Tutti noi sappiamo che per andare in pensione occorre aver compiuto 67 anni di età ed aver versato almeno 20 anni di contributi.
Sappiamo, poi, che la legge, a volte, consente ai lavoratori e alle lavoratrici di andare in pensione anche prima.
É il caso, ad esempio, della c.d. opzione donna, riservata a tutte le lavoratrici, sia del settore pubblico sia di quello privato, che hanno compiuto 60 anni (o meno se hanno figli) e hanno versato almeno 35 anni di contributi previdenziali.
Vediamo di cosa si tratta.
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Opzione donna ultimissime 2022: i requisiti.
Come già detto, per andare in pensione nel 2023 con opzione donna la lavoratrice (sia dipendente che autonoma) deve aver compiuto almeno 60 anni di età entro il 31 dicembre 2022.
Entro la stessa data deve aver versato non meno di 35 anni di contributi previdenziali.
I contributi utili sono anche quelli maturati nel corso della maternità obbligatoria, dei permessi della legge 104, nei periodi di mobilità o cassa integrazione e così via.
É possibile avvalersi anche del riscatto della laurea agevolato al costo di circa 5.260 euro per ogni anno riscattato, anche se si hanno contributi maturati prima del 1996 (la domanda va presentata insieme a quella di pensione).
L’età anagrafica della lavoratrice, come già detto, non è fissa, ma varia a seconda del numero dei suoi figli.
In particolare, si riduce di un anno (59 anni) se la lavoratrice ha un solo figlio e di 2 anni (58 anni), invece, se ha due figli.
Nulla cambia se la famiglia é più numerosa, poiché il limite rimane comunque fissato a 58 anni, età al di sotto della quale non si può beneficiare di opzione donna.
Opzione donna ultimissime 2022: a chi spetta?
Iniziamo subito col dire che il beneficio, nella versione confermata dalla legge di bilancio 2023, non spetta più a tutte le lavoratrici che hanno raggiunto una certa anzianità anagrafica (58/59/60 anni), ma soltanto a quelle che si trovano in una determinata situazione.
Infatti, possono andare in pensione con opzione donna solo:
- le lavoratrici che assistono il coniuge o un parente di primo grado i quali beneficiano della legge 104 (c.d. caregiver);
- le lavoratrici invalide civili con una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%;
- le lavoratrici che sono state licenziate o che lavorano alle dipendenze di aziende in crisi per le quali è aperto un tavolo di confronto presso il ministero dello sviluppo economico.
Cerchiamo di capire meglio.
Opzione donna ultimissime 2022: le caregiver.
Innanzitutto, la lavoratrice interessata deve già assistere un disabile al momento della domanda e deve farlo da almeno 6 mesi.
Si noti, inoltre, che l’attività di assistenza deve essere svolta solo in favore del coniuge oppure di parenti conviventi di primo grado e cioè dei figli o dei genitori.
Non si può allora richiedere opzione donna se, ad esempio, si assiste un cugino o uno zio, poiché non sono parenti di primo grado.
L’attività di assistenza può anche essere svolta in favore di un parente o di un affine di secondo grado conviventi (ad esempio di un fratello, di una sorella oppure di un cognato), ma solo se il coniuge o i genitori del disabile abbiano 70 anni o più, siano a loro volta invalidi oppure siano già deceduti.
Ricordiamo che stiamo parlando soltanto di parenti ed affini con handicap in situazione di gravità [1] e cioè di soggetti disabili che hanno bisogno di una assistenza generale e continuativa, sia che si trovino da soli, sia che si trovino in compagnia di altre persone.
Non va dimenticato, infine, che l’handicap in situazione di gravità utile per ottenere il beneficio di cui stiamo parlando, é solo quello accertato dalle apposite commissioni istituite presso l’Asl, alle quali partecipa anche un medico dell’Inps.
Opzione donna ultimissime 2022: le lavoratrici invalide.
Anche l’invalidità civile che comporta una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% deve essere accertata dalle apposite commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile costituite presso l’Asl, anch’esse integrate con la partecipazione di un medico dell’Inps.
Tutti noi sappiamo che la riduzione della capacità lavorativa si verifica ogni qual volta un lavoratore a causa di un infortunio, di una malattia, oppure di un’altra patologia perde una parte della propria capacità di lavorare.
L’accertamento del grado di invalidità viene generalmente compiuto confrontando l’attività lavorativa svolta dal soggetto interessato prima e dopo l’infortunio o la malattia invalidante.
Si tiene anche conto dell’età, del sesso dell’invalido e della capacità di quest’ultimo di adattarsi ad un nuovo lavoro.
Opzione donna ultimissime 2022: le lavoratrici disoccupate o dipendenti di aziende in crisi.
