Norme e Diritto

Quanto costa un avvocato per una causa civile?

Sentiamo dire da anni che la giustizia non funziona.

Ed è vero.

Lo sa bene chi ha dovuto attendere quasi 10 anni per far valer un proprio diritto o chi, dopo 10 anni, sta ancora aspettando.

Sentiamo anche dire che gli avvocati sono troppi, che non vogliono far funzionare la giustizia e che, in buona sostanza, sono inutili.

Dimentichiamo, però, che il diritto alla difesa, oltre ad essere previsto dalla Costituzione [1], è anche un diritto sacrosanto di ogni essere umano.

Qualcuno, poi, dice che gli avvocati costano troppo, senza neppure avere idea di quali siano le regole che disciplinano la materia.

Molti non sanno nemmeno che possono essere difesi senza spendere un euro, se hanno un reddito inferiore a un determinato importo (c.d. gratuito patrocinio).

Cerchiamo, allora, di superare i soliti luoghi comuni o, almeno, di capire quanto costa un avvocato per una causa civile.

Quanto costa un avvocato per una causa civile: l’accordo con il cliente.

Iniziamo subito col dire che non esiste una regola precisa per stabilire quanto costa un avvocato per una causa civile.

Ciò vuol dire che il legale ed il cliente possono mettersi d’accordo come meglio credono in ordine al compenso dovuto al primo per lo svolgimento della sua attività professionale.

Allora, non esiste un minimo, né un massimo che le parti devono rispettare.

Solo nel caso in cui cliente e avvocato non si mettono d’accordo valgono i c.d. parametri forensi stabiliti con decreto ministeriale [2].

In tutti gli altri casi le parti possono stabilire liberamente il compenso che il cliente deve versare all’avvocato, tenuto conto del valore della causa e della complessità delle questioni da trattare.

Possiamo, ad esempio, pensare:

  • a un compenso da 1.000 a 2.000 euro per una causa civile del valore di 5.000 euro;
  • a un compenso intorno a 5.000 euro per una causa del valore di 20.000 euro;
  • a un compenso intorno a 10.000 euro per una causa del valore di 50.000 euro.

E, ancora,

  • a un compenso da 1.000 a 2.000 euro per una separazione o per un divorzio consensuale (almeno il doppio, o più, per una separazione o per un divorzio giudiziale, se i coniugi non si mettono d’accordo);
  • a un compenso di 1.000 euro per un decreto ingiuntivo del valore di 20.000 euro, da 1.500 a 2.000 euro per un decreto ingiuntivo di 30.000 euro;
  • a un compenso di almeno 5.000 euro per una causa di impugnazione di un licenziamento in tronco, nella quale chiediamo un risarcimento di circa 30.000 euro;
  • a un compenso da 1.500 a 2.000 euro per uno sfratto del valore di 15.000 euro (dove 15.000 euro è la somma degli affitti o delle spese condominiali non pagate dall’inquilino).

Ricordiamo che è sempre meglio mettere per iscritto l’accordo con il quale stabiliamo il compenso dovuto all’avvocato, così da evitare discussioni in futuro.

Si noti, infine, che nel nostro paese non è consentito concludere un accordo con il quale il legale rinuncia ad essere pagato in caso di insuccesso oppure, in caso di vittoria, si prende una percentuale di quanto ottenuto dal cliente (c.d. “patto di quota lite”).

Quanto costa un avvocato per una causa civile: i parametri forensi.

Abbiamo già detto che solo se l’avvocato e il cliente non si mettono d’accordo valgono i parametri forensi stabiliti, per tutto il territorio nazionale, con un decreto ministeriale.

Nel decreto sono fissati i compensi che spettano al legale a seconda del tipo di attività (giudizi civili davanti al tribunale o al giudice di pace, cause di lavoro, sfratti, esecuzioni forzate e così via) e del valore della causa, suddivisi per le varie fasi del giudizio.

Così, se vogliamo fare una causa civile davanti al giudice di pace (ad esempio per recuperare un credito di 3.000 euro), prepariamoci a spendere:

  • 236 euro per lo studio della pratica;
  • 252 euro per la preparazione dell’atto introduttivo del giudizio;
  • 352 euro per la fase istruttoria;
  • 425 euro per la fase conclusiva del giudizio.

Allora se l’avvocato difende il cliente per l’intero giudizio, che passa attraverso le 4 fasi appena indicate, ha diritto a ricevere un compenso complessivo di 1.265 euro.

