna deve cercare all’interno dell’azienda delle mansioni compatibili con il suo stato.

Se tali mansioni non si trovano, la lavoratrice potrà astenersi anticipatamente dal lavoro, presentando un’apposita domanda.

Se la domanda viene accolta, la lavoratrice potrà trascorrere l’intero periodo della gravidanza lontana dal lavoro e, in situazioni particolarmente rischiose, potrà stare a casa anche durante il periodo di allattamento (per 7 mesi).

L’astensione anticipata per lavoro a rischio può essere richiesta, ad esempio, quando l’attività svolta dalla lavoratrice sia particolarmente faticosa e non sia possibile spostarla altrove.

Può essere richiesta anche quando la dipendente è addetta a un’attività pericolosa (ad esempio alla produzione di sostanze radioattive o chimiche oppure è esposta ai raggi x).

Quando avvisare il datore di lavoro della gravidanza a rischio?

Vi sono situazioni in cui la lavoratrice non può scegliere se aspettare ad avvisare il datore di lavoro della gravidanza oppure farlo subito.

È il caso della dipendente che per complicazioni legate alla gravidanza è costretta ad astenersi dal lavoro prima del termine normalmente previsto.

Stessa situazione per la lavoratrice che soffre di una malattia che può comportare rischi durante la maternità.

Come richiedere la maternità anticipata?

Abbiamo già detto che la lavoratrice che si trova in una situazione di gravidanza a rischio può chiedere di astenersi anticipatamente dal lavoro.

Nel caso di gravidanza a rischio la lavoratrice deve indirizzare la domanda di astensione anticipata all’asl più vicina.

Alla domanda, contenente la richiesta di maternità anticipata, va allegato il certificato medico che attesta lo stato di gravidanza con l’indicazione della data di inizio e quella del presunto parto.

Occorre allegare anche un certificato che indica la presenza di rischi per la gravidanza o di malattie che potrebbero peggiorare a causa della gravidanza stessa.

L’asl emetterà il provvedimento di astensione dal lavoro entro 7 giorni.

Se non lo fa, la domanda si considera comunque accolta.

Se, invece, la domanda viene respinta, la lavoratrice entro 10 giorni dalla comunicazione può opporsi presentando osservazione e/o altri documenti.

Nel caso di gravidanza a rischio, quando la lavoratrice svolge attività faticose, pericolose o malsane, la domanda andrà presentata presso gli uffici territoriali dell’ispettorato nazionale del lavoro.

Alla domanda va allegato il certificato di gravidanza, oppure quello di nascita, quando la richiesta viene presentata per l’allattamento, insieme ad un documento nel quale il datore di lavoro dichiara che non è possibile attribuire alla lavoratrice mansioni diverse.

Anche l’ispettorato deve rispondere entro 7 giorni.

Ricordiamo, infine, che i provvedimenti dell’asl o dell’ispettorato nazionale del lavoro sono necessari, altrimenti il datore di lavoro non può lasciare a casa la propria dipendente.

  1. Cass. civ. n.13692del 3 luglio 2015.