Le lavoratrici disoccupate, oppure quelle che lavorano in aziende in crisi per le quali è aperto un tavolo di confronto presso il ministero dello sviluppo economico, possono andare in pensione con opzione donna se compiono 58 anni entro il 31 dicembre 2022.
In questi casi, allora, possono anticipare l’accesso alla pensione da 60 a 58 anni anche se non hanno figli.
Iniziamo col dire che le aziende in difficoltà per le quali é aperto un tavolo di crisi presso il ministero, di regola, sono quelle che hanno più di 250 dipendenti sul territorio nazionale.
Sono anche quelle che, per il tipo di attività svolta, per i beni posseduti, oppure per le ripercussioni che possono avere sull’occupazione o sul sistema produttivo, vengono considerate strategiche o di rilevante interesse nazionale.
Attualmente ci sono oltre 70 aziende in crisi che hanno aperto tavoli di confronto in sede ministeriale, con circa 90.000 lavoratori interessati.
Quanto si perde con opzione donna 2023?
Con opzione donna si va in pensione diversi anni prima rispetto alla pensione di vecchiaia.
Questo é il motivo principale per il quale molte ne fanno richiesta.
Per il resto, comporta una pesante penalizzazione per la lavoratrice che può arrivare a perdere sino al 35% della pensione (soprattutto se ha versato molti contributi prima del 1996).
Infatti, l’assegno viene calcolato interamente con il metodo contributivo, anche per i periodi precedenti al 1996.
In pratica, la pensione non viene calcolata, neppure in parte, sulla base delle ultime retribuzioni percepite dalla lavoratrice (come nel metodo retributivo), ma tenendo conto di tutti i contributi versati da quest’ultima nel corso della sua vita lavorativa.
Ricordiamo, infine, che per raggiungere i requisiti contributivi previsti dalla legge (35 anni) non si possono cumulare gratuitamente i contributi versati in gestioni previdenziali diverse.
Opzione donna ultimissime 2022: si può lavorare?
Non si può andare in pensione con opzione donna e continuare a lavorare.
Così la dipendente che desidera avvalersi di questo beneficio deve necessariamente dimettersi e risolvere il rapporto di lavoro.
Questa regola non vale, però, per le lavoratrici autonome, le quali possono continuare a svolgere la loro attività pur percependo la pensione.
Opzione donna ultimissime 2022: le finestre mobili.
Restano confermate le c.d. finestre mobili e cioè i periodi che devono trascorrere tra il
momento in cui matura il diritto alla pensione e l’effettiva riscossione della stessa (12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome).
La prima finestra per le dipendenti che hanno maturato i requisiti nel corso del 2022 si aprirà così il 1º febbraio 2023.
Per le lavoratrici autonome la prima finestra si aprirà, invece, il 1º agosto 2023.
Per le lavoratrici che matureranno i requisiti entro il termine ultimo consentito (e cioè al 31 dicembre 2022) la prima finestra si aprirà rispettivamente il 1° gennaio 2024 per le dipendenti ed il 1° luglio 2024 per le autonome.
Ricordiamo, infine, che in attesa di ricevere la pensione, le lavoratrici possono continuare a svolgere la loro attività.
Opzione donna ultimissime 2022: i diritti acquisiti.
Va subito detto che per le lavoratrici che hanno maturato i requisiti previsti dalla precedente normativa entro il 31 dicembre 2021 (58 anni di età per le dipendenti, 59 anni per le autonome e, per tutte, 35 anni di contributi) non cambia nulla.
Andranno in pensione senza rispettare i limiti imposti nella legge di bilancio 2023 e, quindi, anche se non assistono un disabile, non sono invalide, disoccupate o dipendenti di un’azienda in crisi e con 58 o 59 anni di età.
Beneficeranno della precedente normativa, più vantaggiosa, anche se inizieranno a percepire la pensione nel 2023.
Opzione donna ultimissime 2022: la domanda.
La domanda va presentata all’Inps telematicamente tramite il sito dell’istituto www.inps.it, al quale si può accedere con lo SPID, la carta d’identità elettronica o la carta nazionale dei servizi.
Bisogna entrare nella sezione “domanda pensione” e scegliere l’opzione “nuova domanda” nel menù sulla sinistra.
Occorre poi cliccare su “pensione di anzianità/vecchiaia”, “pensione di anzianità/anticipata” e, infine, su “contributivo sperimentale lavoratrici”.
In alternativa si può utilizzare il contact center dell’Inps al numero 803164 da telefono fisso o 06164164 da cellulare, oppure presentare la domanda gratuitamente attraverso i patronati o i centri di assistenza fiscale (CAF).
Trattandosi di una recente riforma che entrerà in vigore nel 2023 si resta in attesa di nuove istruzioni da parte dell’Inps.
- Art.3 comma 3 legge n.104 del 5 febbraio 1992.






