Molti confondono ancora il licenziamento con le dimissioni.
Alle volte sentiamo dire: non ne potevo proprio più e mi sono licenziato.
Non è solo un problema di termini.
Se ce ne andiamo dal lavoro volontariamente non abbiamo diritto all’indennità di disoccupazione o naspi, che spetta solo ai dipendenti che hanno perso involontariamente il posto di lavoro.
Se, poi, è il nostro capo a cacciarci deve anche pagarci il preavviso, più o meno alto a seconda del nostro livello di inquadramento e dell’anzianità di servizio.
Per sapere esattamente cosa ci spetta, basta guardare sul contratto collettivo di settore nella sezione cessazione del rapporto di lavoro e preavviso.
Quando, invece, siamo noi a dimetterci dobbiamo dare un preavviso al datore di lavoro.
Se non lo facciamo e ce ne andiamo da un giorno all’altro, ci tocca pagare l’indennità sostitutiva del mancato preavviso.
Anche in questo caso per scoprire cosa ci costa basta guardare sul contratto collettivo.
Insomma, se non è strettamente necessario, perché magari abbiamo già trovato un altro lavoro e non vogliamo farcelo scappare, il consiglio è sempre quello di non dimettersi mai volontariamente.
Rischiamo solo di rimetterci un mucchio di soldi.
Quindi, se abbiamo deciso di mettere fine al rapporto di lavoro, senza, però, perdere la disoccupazione, abbiamo solo 2 possibilità.
Essere licenziati dal datore di lavoro (indipendentemente dal motivo), oppure dare le dimissioni per giusta causa.
In entrambi i casi conserveremo il diritto di percepire la naspi.
Per la verità c’è anche un’altra possibilità: fare in modo che il datore di lavoro ci licenzi.
Potremo, così, andare in disoccupazione, anche se in realtà siamo noi a voler lasciare il lavoro.
Resta solo da capire come fare per farsi licenziare.
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Come fare per farsi licenziare in tronco?
Se ci chiediamo come fare per farsi licenziare la risposta è: ci sono diversi modi.
Ad esempio, possiamo essere licenziati in tronco (per insubordinazione) se ce ne freghiamo degli ordini del datore di lavoro, non rispettiamo gli orari oppure le istruzioni del capo reparto, ci rifiutiamo di fare gli straordinari quando siamo obbligati a farli.
Anche se ci appropriamo di beni dell’azienda, oppure li utilizziamo per i fatti nostri, possiamo essere cacciati da un momento all’altro.
Questo, però, non è il modo migliore di farsi licenziare.
Infatti, se il datore di lavoro ci pizzica a rubare in azienda, può querelarci per furto [1].
Il rischio, allora, è quello di subire un lungo e costoso processo penale e di finire in carcere da 6 mesi a 3 anni, oltre a dover pagare una multa da 154 a 516 euro.
Se, poi, la notizia si diffonde, potrebbe essere più difficile in futuro trovare un nuovo posto di lavoro.
Anche se ci mettiamo a lavorare per un’altra azienda, in concorrenza con la nostra, magari durante una malattia o nei fine settimana, rischiamo di essere licenziati.
Non dimentichiamo, infine, che se con la nostra condotta provochiamo dei danni al datore di lavoro, quest’ultimo può farci causa per chiederci il risarcimento.
Come fare per farsi licenziare per le assenze ingiustificate?
Anche se ce ne stiamo a casa senza giustificare la nostra assenza possiamo essere licenziati in tronco.
Tutti i contratti collettivi prevedono, tra i motivi di licenziamento, le assenze ingiustificate per 3, 4 o più giorni.
Ad esempio, il contratto collettivo del commercio consente il licenziamento del dipendente se quest’ultimo se ne sta a casa senza giustificarsi per almeno 4 giorni in un anno.
Ultimamente, però, farsi licenziare per le assenze ingiustificate sta diventando un po’ più rischioso.
A parte un progetto di legge che impedisce ai dipendenti licenziati per assenza ingiustificata di almeno 5 giorni di andare in naspi, anche i giudici stanno un po’ cambiando idea.
Qualcuno inizia a dire che se il lavoratore non si presenta al lavoro per diversi giorni, significa che non vuole più lavorare per quell’azienda.
Insomma, è come se si fosse dimesso volontariamente.
Per la verità, in assenza di una norma di legge, è una tesi che regge poco.
Questo perché per dimettersi occorre seguire una particolare procedura che va fatta esclusivamente in via telematica.
Difficile, quindi, pensare a delle dimissioni tacite.
Infine, non dimentichiamo che il datore di lavoro non è mai obbligato a cacciarci, anche se ce ne stiamo a casa per molti giorni.
Se l’azienda si accorge che le assenze del dipendente hanno il solo scopo di farsi licenziare e, quindi, di andare in naspi, potrebbe anche decidere di non interrompere il rapporto di lavoro e questo per settimane se non, addirittura, per dei mesi.
Prima o poi, sarà il lavoratore a dover scegliere cosa fare per evitare di restare alle dipendenze di un’azienda a lungo senza, però, ricevere un centesimo.
Infatti, se ce ne stiamo a casa senza giustificazione, il datore di lavoro nulla ci deve dare.
Come fare per farsi licenziare: le offese al datore di lavoro.
Se offendiamo il nostro datore di lavoro, possiamo essere licenziati in tronco, senza rischiare di perdere la naspi.
Infatti, se il datore di lavoro viene offeso dal dipendente, lo può licenziare e ciò anche se questa condotta non è prevista dal contratto collettivo come causa di licenziamento o se il lavoratore non ha tenuto un comportamento violento.
Il dipendente, anche se viene licenziato per giusta causa, entro 68 giorni dal licenziamento stesso, può chiedere all’Inps la disoccupazione che gli verrà senz’altro riconosciuta.
Come al solito, però, c’è una complicazione.
Il datore di lavoro, infatti, potrebbe querelarci per diffamazione se lo abbiamo offeso parlando con altre persone (dipendenti o terzi estranei) [2].
Possiamo averlo offeso anche attraverso i social che tanto vanno di moda negli ultimi anni, nel bene o nel male.
In questo caso rischiamo di finire in carcere fino a un anno e una multa al massimo di 1.032 euro.
Inutile dire che concretamente sarà molto difficile andare in galera.
Ma questo non ci eviterà di spendere un mucchio di denaro per pagare il nostro avvocato o, magari, anche i danni liquidati dal giudice in favore del datore di lavoro, intervenuto nel processo penale come parte civile.
- Art.624 codice penale.
- Art.595 codice penale.






