Alla morte di un nostro caro, oltre al dolore per la perdita dobbiamo affrontare anche una serie di adempimenti, spesso fastidiosi.
Queste attività sono necessarie non solo per sistemare gli affari del defunto, ma anche per entrare in possesso dei suoi beni, nel caso in cui siamo chiamati eredi di quest’ultimo.
Se è così, stiamo attenti a non farci sopraffare dai sentimenti.
Infatti, alla morte di una persona non solo i suoi beni, ma anche i suoi debiti, passano agli eredi.
Prima di fare qualsiasi passo, allora, dobbiamo analizzare con attenzione la situazione economica e finanziaria della persona scomparsa per non correre rischi.
Cerchiamo, ora, di capire che rapporto c’è tra eredi e debiti del defunto, così da poter decidere se accettare o meno l’eredità.
Indice dei contenuti
Eredi e debiti: l’accettazione dell’eredità.
Iniziamo col dire che diventiamo eredi solo quando accettiamo l’eredità.
L’accettazione può essere fatta con un atto formale (come una dichiarazione resa al notaio o al cancelliere del tribunale) oppure tenendo un comportamento che acquista lo stesso significato (c.d. accettazione tacita).
Ad esempio, accettiamo tacitamente l’eredità di un genitore se, dopo la sua morte, ci portiamo a casa un quadro che si trovava nel suo appartamento.
Accettiamo l’eredità anche se preleviamo del denaro dal conto corrente di nostro padre, dopo la scomparsa di quest’ultimo, oppure vendiamo un bene che rientra nella sua eredità [1].
La stessa rinuncia all’eredità in cambio di denaro, fatta in favore di un altro erede, vale come accettazione tacita.
Infine, se una persona chiamata all’eredità per legge o per testamento ha il possesso di uno o più beni del defunto (ad esempio il coniuge che rimane a vivere nella casa familiare), deve fare un inventario dei beni stessi entro tre mesi dalla sua morte.
Se non lo fa è come se avesse accettato l’eredità [2].
Eredi e debiti: l’erede risponde sempre dei debiti del defunto?
Se accettiamo l’eredità diventiamo responsabili, con tutti i nostri beni, dei debiti del defunto.
Rispondiamo, però, dei debiti solo in proporzione alla quota di eredità ricevuta.
Ad esempio, se siamo eredi universali e, quindi, ci spetta tutto il patrimonio del defunto, dobbiamo pagare il 100% dei suoi debiti.
Se, invece, insieme a nostro fratello, siamo gli unici eredi di un genitore, quando accettiamo l’eredità di quest’ultimo, diventiamo responsabili anche dei suoi debiti nei limiti del 50% ciascuno.
In pratica, se il nostro genitore aveva un debito di 5.000 euro, il suo creditore potrà chiedere ad ognuno di noi solo 2.500 euro.
Ricordiamo, però, che ciascun erede è responsabile per tutti i debiti che il defunto aveva nei confronti dello Stato (c.d. solidarietà passiva).
In altre parole, lo Stato può richiederne il pagamento (a sua scelta) anche a uno solo degli eredi.
Spetta, poi, all’erede che ha pagato quanto dovuto, pretendere dagli altri coeredi il rimborso della quota anticipata nel loro interesse.
Eredi e debiti: quali debiti non si trasmettono agli eredi?
Fortunatamente, ci sono alcuni debiti che non si trasmettono agli eredi perché si cancellano automaticamente al momento della morte del nostro caro.
Vediamone alcuni.
Non si trasferisce agli eredi l’obbligo del defunto di pagare gli alimenti al partner separato o divorziato, oppure ad altri parenti.
Non passa agli eredi neppure l’obbligo di pagare gli alimenti in favore di chi aveva donato un bene alla persona scomparsa.
Se nell’eredità ci sono debiti verso l’Inps, lo Stato, le regioni o i comuni, oppure verso l’agenzia delle entrate-riscossione, si trasmette agli eredi solo il debito per le imposte, mentre non sono dovuti gli interessi e le multe.
Gli eredi non sono tenuti a pagare neppure le multe inflitte a vario titolo alla persona deceduta e da quest’ultima non ancora pagate.
