A chi non è mai capitato di mettersi al volante di un’auto di qualcun altro, magari di un amico, di un parente o della moglie?
A nessuno è mai venuto in mente di chiedersi se questo sia consentito dalla legge oppure no.
D’altro canto, se un amico ci presta la sua macchina perché la nostra è in panne o ce l’hanno rubata, che problema c’è?
In effetti si può guidare l’auto intestata alla moglie o a un estraneo.
La legge, infatti, non lo vieta, purché lo facciamo per un periodo di tempo limitato [1].
Diversamente, rischiamo una multa molto salata che va da 727 fino a 3.629 euro.
Questo, però, solo se guidiamo la macchina di un estraneo o di un parente non convivente.
Per la moglie, i parenti e gli affini conviventi valgono regole diverse.
Cerchiamo di capire meglio.
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Si può guidare l’auto intestata alla moglie: cosa dice la legge?
Abbiamo già detto che si può guidare un’auto intestata a un estraneo per un periodo di tempo limitato.
Dal 2014, questo periodo è di 30 giorni, trascorsi i quali dobbiamo comunicarlo alla motorizzazione civile.
Fatta la comunicazione, possiamo tranquillamente guidare senza rischiare una multa tutte le volte che veniamo fermati per un controllo.
Non dimentichiamo che siamo obbligati a fare la comunicazione alla motorizzazione, solo se guidiamo la macchina di un estraneo.
Se, invece, guidiamo quella di nostra moglie non dobbiamo fare nulla.
Così, se veniamo fermati per un controllo da una pattuglia dei carabinieri alla guida di un’auto intestata a nostra moglie, basta riferirlo agli agenti e tutto finisce lì.
La stessa regola vale quando veniamo sorpresi alla guida della macchina di un altro familiare che vive con noi, purché la convivenza risulti dal certificato di stato di famiglia.
Tra l’altro per le forze dell’ordine non è così difficile accertarlo.
Basta che consultino i dati dell’anagrafe alla quale si possono collegare direttamente dall’auto di servizio.
Invece, se guidiamo da più di 30 giorni la macchina di un estraneo, oppure di un parente che non vive con noi, dobbiamo sempre comunicarlo alla motorizzazione civile (possiamo anche chiedere al proprietario di farlo), in modo che il nostro nominativo venga annotato sul libretto di circolazione.
Per essere in regola, non basta la nostra dichiarazione, ma occorre anche quella del proprietario del mezzo, insieme a una copia della sua carta d’identità.
Dobbiamo, inoltre, comprare una marca da bollo di 16 euro da mettere sulla dichiarazione stessa e pagare i diritti di motorizzazione (10,20 euro).
Alla fine, la motorizzazione ci rilascerà un tagliando da appiccicare sul libretto di circolazione.
Diversamente, se ce ne dimentichiamo e incappiamo in un controllo della polizia, rischiamo una multa fino a 3.629 euro, oltre al ritiro del libretto di circolazione.
Ricordiamo, infine, che possiamo essere multati solo se l’uso dell’auto è continuativo.
In altre parole, non dobbiamo preoccuparci se per una volta guidiamo la macchina di un amico che ha alzato il gomito per accompagnarlo a casa oppure di un genitore non convivente per andare a fargli la spesa.
Questo perché tutti noi ogni tanto possiamo guidare la macchina di un estraneo oppure di un familiare non convivente, senza rischiare alcuna conseguenza.
Si può guidare l’auto intestata alla moglie non convivente?
Se nostra moglie non vive con noi, insomma non c’è sul nostro stato di famiglia, possiamo guidare la sua auto al massimo per 30 giorni consecutivi.
Trascorso questo periodo, dovremo comunicarlo alla motorizzazione civile, in modo che il nostro nominativo venga annotato sul libretto di circolazione.
Stiamo parlando, ovviamente, di un uso temporaneo, più o meno lungo, della macchina di nostra moglie.
Altra cosa è se l’auto a lei intestata ci viene assegnata dal giudice in sede di separazione.
In questo caso non si tratterà più di un uso temporaneo, ma definitivo.
Dobbiamo, allora, formalizzare la situazione e far trascrivere il provvedimento di assegnazione nel pubblico registro automobilistico (PRA).
Ciò comporterà il passaggio di proprietà della macchina che ci è stata assegnata.
A tal fine, dobbiamo recuperare una copia conforme della sentenza di separazione direttamente dal nostro avvocato.
Diversamente, possiamo rivolgerci alla cancelleria del tribunale per farcene rilasciare una copia.
Dobbiamo, poi, andare all’ACI, entro 60 giorni dalla separazione, col libretto di circolazione, il certificato di proprietà, una copia della nostra carta d’identità e, come già detto, una copia conforme della sentenza di separazione, da cui risulta l’assegnazione del veicolo.
In questi casi non dovremo pagare alcuna tassa per il passaggio di proprietà, ma solo i diritti del PRA o, se ci rivolgiamo ad un’agenzia di pratiche automobilistiche (che forse è la cosa migliore), il costo dei suoi servizi.
Infine, per evitare problemi, conviene sempre scrivere nel verbale di separazione che l’auto della moglie ci viene assegnata in proprietà, indicandone anche la targa.
Cosa succede in caso di incidente?
Abbiamo già detto che si può guidare l’auto intestata alla moglie oppure ad un parente convivente senza dover fare alcuna comunicazione.
Possiamo guidare anche l’auto di un estraneo o di un parente non convivente per più di 30 giorni consecutivi, solo, però, se lo comunichiamo alla motorizzazione civile e il nostro nome viene annotato sul libretto di circolazione.
Ma cosa succede se facciamo un incidente?
L’assicurazione risponde sempre dei danni oppure ci può fare delle storie?
La soluzione più semplice è quella di fare un’assicurazione c.d. “a guida libera”, che obbliga la compagnia a risarcire i danni anche quando al volante dell’auto c’è un familiare o un estraneo e non il proprietario.
Diversamente, la situazione può cambiare a seconda di chi ha provocato l’incidente.
Se non siamo stati noi a provocarlo, sarà l’assicurazione del responsabile che coprirà i danni causati dal suo assicurato.
Se, invece, siamo noi i responsabili dell’incidente, l’assicurazione del proprietario del mezzo risponderà solo nei limiti previsti dalla polizza.
Quindi stiamo sempre attenti quando usiamo l’auto di un estraneo o gliela prestiamo, poiché l’assicurazione, in caso di sinistro, potrebbe non risarcire i danni, che rimarrebbero a carico del conducente e del proprietario.
Quest’ultimo si vedrà anche aumentare l’assicurazione e la classe di merito.
Infine, è inutile dire che tutte queste regole valgono solo se l’auto della moglie o di un terzo venga utilizzata con il loro consenso.
Se, invece, il proprietario riesce a provare che l’auto è stata usata contro il suo volere, non avrà alcuna responsabilità per i danni causati dal conducente [2].
- Art.94 codice della strada.
- Art.2054 codice civile.






