Lavoro

Stipendio in contanti: quando è possibile?

A tutti noi fa piacere ricevere dei contanti, che sia un prestito che ci viene restituito, un rimborso, magari dal fisco, oppure lo stipendio a fine mese.

Ultimamente, si sente parlare sempre più spesso di interventi da parte del governo che hanno lo scopo di limitare l’utilizzo del contante a tutto vantaggio dei pagamenti c.d. digitali (carte di credito e strumenti simili).

Una domanda, allora, sorge spontanea: oggi è ancora possibile ricevere lo stipendio in contanti?

Qualcuno di noi, infatti, non ha ancora un conto corrente in banca e, nel momento in cui trova un posto di lavoro, preferirebbe non essere costretto ad aprirne uno, magari anche solo per non affrontare le inevitabili spese di gestione.

In questo articolo, allora, cercheremo di spiegare se è ancora possibile ricevere lo stipendio in contanti oppure no.

Limite all’utilizzo dei contanti.

Nel nostro Paese il limite all’utilizzo del denaro contante è cambiato più volte negli ultimi anni.

Nel 2023 il limite è stato fissato in 5.000 euro [1].

Quindi, è consentito effettuare pagamenti in contanti fino a 4.999,99 euro.

Per i pagamenti di importo superiore, invece, dobbiamo sempre fare ricorso a strumenti c.d. tracciabili, ad esempio, al bonifico bancario, alla carta di credito o all’assegno.

Se non rispettiamo queste regole rischiamo una multa molto salata, che può arrivare fino a 50.000 euro e che colpisce, in modo diverso, non solo chi fa il pagamento, ma anche chi lo riceve.

Non dimentichiamo, infine, che non c’è alcun limite al prelievo di contanti dal proprio conto corrente bancario o al versamento di contanti sul conto stesso.

Il fisco, però, potrebbe richiederci di giustificare l’operazione che abbiamo eseguito (ad esempio l’acquisto o la riparazione di una macchina).

Il pagamento dello stipendio in contanti.

La legge stabilisce che il pagamento dello stipendio deve essere eseguito con mezzi tracciabili (bonifico, assegno bancario o circolare, carta di credito e così via).

Insomma, non può essere fatto in contanti.

Il pagamento dello stipendio in contanti, allora, non dipende dalla somma che dobbiamo ricevere (più o meno di 5.000 euro), ma è vietato e basta, qualunque sia l’importo dovuto.

Si tratta di una regola introdotta da una legge del 2017, in vigore dal 2018, secondo la quale tutte le retribuzioni (stipendi, paghe o salari) di tutti i lavoratori (subordinati o collaboratori) vanno versate con strumenti tracciabili [2].

In altre parole, anche se lo stipendio è di poche centinaia di euro, non è consentito consegnare al dipendente del contante e questo anche se il lavoratore ha urgenza di entrare in possesso della somma.

Se il datore di lavoro non rispetta questa regola può essere multato.

La multa va da 1.000 a 5.000 euro e possono essere fatte tante multe quanti sono i lavoratori che hanno ricevuto lo stipendio in contanti.

In questo caso, però, il dipendente che è stato pagato in contanti non rischia nulla.

Stipendio in contanti: quando è possibile?

É chiaro, allora, che per la legge il pagamento dello stipendio in contanti è vietato.

Questa regola, però, non vale per gli enti pubblici (ad esempio per i dipendenti dell’Inps, delle università, delle camere di commercio, dei comuni e così via), per le colf e per tutti i lavoratori domestici che possono continuare a ricevere lo stipendio in contanti.

In realtà ci sono anche altre eccezioni che, come si suol dire, confermano la regola.

Ad esempio, il datore di lavoro può ancora pagare in contanti le somme diverse dallo stipendio, come i rimborsi delle spese sostenute dal lavoratore in trasferta.

In altre parole, gli importi dovuti al dipendente che non fanno parte della retribuzione, possono essere pagati in contanti.

Ricordiamo, però, che mentre le spese di trasferta possono essere rimborsate in contanti, non può essere pagata in contanti l’indennità di trasferta.

Il pagamento in contanti è consentito anche in favore:

  • dei tirocinanti;
  • dei lavoratori autonomi, nei casi di rapporto occasionale;
  • dei titolari di borse di studio.

Si tratta, ovviamente, di una possibilità che viene concessa al datore di lavoro e non di un obbligo.

Nulla vieta, infatti, che anche le badanti o i tirocinanti vengano pagati con un bonifico oppure con un assegno bancario.

Le carte prepagate.

Il divieto di pagamento dello stipendio in contanti non costringe i lavoratori ad aprire un conto corrente, bancario o postale, se non lo desiderano.

È sufficiente, infatti, che si muniscano di una carta prepagata a loro nome dotata di un IBAN per poter ricevere la retribuzione.

Si tratta, infatti, di uno strumento elettronico che assicura la tracciabilità del pagamento.

In alternativa, se il lavoratore non ha una carta prepagata, può chiedere che lo stipendio gli venga versato sul conto corrente di una persona di sua fiducia.

È necessario, però, che il dipendente consegni al datore di lavoro uno scritto nel quale dichiari che il suo stipendio deve essere accreditato sul conto corrente di un’altra persona (ad esempio di un familiare o di un amico).

Questa dichiarazione deve avere una data certa.

A questo scopo il lavoratore la può inviare con una raccomandata con ricevuta di ritorno o con una PEC, così da tutelare il titolare del conto, in caso di eventuali controlli da parte del fisco.

In questo modo può tutelare anche il datore di lavoro che, diversamente, potrebbe essere accusato di tenere il lavoratore in nero.

Divieto di pagamento dello stipendio in contanti e busta paga. 

Molti tra noi ricorderanno che nel momento in cui ci veniva consegnata la busta paga, il datore di lavoro voleva che la firmassimo.

Si discuteva, allora, se questa firma avesse il valore di una quietanza e cioè di una prova del pagamento oppure no.

Queste discussioni oggi non hanno più alcuna ragion d’essere.

La firma del dipendente, infatti, a seguito del divieto di versare lo stipendio in contanti, non serve più a provare il pagamento della retribuzione.

L’unico modo che oggi il datore di lavoro ha per dimostrare di avere versato lo stipendio ai propri dipendenti è quello di produrre copia della contabile del bonifico o dell’assegno bancario con il relativo addebito sul conto corrente e così via.

  1. Art.1, comma 384, legge n.197 del 29 dicembre 2022.
  2. Art.1, comma 910, legge n.205 del 27 dicembre 2017.