Lavoro

Doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore

Quante volte abbiamo sentito parlare dei lavoratori fannulloni che approfittano della malattia per starsene a casa oppure che non si impegnano abbastanza, magari più presi a messaggiare con gli amici che nell’attività lavorativa.

Questi comportamenti certamente sono contrari ai doveri di correttezza e diligenza nei confronti del proprio datore di lavoro.

Di questo si parla tanto, forse troppo.

Un po’ meno, invece, si parla dei doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore, che sono davvero tanti e che spesso vengono violati con conseguenze molto gravi per il lavoratore stesso.

Innanzitutto ci viene in mente l’obbligo del datore di lavoro di pagare al dipendente una retribuzione giusta e, comunque, sufficiente per assicurargli una vita dignitosa.

Ma tanti altri sono i doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore, come il dovere di garantire la sua sicurezza, di pagargli i contributi previdenziali, di informarlo sui rischi presenti sul luogo di lavoro e così via.

Cerchiamo di capire meglio.

Doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore: la retribuzione.

Abbiamo già detto che il datore di lavoro deve corrispondere al dipendente la retribuzione per il lavoro svolto.

Le parti si possono mettere d’accordo e stabilire insieme il compenso dovuto oppure rifarsi a quello stabilito dal contratto collettivo di settore.

La retribuzione va corrisposta ogni mese nel termine stabilito tra le parti oppure dal contratto collettivo.

Una parte della retribuzione, invece, non viene pagata mese per mese, ma solo in alcuni periodi dell’anno.

Stiamo parlando, ad esempio, della tredicesima oppure della quattordicesima mensilità che vengono pagate la prima nel mese di dicembre, la seconda nel mese di luglio di ogni anno.

Il trattamento di fine rapporto, infine, viene pagato solo nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro o, il più delle volte, dopo 1 mese o 2 dalla cessazione.

Se il datore di lavoro non paga la retribuzione mensile, la tredicesima o la quattordicesima oppure il tfr, viola uno dei suoi doveri principali.

In tutti questi casi il lavoratore può rivolgersi al giudice per ottenere un’ingiunzione di pagamento e cercare, così, di recuperare i propri soldi.

Può anche dimettersi per giusta causa, cioè senza essere obbligato a dare il preavviso al datore di lavoro.

Anzi sarà quest’ultimo a doverglielo pagare.

Ha anche diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione naspi, pur non essendo stato licenziato e, quindi, senza aver perso involontariamente il posto di lavoro.

Indipendentemente dai motivi (dimissioni, licenziamento in tronco o per crisi aziendale) una volta terminato il rapporto di lavoro, il datore deve corrispondere al proprio dipendente il trattamento di fine rapporto, pari, indicativamente, ad una mensilità per ogni anno di lavoro.

Il datore di lavoro deve pagare il tfr nel momento stesso in cui cessa il rapporto di lavoro oppure, come avviene normalmente, nel diverso termine stabilito dal contratto collettivo di settore.

Doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore: la sicurezza.

Tra i doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore c’è anche quello della sicurezza.

In poche parole, il datore di lavoro deve fare tutto il possibile per evitare che il dipendente si faccia male o si ammali a causa di un ambiente lavorativo insalubre [1].

Deve, quindi, fornirgli tutti i dispositivi di protezione individuale (DPI), come le scarpe antinfortunistiche, gli occhiali protettivi, i guanti e così via.

Ha anche l’obbligo di controllare che i dipendenti utilizzino correttamente questi dispositivi.

Deve, inoltre, dotarsi di strumenti e macchinari muniti dei sistemi di sicurezza più moderni per evitare che i lavoratori subiscano infortuni.

Ha anche l’obbligo di informare i propri dipendenti sui rischi che corrono al lavoro e far seguire loro tutti i corsi di formazione utili a questo scopo.

Deve, poi, preparare il documento di valutazione dei rischi (DVR) per valutare i rischi presenti sul luogo di lavoro.

Deve nominare il responsabile del servizio di prevenzione protezione (RSPP) con il quale collabora per assicurare la massima sicurezza in azienda.

Se il datore di lavoro non rispetta gli obblighi di sicurezza previsti dalla legge (ad esempio non fornisce ai lavoratori i DPI) rischia di andare in galera, ma solo se qualcuno si fa male o, addirittura, perde la vita.

Oltre a ciò, il datore di lavoro deve anche risarcire i danni subiti dal lavoratore a causa dell’infortunio o della malattia professionale.

Per questo motivo è bene che faccia un’assicurazione per evitare di dover mettere mano al portafoglio e risarcire personalmente i danni subiti dal dipendente.

Non dimentichiamo, infine, che se il lavoratore ha subito un infortunio con un’invalidità superiore al 5% sarà l’Inail a risarcirgli il danno.

Fino al 5%, invece, tocca al datore di lavoro farlo.

Doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore: la sorveglianza sanitaria.

Il datore di lavoro è obbligato a sottoporre periodicamente i propri dipendenti alle visite mediche previste dalla legge, sia per valutare la loro idoneità alle mansioni alle quali sono addetti, sia per verificare che non siano esposti a particolari rischi nello svolgimento dell’attività lavorativa.

Le visite mediche periodiche sono svolte con le tempistiche stabilite dal medico aziendale oppure quando è il dipendente stesso a richiederlo.

Come già detto servono principalmente per valutare l’idoneità dei lavoratori alle mansioni che svolgono all’interno dell’azienda.

Non dimentichiamo, infine, che i dipendenti devono sottoporsi a visita medica anche quando rientrano al lavoro dopo un periodo di malattia di almeno 60 giorni.

Doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore: i contributi previdenziali.

Uno dei più importanti doveri del datore di lavoro nei confronti del lavoratore è certamente quello di versare all’Inps i contributi previdenziali del lavoratore stesso.

In realtà questo obbligo grava solo parzialmente sul datore di lavoro.

Infatti, una parte dei contributi (pari al 9,19%) vengono trattenuti direttamente dal datore di lavoro sulla busta paga del dipendente e versati all’Inps.

Questo denaro viene utilizzato dall’istituto previdenziale per pagare ai lavoratori l’indennità di malattia, la maternità, le pensioni e così via.

Quindi è molto importante che il lavoratore si assicuri che il suo datore di lavoro versi i contributi regolarmente.

Diversamente rischia di andare in pensione in ritardo o, nei casi più gravi, di non andarci neppure.

  1. Art.2087 codice civile.