Quando diventiamo vecchi, iniziamo a pensare al momento in cui non ci saremo più.
Viene allora naturale riflettere su cosa fare dei nostri beni e quale sia il modo migliore per dividerli tra i nostri eredi.
Così la domanda che spesso ci poniamo è la seguente: tra donazione e testamento cosa conviene fare?
In altre parole, è più conveniente donare in vita i nostri beni, ad esempio, ai figli, oppure è meglio che questi li ricevano per eredità?
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Donazione o testamento: che differenza c’è?
Con la donazione, il donante cede gratuitamente un bene ad un altro soggetto (c.d. donatario) [1].
Si può donare qualsiasi bene, ad esempio una casa oppure un terreno, ma anche una somma di denaro o dei gioielli, dei quadri o un’autovettura.
Iniziamo subito col dire che non basta la volontà del donante per fare una donazione, ma occorre che il donatario la accetti espressamente.
Infatti, la donazione è un vero e proprio contratto e, quindi, produce i suoi effetti solo nel momento in cui sia il donante, sia il donatario si mettono d’accordo, il primo a donare il bene, il secondo a riceverlo.
Per la verità neppure questo basta, poiché la donazione è valida solo se viene stipulata con un atto notarile firmato da entrambe le parti.
Devono essere presenti anche 2 testimoni, che non siano parenti, affini o coniuge del donante o del donatario.
Ricordiamo, infine, che nell’atto va descritto con precisione il bene donato ed indicato il suo valore.
Questo serve per stabilire quante tasse dobbiamo pagare.
Donazione o testamento: quante tasse si pagano?
La prima cosa che ci chiediamo quando parliamo di donazione o testamento è quante tasse dobbiamo pagare nel primo caso e quante ne pagheranno i nostri eredi nel secondo.
Va subito detto che si pagano più o meno tasse a seconda del rapporto di parentela che intercorre tra le parti.
Così, se i beneficiari sono parenti in linea retta (genitori, figli e i loro figli) o il coniuge, si paga il 4% sul valore del bene donato che va oltre un milione di euro (c.d. franchigia) per ogni singolo beneficiario.
Ad esempio, se un figlio riceve dal padre un bene che vale meno di un milione di euro, non dovrà pagare alcuna tassa, fatto salvo quella fissa di registro, di cui si dirà in seguito.
Allo stesso modo se 2 figli ricevono una quota, ciascuna del valore di 900.000 euro, di un bene che complessivamente ne vale 1.800.000, non dovranno pagare alcuna tassa.
Diversamente se un figlio riceve un bene che vale 1.200.000 euro, dovrà pagare una tassa pari al 4% di 200.000 euro e, quindi, 8.000 euro.
Le tasse salgono al 6% per i fratelli e le sorelle, calcolato sul valore del bene donato che eccede i 100.000 euro per ogni singolo beneficiario.
Si paga sempre il 6%, però sull’intero valore del bene donato e, quindi, senza alcuna franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado (ad esempio i cugini), per gli affini in linea retta (ad esempio i suoceri) e per gli affini in linea collaterale fino al terzo grado (ad esempio i cognati).
Per tutti gli altri si paga l’8% su tutto il valore del bene donato.
Occorre anche pagare l’imposta di registro pari a 200 euro e le spese del notaio.
Nel caso di donazioni di beni immobili (o anche di diritti sui beni immobili, come, ad esempio, l’usufrutto) occorre versare la c.d. imposta ipotecaria (2%) e quella catastale (1%).
Infine, se si tratta della prima casa, le tasse sono fisse e si pagherà solo 200 euro per l’imposta ipotecaria e 200 euro per quella catastale.
Donazione o testamento: quanto costa la successione?
Abbiamo già detto che un bene o viene trasferito all’erede quando il proprietario è ancora in vita con una donazione (ma anche con una vendita) oppure non resta che aspettare la sua morte.
Vediamo ora quante tasse devono pagare gli eredi.
Sulla quota netta di eredità che supera un milione di euro per ogni singolo beneficiario, si paga un’imposta pari al 4% se gli eredi sono parenti in linea retta (i genitori, i figli e i loro figli) o il coniuge.
L’imposta sale al 6% se gli eredi sono fratelli o sorelle del defunto e viene calcolata sulla quota netta di eredità che supera i 100.000 euro.
La stessa percentuale si applica sull’intera eredità netta se a ricevere sono i parenti fino al quarto grado, gli affini in linea retta o gli affini in linea collaterale fino al terzo grado.
A tutti gli altri si applica l’aliquota dell’8% sul valore complessivo netto dell’eredità.
