Famiglia

Marito e moglie possono avere residenze diverse?

Quando pensiamo al matrimonio una delle prime cose che ci viene in mente è quella di una vita insieme al nostro partner.

Questo vuol dire anche andare a vivere con il proprio marito o la propria moglie sotto lo stesso tetto.

È bene sapere che non si tratta solo di una scelta che normalmente facciamo quando ci sposiamo, ma è anche un obbligo previsto dalla legge [1].

Infatti, tra i doveri che coniugi assumono al momento del matrimonio c’è anche quello della convivenza.

Insomma, se decidiamo di sposarci, non ci obblighiamo solo ad essere fedeli al nostro partner, ad aiutarlo moralmente e materialmente, ma anche a vivere insieme a lui (o a lei) nella stessa casa.

La violazione dell’obbligo di convivenza, come la violazione dell’obbligo di fedeltà o di assistenza, può comportare una pronuncia di separazione con addebito a carico del coniuge che ne è responsabile.

In altre parole, gli sposi non possono allontanarsi dalla casa familiare (c.d. abbandono del tetto coniugale), senza rischiare delle conseguenze, a volte anche gravi.

Quindi, sembrerebbe inutile chiedersi se marito e moglie possono avere residenze diverse.

La risposta non può che essere negativa.

Ma è sempre così?

In quali casi marito e moglie possono avere residenze diverse?

Abbiamo già detto che uno degli obblighi che nasce dal matrimonio è quello di vivere sotto lo stesso tetto.

Ma ci sono dei casi in cui un coniuge può allontanarsi dalla casa familiare.

Ciò può succedere, ad esempio, quando il marito o la moglie vengono trasferiti lontano dalla propria abitazione per motivi di lavoro.

In questo caso è inevitabile che il coniuge lasci la residenza familiare e che, quindi, gli sposi smettano di vivere sotto lo stesso tetto.

Altre volte un coniuge può essere costretto ad allontanarsi, perché si trova ricoverato in un ospedale per qualche settimana o, magari, per qualche mese.

Allo stesso modo gli sposi possono lasciare la casa coniugale per andare ad assistere un parente ammalato che si trova in un’altra regione o, addirittura, in un altro Stato.

Infine, marito e moglie possono avere residenze diverse se si separano e, quindi, vengono autorizzati dal giudice a vivere in luoghi diversi.

In tutti questi casi a nessuno verrebbe in mente di dire che chi si è allontanato dalla casa familiare ha violato l’obbligo di coabitare con l’altro coniuge assunto al momento del matrimonio.

Marito e moglie possono avere residenze diverse: cosa dice la legge?

Contrariamente a quello che molti credono, non esiste alcuna legge che obbliga i coniugi ad avere la stessa residenza.

Insomma, una volta che due persone si sposano e vanno a vivere insieme sotto lo stesso tetto, non sono tenute a spostare la loro residenza nel comune in cui si trova la casa coniugale.

Così, pur avendo creato un nuovo nucleo familiare, possono conservare la loro residenza nel luogo in cui abitavano prima di sposarsi.

Occorre solo che questa situazione venga in qualche modo giustificata.

Il primo motivo che viene in mente è ovviamente quello lavorativo.

Ad esempio, se uno dei coniugi viene trasferito presso una sede di lavoro lontana da casa, marito e moglie possono avere residenze diverse.

Non è necessario, inoltre, che le parti si mettano d’accordo per iscritto.

Non serve neppure rivolgersi a un avvocato oppure a un notaio per formalizzare la loro decisione.

Basta che si accordano anche solo a parole.

Se poi si recano in comune per richiedere all’ufficiale dell’anagrafe di spostare la loro residenza all’interno dello stesso comune oppure in un altro, quest’ultimo non potrà rifiutarsi di farlo solo perché sono sposati.

Non è, infatti, compito del comune valutare se la scelta di spostare la residenza altrove comporti la violazione dell’obbligo di coabitare sotto lo stesso tetto assunto al momento del matrimonio.

Il comune deve solo accertare se la residenza dichiarata corrisponda effettivamente al luogo in cui i coniugi vivono abitualmente.

Chi paga l’IMU se marito e moglie hanno residenze diverse?

Una delle prime domande che i coniugi che vivono in case separate spesso si fanno riguarda l’IMU.

Tutti noi sappiamo che l’imposta municipale propria o IMU è la tassa che dobbiamo pagare al comune se possediamo un immobile.

L’IMU, però, non è dovuta sulla prima casa.

Allora, se i coniugi vanno a vivere in 2 case separate, dovranno pagare l’IMU su una di esse?

Non è così.

Se marito e moglie hanno residenze diverse, ad esempio per motivi di lavoro, e si incontrano solo nei fine settimana, conservando comunque un’unione spirituale e materiale, non devono pagare l’IMU su nessuno dei 2 immobili.

Per ottenere l’esenzione dall’IMU su entrambe le abitazioni è necessario, però, che i coniugi siano iscritti nel registro dei residenti di 2 comuni diversi oppure in 2 abitazioni distinte all’interno dello stesso comune.

Gli sposi devono, inoltre, provare di vivere abitualmente nell’immobile in cui risiedono.

Lo hanno chiarito i giudici della Corte costituzionale, riconoscendo questo diritto non solo alle persone sposate, ma anche alle parti di un’unione civile quando non risiedono nello stesso immobile [2].

Per non pagare l’IMU, però, la soluzione scelta dalla coppia deve essere effettiva e non solo dichiarata sulla carta.

Spetterà, allora, ai comuni verificare se i due partner risiedono realmente in abitazioni diverse come hanno affermato.

Marito e moglie possono avere residenze diverse: effetti fiscali.

Quando i coniugi abitano stabilmente in 2 case diverse, dove hanno fissato la loro residenza, possono risparmiare non soltanto sull’IMU.

Infatti, anche la tassa sui rifiuti (Tari) diminuisce e questo perché le 2 case sono occupate da una sola persona e non più da una coppia.

Infine, i coniugi con residenze diverse fanno comunque parte dello stesso nucleo familiare.

Così possono godere anche delle detrazioni per il coniuge e per i figli a carico.

Residenza del nucleo familiare ai fini Isee.

Ai fini dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente), i coniugi che vivono in abitazioni diverse devono scegliere insieme la residenza della famiglia [3].

Se non si mettono d’accordo, la residenza familiare viene fissata nell’ultima residenza comune oppure, se non è possibile, in quella dove uno di loro risiede da più tempo.

Quando, però, il marito o la moglie vive all’estero, la residenza della famiglia viene stabilita presso quella del coniuge che si trova nel nostro Paese.

Da ultimo, sempre ai fini Isee, parliamo di diversi nuclei familiari solo nel caso in cui:

  • i coniugi siano separati;
  • uno dei coniugi abbia perso la potestà sui figli;
  • uno dei coniugi sia stato allontanato dalla residenza familiare oppure l’abbia abbandonata.

In questi casi, i loro redditi non si sommano e, di conseguenza, il loro Isee risulterà più basso.

Potranno, così, ottenere bonus e benefici fiscali, ma perderanno le detrazioni per il coniuge a carico.

  1. Art.143 codice civile.
  2. Corte costituzionale n.209 del 13 ottobre 2022.
  3. Art.3 decreto del Presidente del consiglio dei ministri n.159 del 5 dicembre 2013.