Tutti noi sappiamo che, una volta terminato il rapporto di lavoro (per dimissioni o licenziamento), abbiamo diritto a ricevere il trattamento di fine rapporto (tfr).
L’abbiamo già richiesto al nostro capo, che, però, fa finta di niente.
Viene, allora, naturale chiederci entro quanto tempo va pagato il tfr?
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Entro quanto tempo va pagato il tfr: cosa dice la legge?
Il tfr costituisce una parte della retribuzione, accantonata mese per mese, il cui pagamento è rinviato al momento della cessazione del rapporto di lavoro [1].
La legge, però, non ci dice entro quanto tempo va pagato il tfr.
In assenza di regole, la liquidazione viene normalmente corrisposta insieme all’ultimo stipendio o, il più delle volte, entro il mese successivo.
Alcuni contratti collettivi, però, stabiliscono un termine preciso entro cui pagare il tfr.
Per questo motivo, nel momento in cui finisce il rapporto di lavoro, si consiglia sempre di consultare il contratto collettivo di settore.
Possiamo, così, scoprire se è previsto un termine per il pagamento della liquidazione.
In questo caso non possiamo pretendere che il datore di lavoro ci paghi prima, ma dobbiamo necessariamente aspettare la scadenza del termine fissato dal contratto collettivo.
Se, invece, il termine non c’è, possiamo chiedere al datore di lavoro di pagarci subito.
Ricordiamo, infine, che
- i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato maturano il diritto a ricevere il tfr al termine del rapporto di lavoro o quando vanno in pensione;
- quelli assunti a tempo determinato alla scadenza del contratto;
- i lavoratori stagionali quando finisce la stagione.
Se il datore di lavoro non ci paga il tfr?
Come già detto, se il contratto collettivo non fissa alcun termine, il dipendente può pretendere che il tfr gli venga pagato nel momento stesso in cui cessa il rapporto di lavoro.
Nel caso in cui il datore di lavoro faccia orecchie da mercante o non accolga la nostra richiesta, affermando di poter pagare il tfr quando vuole, anche dilazionandolo in 12 o, addirittura, in 24 mesi, non diamogli retta.
Dobbiamo, solo recuperare l’ultima busta paga, controllare a quanto ammonta il nostro tfr ed attivarci per far valere i nostri diritti.
Il tfr normalmente è indicato nella parte bassa della busta dove è riportata la somma maturata nell’anno in corso, il totale dovuto fino al mese di dicembre dell’anno precedente e la rivalutazione monetaria.
Dobbiamo, quindi, rivolgerci a un sindacato o a un avvocato, i quali provvederanno a sollecitare il datore di lavoro.
Se l’azienda non paga neppure a fronte di una richiesta formale (c.d. messa in mora), il legale, dopo aver raccolto il nostro mandato, si rivolgerà al tribunale per ottenere un’ingiunzione di pagamento.
Con l’ingiunzione il giudice ordina al datore di lavoro di pagare immediatamente il tfr indicato in busta paga o calcolato dal dipendente.
Entro quanto tempo va pagato il tfr: la crisi dell’azienda.
In questi anni, a seguito della crisi economica che ha colpito il nostro paese, molte aziende sono state costrette a chiudere i battenti e a dichiarare fallimento.
In questi casi entro quanto tempo va pagato il tfr e chi lo paga?
Inutile dire che, di fronte ad una procedura come il fallimento, i tempi per ottenere il pagamento del tfr si allungano e di molto.
Spesso, infatti, è necessario attendere anche più di un anno per ricevere il dovuto.
Il lavoratore deve, dapprima, quantificare il proprio credito, quindi presentare istanza di insinuazione nel fallimento e, solo dopo che il credito è stato verificato dal giudice e inserito nello stato passivo, sperare di ricevere il pagamento.
Per velocizzare i tempi, poi, è sempre preferibile rivolgersi all’inps che, attraverso il fondo di garanzia, provvederà, entro 60 giorni (e più) dalla nostra richiesta, a pagarci il tfr.
Ricordiamo, infine, che possiamo rivolgerci al fondo di garanzia anche quando l’azienda, pur non essendo fallita, non riesce a pagare i suoi debiti.
In questo caso, però, prima di richiedere i soldi all’Inps, è necessario ottenere un’ingiunzione di pagamento dal tribunale e tentare di pignorare i beni del debitore, senza riuscirci.
Entro quanto tempo va pagato il tfr in caso di morte del lavoratore?
Cosa succede se il lavoratore muore prima che l’azienda gli abbia pagato il tfr?
Nessun problema: la liquidazione spetta ai suoi eredi secondo l’ordine stabilito dalla legge [2].
Così Il datore di lavoro deve corrispondere il tfr, in primo luogo, al coniuge superstite e ai figli, poi ai suoi genitori, ai fratelli e alle sorelle, ai nipoti, ai suoceri, ai generi, alle nuore e ai cognati.
Solo in mancanza di questi soggetti, il tfr spetta a tutti gli altri parenti fino al sesto grado.
Gli eredi, però, devono pazientare un po’ perché, per ottenere il pagamento del tfr, il datore di lavoro richiede normalmente una serie di documenti che vanno dal certificato di morte del dipendente scomparso, alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (che elenca i suoi eredi), alla copia autentica del testamento, sino alla dichiarazione di successione.
Entro quanto tempo va pagato il tfr nei contratti collettivi di settore?
Come già detto, nei contratti collettivi non esiste un termine unico per il pagamento del tfr.
Ad esempio,
- nel contratto collettivo del commercio il tfr va pagato entro 45 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro;
- nel contratto collettivo dei metalmeccanici (anche in quello degli artigiani) entro 30 giorni;
- nel contratto collettivo degli studi professionali entro 45 giorni;
- nel contratto collettivo dei pubblici esercizi entro 30 giorni.
Nel contratto collettivo dei trasporti, come in quello delle cooperative sociali, invece, non è previsto alcun termine e, quindi, il tfr va pagato nel momento stesso in cui cessa il rapporto di lavoro.
Non dimentichiamo, però, che a volte non essendo disponibile l’indice di rivalutazione Istat necessario per calcolare il tfr, il pagamento può essere spostato di qualche settimana in attesa della pubblicazione dell’indice stesso (che avviene normalmente a metà mese).
Infine, un discorso a parte va fatto per i dipendenti pubblici.
La loro liquidazione, infatti, viene pagata in tempi diversi a seconda dei motivi per i quali è cessato il rapporto di lavoro.
Così il pagamento va eseguito:
- dopo 24 mesi nei casi di dimissioni volontarie oppure di licenziamento in tronco o per altri motivi;
- dopo 12 mesi nei casi di cessazione del rapporto di lavoro per raggiunti limiti di età o per scadenza del termine del contratto a tempo determinato;
- entro 105 giorni se il rapporto cessa a causa dell’inabilità del dipendente o della sua morte.
- Art.2120 codice civile.
- Art. 2122 codice civile.






