Chi di noi è sposato certamente ricorda che uno degli obblighi del matrimonio è quello di coabitare e cioè di vivere col proprio partner sotto lo stesso tetto.
Così se abbandoniamo senza alcun motivo la casa familiare (c.d. abbandono del tetto coniugale) possiamo passare un guaio.
Infatti, se ce ne andiamo di casa senza più contribuire al mantenimento della famiglia, rischiamo di finire in carcere fino a un anno o di dover pagare una multa da 103 a 1.032 euro per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [1].
Il nostro coniuge, inoltre, può chiedere al giudice di pronunciare la separazione con addebito, col rischio:
- di essere condannati a pagare le spese della causa di separazione, che possono essere anche molto salate;
- di perdere l’assegno di mantenimento anche se ne abbiamo diritto;
- di perdere i diritti successori nei confronti dell’altro coniuge e, dunque, di non ricevere nulla nel caso in cui quest’ultimo venga a mancare.
Insomma, se siamo sposati dobbiamo vivere insieme al nostro partner e fissare la nostra residenza presso la casa familiare.
Dobbiamo farlo anche se siamo uniti civilmente con un’altra persona oppure se siamo una coppia di fatto.
Così, non possiamo decidere autonomamente di andarcene di casa.
Solo il giudice, quando pronuncia la separazione, ci può autorizzare a vivere separati, consentendoci di allontanarci dalla residenza familiare.
Cerchiamo, ora, di capire se, quando abbandoniamo la casa coniugale, siamo obbligati a cambiare la residenza.
Insomma, separazione e cambio di residenza vanno sempre insieme, oppure ci sono dei casi in cui possiamo conservare la residenza nella casa familiare anche se ce ne siamo andati?
Indice dei contenuti
Separazione e cambio di residenza: quando il coniuge continua a vivere nella casa familiare.
Abbiamo già detto che solo il giudice può autorizzare i coniugi a vivere separatamente.
Anzi questa è la prima regola che troviamo scritta in ogni verbale di separazione.
Si noti, però, che il giudice autorizza i coniugi a vivere separatamente, ma non ordina loro di farlo.
Ciò vuol dire che non c’è alcun obbligo di rilasciare la casa coniugale che viene assegnata al proprio partner?
Non è così.
Solo se il coniuge al quale viene data la casa è d’accordo, l’altro può ancora rimanere all’interno della casa stessa e, quindi, mantenere lì la propria residenza.
Diversamente, il coniuge non assegnatario dovrà rilasciare l’abitazione e spostare altrove la propria residenza.
Ricordiamo, infine, che rimanere sotto lo stesso tetto per troppo tempo può anche crearci dei problemi.
Anzi in alcuni casi può addirittura far saltare la separazione e, quindi, rendere inutile tutto il lavoro che abbiamo fatto e le spese sostenute.
Infatti, una convivenza prolungata può far pensare a una riconciliazione tra i coniugi, che è un fatto incompatibile con la separazione [2].
Separazione e cambio di residenza: se il coniuge non trasferisce la residenza.
Può verificarsi anche un’altra situazione.
Ad esempio, il coniuge non assegnatario, lascia volontariamente la casa familiare, ma non trasferisce altrove la propria residenza.
Iniziamo col dire che per trasferire la residenza in un altro luogo, occorre che il richiedente provi di viverci abitualmente, magari mostrando un contratto di affitto o un altro documento utile a questo fine.
Occorre, inoltre, che si faccia trovare in casa quando passano i vigili per controllare se abita effettivamente all’indirizzo che ha dichiarato in comune.
È necessario, infine, che faccia un’apposita dichiarazione presso il comune in cui si è trasferito oppure attraverso il sito web www.anagrafenazionale.interno.it.
Se il coniuge non assegnatario della casa non fa nulla di tutto ciò, toccherà all’altro darsi da fare, se non vuole che le cose rimangano così come sono.
Dovrà, innanzitutto, andare in comune per avvisare che il proprio partner si è trasferito altrove e, quindi, non vive più nella casa familiare.
A tal fine può essere utile portare con sé il verbale di separazione consensuale o la sentenza di separazione giudiziale.
A seguito della comunicazione di uno dei coniugi, il comune avvierà la pratica per la dichiarazione di irreperibilità dell’altro.
La procedura dura circa un anno.
I vigili cercheranno il soggetto presso l’indirizzo col quale è iscritto all’anagrafe del comune.
Verificheranno anche se il soggetto stesso non sia iscritto all’anagrafe di un altro comune oppure all’AIRE che è l’anagrafe degli italiani residenti all’estero.
Se il coniuge proprio non si trova, verrà cancellato dai registri anagrafici del comune.
Non dimentichiamo che la cancellazione comporta delle conseguenze piuttosto gravi.
La persona cancellata, infatti:
- perde il diritto di voto;
- non può ottenere i certificati anagrafici (ad esempio quello di residenza o lo stato di famiglia), né la carta d’identità;
- perde l’assistenza sanitaria.
Allora, se ci separiamo e ci allontaniamo dalla casa familiare ricordiamoci sempre di spostare la residenza nel comune in cui andiamo a vivere.
Conviene farlo per evitare che ci pensi qualcun altro, ma soprattutto per non essere dichiarati irreperibili e, quindi, incorrere nelle gravi conseguenze che abbiamo appena visto.
Tra le altre cose, adesso è tutto più facile, perché possiamo fare la domanda anche on line, collegandoci al sito web del comune dove ci siamo trasferiti oppure al sito del ministero dell’interno.
Ricordiamo, infine, che, in presenza di figli minori, il genitore che si allontana dalla casa familiare è obbligato a comunicare all’altro il trasferimento della residenza e deve farlo nel termine di 30 giorni dal trasferimento stesso.
In caso contrario, può essere condannato a risarcire l’eventuale danno che l’altro coniuge o i figli hanno subito a causa delle difficoltà a rintracciare il genitore trasferito [3].
Separazione e cambio di residenza: le altre conseguenze.
Se non spostiamo la residenza quando ci allontaniamo dalla casa familiare, possiamo fare anche un danno al nostro ex che rimane a viverci, magari in compagnia dei nostri figli.
Ad esempio, il coniuge assegnatario della casa potrebbe essere costretto a pagare più del dovuto per alcuni servizi condominiali, il cui costo dipende dal numero dei componenti della famiglia.
Anche la bolletta del gas può aumentare se i componenti del nucleo familiare sono di più.
Infine, potrebbe perdere delle agevolazioni statali anch’esse legate al reddito complessivo familiare (ad esempio il bonus benzina o il bonus bollette), oppure pagare più tasse (una fra tutte la TARI) proprio perché il nucleo familiare sulla carta risulta composto da più persone e, quindi, con un reddito maggiore.
- Art.570 codice penale.
- Art.157 codice civile.
- Art.337 sexies codice civile.