Ad esempio, non devono pagare una multa presa dal defunto per un divieto di sosta o per guida in stato di ebbrezza oppure per una condanna in un processo penale.
Infine, non si trasmettono agli eredi i debiti di gioco e gli obblighi assunti dalla persona scomparsa per sostenere enti di beneficenza e/o di assistenza.
Stiamo parlando, ad esempio, delle associazioni e fondazioni che si occupano dei bambini bisognosi che vivono in Italia o all’estero, alle quali il defunto contribuiva con versamenti mensili mediante bollettini postali o RID.
Quali debiti devono pagare gli eredi?
Abbiamo già detto che i debiti non ancora pagati dal defunto al momento della sua morte, salvo alcune eccezioni, passano agli eredi che hanno accettato l’eredità.
Così, prima di accettare l’eredità, è bene verificare se ci sono spese condominiali arretrate, tasse ancora dovute allo Stato, bollette del gas o di altro tipo non pagate, finanziamenti o contratti di mutuo aperti, fideiussioni e così via.
I creditori di queste somme, infatti, possono sempre rivolgersi, nel termine di prescrizione, agli eredi per ottenere quanto loro dovuto.
Si consiglia, allora, prima di accettare l’eredità, di eseguire tutte le necessarie verifiche, controllando i documenti conservati presso l’abitazione della persona scomparsa.
È bene, inoltre, informarsi presso le banche, le società di fornitura di energia elettrica o gas, l’amministratore del condominio e così via, per avere un quadro aggiornato della sua situazione debitoria al momento del decesso.
Si suggerisce anche di fare richiesta all’agenzia delle entrate-riscossione di un estratto di ruolo, documento nel quale sono elencate tutte le cartelle di pagamento, dal 2000 ad oggi, emesse a carico del defunto.
L’estratto, oltre all’elenco delle cartelle, fornisce anche informazioni in ordine ai pagamenti, ad eventuali rateizzazioni concesse e alle procedure di recupero in corso.
Ricordiamo che gli eredi possono sempre contestare la prescrizione del diritto dell’agenzia ad ottenere il pagamento, se è già trascorso il termine stabilito dalla legge.
Gli eredi, oltre a farsi carico dei debiti dell’eredità devono anche provvedere al pagamento delle spese funebri e di sepoltura, nonché delle tasse di successione.
Infine, si trasmettono agli eredi anche gli interessi maturati prima della scomparsa del debitore e quelli maturati successivamente sino al giorno del pagamento.
Eredi e debiti: accettare o rinunciare all’eredità?
La prima cosa da fare, quando scompare un nostro caro, è decidere se accettare l’eredità, eventualmente con beneficio di inventario, oppure rinunciarvi.
Nel primo caso, risponderemo anche dei debiti del defunto.
Per accettare l’eredità abbiamo 10 anni di tempo [3].
Se, invece, rinunciamo all’eredità non riceveremo nulla dal defunto, né i suoi beni, né dovremo pagare i suoi debiti.
In questo caso dobbiamo fare una dichiarazione davanti a un notaio o a un cancelliere del tribunale competente (quello del luogo in cui il nostro caro è deceduto).
Ricordiamo che la rinuncia deve riguardare l’intero patrimonio del defunto (diversamente non è valida).
Possiamo anche cambiare idea, purché altri, nel frattempo, non abbiano accettato l’eredità e non sia decorso il termine di legge.
Ad esempio, se il nostro caro era proprietario di una bella casa e di un’azienda, che al momento della sua morte era fortemente indebitata, non possiamo decidere di rinunciare solo all’azienda ed ereditare la casa (o rinunciamo a tutto o ci prendiamo tutto).
Infine, nel caso di accettazione con beneficio di inventario, possiamo ricevere l’eredità senza rischiare il nostro patrimonio personale, che viene tenuto separato da quello del defunto.
Possiamo, così, usare i beni di quest’ultimo per pagare i suoi debiti.
Se avanza del denaro, possiamo tenercelo, se, invece, non avanza nulla i creditori insoddisfatti non potranno lamentarsi e chiederci la differenza.
- Art.477 codice civile.
- Art.485 codice civile.
- Art.480 codice civile.