Se, invece, vogliamo iniziare una causa civile davanti al tribunale (ad esempio per ottenere il pagamento di 12.000 euro), dobbiamo spendere:

  • 919 euro per lo studio della pratica;
  • 777 euro per la preparazione dell’atto introduttivo del giudizio;
  • 1.680 euro per la fase istruttoria;
  • 1.701 euro per la fase conclusiva del giudizio,

per un totale di 5.077 euro.

Se, invece, vogliamo fare una causa per recuperare un credito oppure ottenere un risarcimento di 30.000 o 50.000 euro, prepariamoci a pagare:

  • 1.701 euro per lo studio della pratica;
  • 1.204 euro per la preparazione dell’atto introduttivo del giudizio;
  • 1.806 euro per la fase istruttoria;
  • 2.905 euro per la fase conclusiva del giudizio,

per complessivi 7.616 euro.

Se la causa ha un valore da 52.001 a 260.000 euro, ci tocca sborsare:

  • 2.552 euro per lo studio della pratica;
  • 1.628 euro per la preparazione dell’atto introduttivo del giudizio;
  • 5.670 euro per la fase istruttoria;
  • 4.253 euro per la fase conclusiva del giudizio,

e così in totale 14.103 euro.

Se vogliamo sfrattare l’inquilino che non ha pagato affitti e spese condominiali per 15.000 euro, dobbiamo spendere (solo per la fase giudiziale, esclusa, quindi, quella esecutiva affidata all’ufficiale giudiziario):

  • 919 euro per lo studio della pratica;
  • 709 euro per la preparazione dell’atto introduttivo del giudizio;
  • 210 euro per la fase istruttoria;
  • 746 euro per la fase conclusiva del giudizio,

per complessivi 2.584 euro.

Richiedere un decreto ingiuntivo per il pagamento di una fattura di 30.000 euro, ci costa 1.370 euro per tutta la pratica.

Se alcune fasi non vengono seguite, magari perché cambiamo avvocato o per altri motivi, il relativo compenso non è dovuto e va sottratto dall’importo complessivo risultante dalle tariffe.

Ricordiamo, da ultimo, che i parametri forensi servono anche al giudice per liquidare le spese legali alla fine della causa.

Quanto costa un avvocato per una causa civile: gli oneri accessori.

Il compenso dell’avvocato va maggiorato delle spese generali pari al 15%, dei contributi previdenziali pari al 4% e dell’i.v.a. pari al 22%, quest’ultima calcolata sui compensi, sulle spese generali e sui contributi previdenziali.

Vanno anche aggiunte le spese vive sostenute dal legale per depositare la causa in tribunale.

Una volta si usavano le marche da bollo, che si compravano in tabaccheria.

Oggi, invece, occorre pagare il c.d. contributo unificato, da versare in via telematica tramite il sistema “pagopa”.

Infine, ci sono le spese per notificare gli atti del giudizio, in particolare, quelli introduttivi (citazione o ricorso).

Facciamo un esempio per capire meglio.

Se incarichiamo un avvocato di recuperare un credito di 20.000 euro, possiamo concordare con quest’ultimo un compenso di 5.000 euro per l’intera causa.

Una volta che abbiamo messo per iscritto l’accordo possiamo stare tranquilli, il legale non potrà chiederci altri soldi.

Ricordiamo, però, di verificare se nell’importo concordato sono già ricomprese le spese vive (che nel nostro caso sono pari a 237 euro per il contributo unificato oltre a ulteriori 27 euro) e le spese di notifica (normalmente da 50 a 100 euro), salvo che il legale non vi provveda tramite PEC.

La PEC è obbligatoria se dobbiamo notificare l’atto a una società o a un ente pubblico (ad esempio all’Inps o a un comune).

Ricordiamoci anche di verificare se nell’importo concordato sono già comprese le c.d. spese generali pari al 15% dei compensi (normalmente lo sono), i contributi previdenziali e l’i.v.a. (normalmente non lo sono).

Si noti che se dobbiamo aggiungere le spese generali, i contributi previdenziali e l’i.v.a., l’importo indicato nel nostro esempio aumenta a 7.295,60 euro (5.000 euro per i compensi, 750 euro per le spese generali, 230 euro per la previdenza e 1.315,60 euro per l’i.v.a.), oltre alle spese vive.

Se, invece, dobbiamo aggiungere solo i contributi previdenziali e l’i.v.a., l’importo da pagare sale a 6.344 euro (5.000 euro per i compensi, 200 euro per la previdenza e 1.144 euro per l’i.v.a.).

Insomma, in entrambi i casi si tratta di una differenza piuttosto elevata e, quindi, è sempre meglio chiedere prima.

  1. Art.24 Costituzione.
  2. Decreto ministero della giustizia n.55 del 10 marzo 2014.