Famiglia

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: cosa si rischia?

Nel momento in cui decidiamo di mettere su famiglia, assumiamo una serie di obblighi nei confronti del nostro partner e, se è nostra intenzione averne, nei confronti dei figli che nasceranno.

Tutti sappiamo, infatti, che le nostre energie e i nostri guadagni dovranno essere impiegati per garantire il benessere fisico e mentale dei nostri familiari, anche perché, diversamente, la convivenza diventerebbe difficile.

Ma cosa succede se ci disinteressiamo dei nostri cari e non rispettiamo gli obblighi presi nei loro confronti?

In questo articolo tratteremo proprio della violazione degli obblighi di assistenza familiare assunti al momento del matrimonio.   

Cosa sono gli obblighi di assistenza familiare?

Prima di scoprire quali conseguenze derivano dalla violazione degli obblighi di assistenza familiare, cerchiamo di capire in cosa consistono.

Innanzitutto, con la celebrazione del matrimonio, gli sposi assumono, l’uno nei confronti dell’altro, l’obbligo di [1]:

  • convivenza,
  • fedeltà,
  • assistenza morale e materiale,
  • collaborazione nell’interesse della famiglia.

Nel momento in cui gli sposi diventano genitori, assumono anche degli obblighi nei confronti dei figli [2] e, in particolare, quelli di:

  • mantenerli,
  • istruirli,
  • educarli,
  • assisterli moralmente. 

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: come e quando.

Tutte le volte in cui uno dei coniugi non rispetta gli obblighi previsti dalla legge nei confronti dell’altro coniuge oppure dei figli, magari abbandonando il tetto coniugale oppure non contribuendo al loro mantenimento, viola gli obblighi di assistenza familiare.

Va subito detto che in questi casi, oltre ad un illecito civile, il coniuge responsabile commette anche un reato, rischiando di finire in carcere.

Così, ad esempio, viene punito l’abbandono della casa coniugale quando consente ad uno degli sposi di sottrarsi agli obblighi di assistenza morale o materiale.

Di conseguenza, se il coniuge che si allontana dall’abitazione, non smette di aiutare economicamente i suoi cari, non viola gli obblighi di assistenza familiare.

Chi, invece, sperpera il patrimonio del figlio o del partner, rischia il carcere, però solo se può disporre liberamente dei loro beni.

Così se i coniugi sono in comunione dei beni, la condanna per violazione degli obblighi di assistenza familiare può colpire solo quello che dispone del patrimonio all’insaputa dell’altro (magari vendendo o donando un bene di proprietà di entrambi).

Se, invece, i coniugi sono in separazione dei beni, potrà essere condannato solo colui che amministra il patrimonio dell’altro coniuge e lo fa violando le indicazioni dategli da quest’ultimo.

Ricordiamo, però, che la condotta che impegna più frequentemente i nostri tribunali è quella del coniuge che fa mancare i mezzi necessari per il mantenimento dei figli.

Si noti che, in questi casi, per evitare la condanna non è neppure sufficiente che l’altro coniuge possa provvedere senza difficoltà alle necessità dei figli.

Infine, se non rispettiamo l’obbligo di mantenere più di un familiare, commettiamo tanti reati quanti sono i familiari stessi.

Se, invece, abbandoniamo il tetto coniugale, commettiamo un solo reato, anche se i membri della famiglia sono più di uno.

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: cosa si rischia?

Il coniuge o il genitore che viola gli obblighi di assistenza familiare rischia il carcere da 15 giorni fino ad un anno o una multa da 103 a 1.032 euro [3].

Nel caso in cui sperperiamo i beni del nostro coniuge o del figlio minore (o disabile) oppure facciamo mancare di che vivere a questi ultimi o ai nostri ascendenti (genitori e nonni), le pene si applicano congiuntamente e, quindi, oltre al carcere dobbiamo pagare anche la multa.

Per essere puniti occorre che la persona della quale abbiamo sperperato i beni o alla quale abbiamo fatto mancare assistenza morale o materiale presenti querela.

Se la condanna definitiva non arriva entro sei anni dal momento in cui abbiamo violato gli obblighi di assistenza familiare, possiamo dormire sonni tranquilli, perché il reato si è prescritto e non possiamo più essere condannati.

Gli anni salgono a 7 e mezzo se la prescrizione viene interrotta, ad esempio con l’interrogatorio del responsabile o col suo rinvio a giudizio [4].

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: la querela.

Quando si è vittima di una violazione degli obblighi di assistenza familiare per far punire il colpevole bisogna presentare una querela.

È sempre consigliabile, in questi casi, rivolgersi a un avvocato.

Il diritto di presentare querela nasce nel momento stesso in cui veniamo a sapere della violazione e viene meno 3 mesi dopo la cessazione della condotta vietata.

Violazione degli obblighi di assistenza familiare e divorzio.

Anche se il matrimonio va a rotoli, non tutti gli obblighi ad esso collegati vengono meno.

Ad esempio, se uno degli sposi si trova in stato di bisogno e non possiede mezzi sufficienti per vivere, l’altro deve provvedere al suo mantenimento.

Inoltre, il genitore presso il quale sono collocati i figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, può pretendere dall’altro un contributo al loro mantenimento.

Per assicurare il rispetto di questi obblighi, anche nel caso di separazione o divorzio, la legge punisce il coniuge che non provvede a versare all’altro l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice o concordato dalle parti.

Allo stesso modo rischia il carcere chi non versa il mantenimento in favore dei figli non economicamente autosufficienti.

Insomma, chi viola l’obbligo di versare un qualsiasi assegno stabilito in sede di separazione o divorzio o in una sentenza che dichiara la nullità del matrimonio, può essere sottoposto ad un procedimento penale per violazione degli obblighi di assistenza familiare [5].

Violazione degli obblighi di assistenza familiare e coppie di fatto.

A qualcuno potrà sembrare strano, ma se la violazione degli obblighi di assistenza familiare viene commessa da un genitore non sposato, quest’ultimo non rischia nulla.

In altre parole, se un membro di una coppia di fatto non versa alcun contributo per il mantenimento del figlio affidato al suo partner non deve temere di finire in carcere.

La legge, infatti, quando parla di violazione degli obblighi di assistenza familiare, si riferisce esclusivamente al “coniuge” (e, quindi, non al convivente di fatto) per indicare il soggetto che può commettere il reato.

Ai più, però, potrà apparire irragionevole questa disparità di trattamento tra genitori sposati e genitori non sposati, considerato che l’obbligo di mantenere i figli riguarda tutti i genitori indipendentemente dal fatto che i figli stessi siano nati all’interno oppure fuori dal matrimonio.

Staremo a vedere.

  1. Art.143 codice civile.
  2. Art.147 codice civile.
  3. Art.570 codice penale.
  4. Art.160 codice penale.
  5. Art.570 bis codice penale.