Per eredità netta intendiamo il valore dei beni ereditari già depurato dai debiti che gravano sull’eredità stessa.
Se dobbiamo pagare un’imposta superiore ai 1.000 euro possiamo chiedere una dilazione, versando il 20% entro 60 giorni dalla richiesta dell’agenzia delle entrate ed il residuo in 8 rate trimestrali (12 rate se la somma da pagare è superiore a 20.000 euro).
Le rate, maggiorate degli interessi, scadono l’ultimo giorno di ogni trimestre.
Se nell’eredità ci sono immobili, occorre anche versare l’imposta di trascrizione e l’imposta catastale, pari a 200 euro ciascuna per la prima casa e al 2% del valore dell’immobile negli altri casi.
Donazione o testamento: la quota dei legittimari.
Come per il testamento, anche chi fa una donazione in vita deve tener presente che ad alcuni parenti (c.d. legittimari) spetta sempre una parte dell’eredità [2].
Per stabilire la quota dovuta ai legittimari, infatti, occorre prendere in considerazione anche le donazioni fatte in vita dal defunto, che vengono considerate come una sorta di anticipazione dell’eredità.
In altre parole, al momento della morte, tutti i beni fuoriusciti dal nostro patrimonio per donazione dovranno essere presi in considerazione per ricostituire il patrimonio stesso e, così, stabilire le quote che spettano ai singoli eredi.
Ricordiamo, infine, che se questi ultimi ritengono di aver ricevuto meno di quanto loro dovuto per legge (anche a causa di una donazione fatta in vita), possono rivolgersi al giudice per recuperare il maltolto.
Donazione o testamento: cosa conviene fare?
Facendo quattro conti, non sembra ci siano grosse differenze tra donazione e testamento.
Proviamo comunque ad individuarne qualcuna.
Iniziamo col dire che nella donazione le parti possono decidere i tempi e i modi del trasferimento del bene al donatario.
Ovviamente nessuna programmazione possiamo fare nella successione ereditaria.
Proprio per questo motivo, una successione improvvisa potrebbe mettere in difficoltà gli eredi, costringendoli ad affrontare ingenti spese per entrare nel possesso dei beni ereditari.
Allora, se il nostro patrimonio immobiliare è di grande valore, si suggerisce di trasferirlo agli eredi quando siamo ancora in vita.
In questo modo potremo farci carico dei costi (tasse e spese notarili) ed evitare loro di doverli affrontare al momento della nostra morte.
Questo costituisce sicuramente un vantaggio della donazione rispetto alla successione ereditaria.
Ricordiamo, però, che le donazioni fatte in vita possono sempre essere impugnate dagli altri eredi legittimi, solo dopo la morte del donante, se questi ritengono di aver ricevuto meno del dovuto.
Allora, qualunque sia la soluzione da noi scelta, dobbiamo sempre stare attenti a rispettare le quote che la legge riserva ai c.d. legittimari (ad esempio ai figli), per evitare che questi ultimi finiscano per litigare tra loro dopo la nostra morte.
Insomma, anche se ricorriamo alla donazione non possiamo, comunque, violare la legge e pensare che questo sia lo strumento giusto per disfarci dei nostri beni, lasciando qualcuno dei legittimari senza la quota minima stabilita dalla legge.
Si noti, però, che il testamento, in particolare quello olografo, a differenza della donazione che richiede la forma dell’atto notarile, può facilmente essere nascosto o distrutto da chi ne risulti danneggiato.
Allo stesso modo è molto più semplice impugnare un testamento, contestando, ad esempio, che lo stesso non è stato scritto di pugno dal defunto.
Ricordiamo anche che il donatario, a differenza dell’erede, difficilmente riuscirà ad ottenere un mutuo dando in garanzia un immobile ricevuto in donazione, per eseguire dei lavori di ristrutturazione sullo stesso o per altri motivi
La donazione, infatti, è un atto che comporta sempre dei rischi e, in particolare, quello di essere impugnata da chi ha diritto di ricevere una quota minima dell’eredità stabilita dalla legge.
Infine, se vogliamo pagare meno tasse, possiamo donare un bene riservandoci il diritto di usufrutto e cioè il diritto di utilizzarlo finché siamo in vita.
In questo caso, ridurremo notevolmente il valore del bene, gravandolo dell’usufrutto e, di conseguenza, anche le tasse da pagare.
Questo costituisce un ulteriore vantaggio della donazione rispetto alla successione ereditaria.
Ricordiamo, però, che solo con la successione i beneficiari potranno versare le tasse con una dilazione sino a 3 anni, se la somma da pagare è superiore a 20.000 euro.
- Art.769 codice civile.
- Art.536 codice civile.






